La Fabbriceria parrocchiale di San Salvatore a Sona: una realtà già presente nel 1615

Cosa sono le “Fabbricerie”? Nessuno, tra amici e conoscenti interrogati, conosceva il termine. Chi diceva fabbriche di cera, chi lavoratrici tessili, chi semplicemente… boh! Facciamo quindi un po’ di chiarezza su questo termine. Per Fabbricerie (Fabricae Ecclesiae) si intendevano dei soggetti giuridici che avevano il compito di provvedere alla costruzione e manutenzione degli edifici di culto: chiese per la maggior parte dei casi. Erano enti ecclesiastici di origine antichissime, furono istituiti dai Pontefici Simplicio e Gelasio nel V secolo destinando loro la quarta parte delle rendite vescovili.

Quando poi la costruzione degli edifici di culto non fu più appannaggio esclusivo della Chiesa ma anche le comunità civili furono coinvolte, le Fabbricerie iniziarono a perdere la loro natura puramente ecclesiastica.

La costruzione e la manutenzione degli edifici, l’organizzazione di iniziative benefiche, di attività sociali, di attività commerciali (sì! anche attività commerciali) connesse erano curate dalle Fabbricerie composte sia da religiosi che da laici. Senza mai interferire con l’attività religiosa.

Particolare del “Conto Consuntivo” dell’anno 1865, redatto il 20 marzo 1866 dai Fabbricieri Ognibon Montresor e Agostino Leoni. Sopra, una ricevuta per un lascito del 1865 della Fabriceria di Sona.

Diversi furono i profili giuridici delle Fabbricerie, variavano a seconda dell’importanza dell’edificio di culto (la gestione del Duomo di Milano non può essere certo uguale alla gestione della Chiesa di Sona), della zona geografica (assumendo nomi diversi: Fabbrica nel nord Italia, Opera in Toscana, Maramma in Sicilia, Cappella nel napoletano) ed altri aspetti burocratici. Anche il numero dei loro componenti era variabile, normalmente da 5 a 7. Il ruolo dei Fabbricieri era molto importante e di responsabilità pertanto la loro nomina era ben ponderata sia dagli organi religiosi che dall’autorità civile, dovevano essere riconosciute le loro onestà e capacità amministrativa.

Il 23 febbraio 1922 la Giunta comunale di Sona diede il proprio parere favorevole alla terna di persone proposte dal Parroco per la nomina a Fabbricieri Parrocchiali “tutte persone probe ed oneste e capaci di bene amministrare”, ed erano: il medico condotto Segattini dr. Belisario, il segretario comunale Romagnoli Fausto e Scarsini Gaetano.

Le Fabbricerie furono disciplinate dalla Chiesa, per la prima volta, nel Concilio di Trento, poi con il Concordato del 1929 tra Santa Sede e Stato italiano (Patti Lateranensi) le Fabbricerie sono state normate da precise disposizioni di legge.

Con il passar del tempo, spesso, le Fabbricerie si sono trasformate, molte dopo l’avvenuta costruzione della Chiesa hanno cessato di esistere. In alcuni casi, specialmente in presenza di monumenti sacri molto importanti, si sono conservate fino ad oggi. In Italia ne esistono ancora venticinque. Tra queste vi è: Fabbrica di S. Pietro in Vaticano, Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, Basilica di S. Petronio a Bologna, Cattedrale di Parma, Duomo di Pavia, Palazzo dei Normanni a Palermo, Duomo di Volterra. Sedici di queste sono riunite nell’AFI, Associazione Fabbricerie Italiane, costituita nel 2005 a Pisa.

Da registri storici della Parrocchia di Sona risulta che già nel 1615 esisteva la Venerabile Compagnia Laicale di Santa Maria Elisabetta di Sona, “Eretta nell’omonima venerabile Chiesa”.

In un altro documento datato 1730 si legge che a presiedere questa importante istituzione fu scelto il signor Giò Batta Lonardi fu Lonardo col titolo di “Massaro” (con questo termine si intendeva un amministratore corretto e capace) mentre Giacomo Gragnato fu Antonio e Giò Batta Castioni fu Bortolo ne erano i consiglieri.

Gli atti in cui viene citata riguardano compravendite e affitti di terreni di cui la Compagnia ne era proprietaria “di una pezza di terra con vigne e morari” “di una pezza di terra montiva con olivi” o in parte beneficiaria di rendite. Negli anni più vicini a noi si hanno notizie più dettagliate e chiare, così possiamo vedere un bilancio, “Conto Consuntivo” per essere precisi, riguardante l’anno 1866 della Parrocchia di San Salvatore di Sona redatto dalla “Fabbriceria della Chiesa di San Salvatore di Sona”.

Da tale documento risultano le seguenti spese:

“Uffiziatura morti” 386,13 lire

“Manutenzione arredi sacri” 148 lire

“Vino, ostie e particole” 60 lire

“Cera (135) ed olio (99)” 234 lire

“Rimborso a sacrestano (Ferrari Luigi) e organista (Ferrari Gaetano)” 120 lire

“Congrua a Parroci e Cappellani per messe giorni feriali” 197 lire

“Congrua a Parroci e Cappellani per messe giorni festivi” 80 lire

“Voce passiva dell’anno precedente” 3119,66 lire

All’attivo invece risultano entrate:

“Messe da celebrare in adempimento a vari legati” 558,70 lire (solo 40 però sono state pagate)

“Messe da celebrare in adempimento a vari legati” 3119,66 lire

“Cassa morti” 386,13 lire

“Per elemosine, questue e sagrestia” 669 lire

“Testamenti e lasciti” 560 lire (solo 42 però sono state pagate)

Sovvenzione comunale “per antica consuetudine da erogarsi con la solennità del Corpus Domini” di 20,49 lire.

Alcune piccole note al bilancio. La considerevole somma (per quei tempi) di lire 3119,66 si trascinava da più anni nei bilanci parrocchiali, riguardava un lascito del sig. “Trivisani” (forse Trevisani?) solo nel 1877 dopo lunga causa si arriverà ad un accordo con gli eredi Trivisani; anche in quei tempi e anche nella Parrocchia di Sona vi erano crediti di difficile riscossione!; nel 1886 il parroco e presidente della Fabbriceria era don Giovanni Pasqualini, i fabbricieri erano Leoni Agostino e Montresor Ognibon (nel 1877 quest’ultimo sarà sostituito da Palazzi Pietro); dal bilancio del 1870 una nuova voce entrerà a far parte delle attività del Conto Consuntivo parrocchiale, riguarderà le entrate dovute ai prodotti agricoli derivanti dai terreni della Parrocchia o raccolti nelle varie questue. I tre prodotti che compariranno saranno i bozzoli dei bachi da seta, il frumento ed il granoturco. Di uve e vino nessun cenno.

Possiamo quindi dedurre ed immaginare come erano le nostre colline in quei tempi: qualche vigneto e diversi terreni coltivati a seminativo (frumento e granoturco) interrotti da qualche filare di piante di gelso, i famosi “morari” e scarpate con olivi. Nei documenti analizzati, riguardanti il decennio 1860/70, gli importi indicati non sempre erano espressi nella stessa moneta. Lire austriache, Fiorini, Lire italiane comparivano nei vari documenti.

Tutto ciò era dovuto ai cambiamenti di quegli anni, dal Regno Lombardo Veneto si passava al Regno d’Italia, naturale quindi la presenza di varie monete ufficiali. Nel nostro territorio, inoltre, vi erano anche altre monete circolanti, a causa dei vari eserciti presenti. Le osterie e tutte le attività commerciali accettavano indistintamente monete italiane, francesi, ungheresi e naturalmente austriache. A facilitarne la circolazione ed il relativo cambio era il valore intrinseco delle monete dato dal peso del materiale prezioso (oro o argento) in esse contenuto.

Le Fabbricerie, oltre che per tutte le funzioni soprascritte sono state e possono essere molto importanti anche per la conservazione, catalogazione, studio e divulgazione di tutti i documenti presenti nei vari archivi delle Chiese. Tutti questi documenti sono un patrimonio inestimabile di tradizioni e di saperi, una testimonianza dei vari artisti, artigiani, architetti, pittori che hanno contribuito alla costruzione dell’edificio; sono anche testimoni fedeli della vita di innumerevoli persone.

Franco Fedrigo

About Franco Fedrigo

Nato a Isola della Scala il 5 agosto 1961 e residente a Sona dal 1975. Sposato con tre figli. Appassionato di sport è componente del Comitato per la gestione del Teatro Parrocchiale e con alcuni amici organizza una rassegna di film sulla montagna. Fa parte della redazione del Baco dal 2002.

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