La finale di Sanremo si vince in tanti modi

Quando in una gara vince il migliore, l’unica cosa che gli altri contendenti possono fare è prodigarsi in un inchino togliendosi il cappello.

E diciamo che idealmente al Festival di Sanremo di quest’anno è accaduto esattamente questo. Abbiamo sempre detto che la musica è un’insindacabile questione di gusto personale, che non esiste il bello assoluto e un ‘non mi piace’ non rispettabile. Ma quando una canzone risulta evidentemente bellissima, indiscutibilmente la migliore in composizione e interpretazione, ferma restando la necessità di esprimere in libertà il proprio sentire, non resta che prendere atto che il risultato della competizione non poteva essere diverso.

Blanco&Mahmood non hanno solo vinto Sanremo, l’hanno proprio conquistato: con la forza di chi si è attrezzato per farlo, non tanto con quintali di armi e di uomini come accadeva nelle battaglie feudali, ma con lo sviluppo di una preparazione tecnica atta a incanalare come in un bagno benefico l’abbondantia di una celeste ispirazione, capace di essere accolta solo da chi fa dell’arte un dono irrinunciabile.

Di Mahmood si conosce già molto, avendo vinto Sanremo per la seconda volta dopo la vittoria a sorpresa di Soldi avvenuta tre anni fa. Lui è anche un prolifico autore, anche del pezzo di Sanremo di Noemi di quest’anno, ma per lui non parlano tanto note tecniche o biografiche, quanto l’eleganza gorgheggiante pazzesca espressa nell’esecuzione della canzone vincitrice. In contesto completamente differente, ma con la stessa magia eterea di una voce-strumento al di fuori dall’umano, ricorda Mango, anche per via dell’estensione e delle arrampicate da Gran premio della montagna, per usare un paragone ciclistico.

Blanco invece compirà 19 anni il prossimo 10 febbraio, due anni fa ha inciso il suo primo disco usando un microfono bucato, e oggi si trova sullo scalino più alto del podio di Sanremo avendo già inciso canzoni di fantastico e popolare successo, con davanti un tour “sold out” per il quale I genitori dei ragazzini devono passare ore davanti al PC con carta di credito alla mano, per cercare di strappare alla prevendita il sogno di catturare l’accesso a uno dei concerti  già programmati con numerose date.

Insomma, hanno vinto due fenomeni, due fenomeni non casuali, né passeggeri. Due che hanno mosso i loro passi nel rap, per poi capire (guidati anche da un team di veri leader del mondo discografico) che l’essenza nella musica non consiste nell’incanalare concetti in filastrocche e parolacce, quanto invece nel coltivare una sensibilità artistica che diventa un lavoro nella misura in cui si comprende che il senso della musica è immagazzinare e dispensare emozioni alle altre persone, così da renderne la vita più gioiosa e a tratti riflessiva nei confronti dei sentimenti.

Per fare tutto questo sono necessarie doti di umiltà, ma anche di consapevolezza del ruolo che si ricopre. Di quest’ultimo aspetto i due ragazzi ne hanno data dimostrazione ieri pomeriggio.

Fan assiepati sotto il loro albergo che li invitano a gran voce a uscire sull’enorme terrazzo dello stesso. Blanco che esce, sventolando vistosamente una mascherina e prodigandosi come fanno le hostess sugli aerei, a dare chiare indicazioni sulla necessità di indossare tutti il dispositivo, onde effettuare l’incontro in necessaria sicurezza.

Ecco, quando dei ragazzi hanno un atteggiamento di questo tipo, capisci che la passione che susciti nelle persone passa inevitabilmente dalla testa e dal cuore.

La frase più bella di Brividi recita “ti vorrei amare ma sbaglio sempre”: ecco, chi scrive una cosa così, capisce che il miglior modo per crescere è mettersi dalla parte di chi è conscio dei propri limiti e delle proprie imperfezioni.

Sanremo si vince in tanti modi: Blanco e Mahmood l’hanno fatto trovandoli davvero tutti. Ed è anche per questo che mai una vittoria è stata così meritata.

Il Baco da Festival passa e chiude, con la ragionevole speranza e di avere portato con il suo racconto qualche piccolo momento di condivisione di un viaggio che vi aspetta l’anno prossimo per essere ripercorso insieme.