La “Fuga in Egitto”, un quadro pieno di significati nella chiesa di Sona

In questo dipinto di Giulio Sartori (1840-1907), intitolato “La fuga in Egitto”, esposto nella chiesa di Sona dal 1870, anno in cui era parroco don Angelo Biasi, ritroviamo i temi della fragilità della vita, della povertà, del disagio dei migranti, della minaccia della morte.

I volti di Giuseppe, Maria e Gesù sono gli stessi raffigurati in un altro quadro del Sartori appeso a una parete a pochi metri di distanza, la “Adorazione dei magi”, rendendo così più evidente la continuità del racconto evangelico. E’ il Vangelo di Matteo al capitolo 2, versetti 13-15, a scrivere della fuga della famiglia di Gesù: questo testo è riportato in modo da ricordare le vicende di Mosè e del popolo di Israele raccontate nell’Antico Testamento. La narrazione dell’evangelista è tale da farci apire la stretta correlazione che passa tra la liberazione del popolo eletto dall’oppressione del Faraone, ed il provvidenziale salvataggio del piccolo Gesù che riesce ad evitare la minaccia di Erode.

Giuseppe e Maria hanno il compito di proteggere il Bambino e di ricondurlo sano e salvo nella sua terra di Israele. L’artista mette in risalto la semplicità dell’ambiente e l’atteggiamento umile dei personaggi per evidenziare la vicinanza di Dio ai poveri. Egli, quindi, non vuole solo illustrare un evento del Vangelo, ma anche rappresentarlo in modo che produca un determinato effetto in chi guarda; per questo studia con cura la messa in scena e si dedica con accortezza all’uso del colore: perché l’insieme possa coinvolgere lo spettatore.

L’impostazione generale della “Fuga in Egitto” è piuttosto scenografica, con gli alberi e le montagne sullo sfondo che fanno da quinte ai protagonisti dell’evento raffigurato. Il personaggio più vicino allo spettatore, sulla sinistra, è Giuseppe, un anziano le cui spalle e le cui gambe sembrano piegarsi, tanto è il peso del suo compito: egli ha il dovere di prendersi cura del Bambino e di sua Madre. Il suo gesto accompagna il passo dell’asino, che segue con docilità la briglia. Sulla sua groppa vi è Maria, il cui sguardo tranquillo osserva Gesù che tiene in braccio.

I suoi occhi che guardano il figlio trasmettono pace e serenità in un ambiente dove le inquietanti lunghe ombre proiettate dagli alberi parrebbero suscitare paura. Maria ha fede in Dio e a Lui si affida in questo momento difficile per la Sua famiglia. Gesù è piccolo e fragile, ma fra le braccia di Maria appare sicuro e sereno. Egli è costretto a fuggire dalla sua patria, perché corre il rischio di esporsi al furore omicida di Erode; ma Dio non abbandona questa piccola comunità e ne segue il cammino.

La Sacra Famiglia, infatti, è ritratta come un piccolo gruppo di profughi, che col loro povero “mezzo di trasporto” percorrono la strada che conduce all’Egitto: ci sembra di vedere una scena sempre attuale di tanti bambini trascinati qua e là dalla miseria, dalle violenze, dalle guerre.

Chi ammira questo quadro è indotto a considerare la fragilità di questa famiglia, che non viene per nulla idealizzata come evidenziato dalla mancanza delle tradizionali aureole intorno alle teste: Giuseppe, Maria ed il Bambino stanno insieme nella buona e nella cattiva sorte, sorretti dalla fiducia in Dio e dalla speranza di essere sostenuti da Lui.

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Nato a Verona nel 1956, lavora come medico di base. Dal 2003 è redattore del “Baco da seta”, su cui pubblica articoli che trattano quasi sempre di storia del nostro Comune. E’ presidente del “Gruppo di ricerca per lo studio della storia locale di Sona”, che fa parte della Biblioteca comunale di Sona.