“La democrazia ha bisogno di partecipazione”, inaugurato il restauro del Monumento ai Caduti di Sona

Dopo decenni di mancato funzionamento, durante i quali il monumento è rimasto abbandonato a se stesso, oggi l’acqua è tornata a scorrere nella fontana di Piazza della Vittoria a Sona. L’opera commemora i cittadini di Sona morti combattendo nella Prima Guerra Mondiale.

L’operazione di restauro a cui la fontana è stata sottoposta, non ha voluto in alcun modo stravolgere l’impronta del monumento, ed ha invece recuperato tutti gli elementi caratterizzanti originari, limitandosi ad una serie di interventi di tipo manutentivo: le teste di leone sono state risistemate e ricostruite laddove erano danneggiate, utilizzando gli stessi materiali della costruzione originale; si è provveduto ad una pulizia completa della struttura, utilizzando sabbie quarzifere; sono stati ripristinati i due fregi laterali raffiguranti il gladio con l’alloro; sono state ripassate tutte le scritte recanti i nomi dei caduti, oltre alla dicitura superiore ‘Sona ai figli eroi’; si è installato un sistema di illuminazione che valorizzi il monumento nelle ore notturne.

Nei giorni scorsi sono stati completati i lavori di ripristino e l’inaugurazione ufficiale si è tenuta proprio in occasione delle celebrazioni della Festa della Liberazione del 25 aprile.

Dopo l’alzabandiera e la messa nella chiesa parrocchiale, il programma ha visto l’inaugurazione vera e propria.

La cerimonia si è aperta con la preghiera e la benedizione impartita dal Parroco don Giorgio Zampini. Dopo di lui è intervenuto il Sindaco Gianluigi Mazzi.

Il Sindaco Gianluigi Mazzi.

Il 25 aprile, da 72 anni, è un giorno speciale in Italia – ha esordito il Sindaco -. La Festa nazionale di oggi ricorda, a chi lo ha vissuto e a tutti noi, il giorno in cui, nel 1945, Milano e Torino vennero liberate.  E anche Sona ricorda questa data, quel fatidico giorno, insieme al giorno successivo, il 26 aprile: nella memoria di alcuni nostri anziani c’è ancora l’arrivo dei soldati alleati sul territorio comunale, provenienti da sud, dopo qualche giorno dall’improvviso fuggi fuggi tedesco. La guerra in realtà continuò ancora, ed il termine effettivo sull’intero territorio italiano si ebbe solo il 3 maggio. Da allora, annualmente, in tutte le città d’Italia, vengono organizzati manifestazioni ufficiali per celebrare e soprattutto ricordare. Perché ricordare a ormai tanti anni di distanza? La risposta è semplice – ha proseguito il Sindaco -: Perché abbiamo il dovere della memoria! Non è vuota retorica, né stanca ripetizione di una abitudine. Lo facciamo e lo ricordiamo soprattutto per noi. Per orientare il nostro presente, per non tradire quei valori perenni chi i nostri avi e i nostri genitori ci hanno trasmesso e che sono aspetti fondamentali della “vita libera e democratica”. Come ha ricordato in questi giorni il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “La democrazia ha bisogno della partecipazione di cittadini consapevoli, protagonisti, non soltanto spettatori dei comportamenti e delle scelte”.

Voglio inoltre dedicare un pensiero di gratitudine a quanti, appartenenti alle forze armate ed alle forze dell’ordine, onorano ogni giorno l’Italia affrontando le diverse emergenze e le diverse problematiche di sicurezza nazionali ed internazionali. E’ questa bella Italia che ci deve rendere fiduciosi nel futuro: la forza, la volontà e il coraggio di tanti cittadini italiani che, dopo quei lontani e brutti giorni di guerra, permisero alla nostra Nazione di risollevarsi e ripartire, partendo proprio da quel fatidico e storico 25 aprile del 1945.

Dopo il Sindaco è stata la volta del Vicesindaco  Caltagirone, che ha ringraziato le ditte che hanno realizzato l’intervento, rispettando i tempi.

Ad intervenire per illustrare la storia del Monumento ai Caduti è stato Mario Nicoli, storico del Baco e presidente della Commissione Storica della Biblioteca di Sona.

Il monumento fu inaugurato il 4 novembre 1927. Già da tempoha spiegato Nicoli si era costituito un comitato pro monumento, che si impegnò per reperire fondi necessari alla realizzazione dell’opera; fondi che si ottennero, tra l’altro, con l’organizzazione di una tombola, una lotteria e perfino una gara ciclistica. Era ora che anche Sona avesse il suo monumento, tanto più che si trattava del capoluogo. Nelle altre frazioni del Comune erano già stati costruiti. Addirittura Palazzolo nel 1919, ad appena un anno dalla fine della Prima Guerra Mondiale, già lo aveva, primo paese a dotarsene nel Veneto, e fra i primi in Italia.

Lo storico del Baco Mario Nicoli illustra la storia del monumento.

Per il progetto fu incaricato uno degli architetti veronesi più noti dell’epoca, Francesco Banterle. Egli pensò non solo al monumento, ma anche al ridisegno della piazza, che a quell’epoca si presentava molto diversa da oggi. Nel lato che guarda verso la chiesa – ha proseguito lo storico del Baco – esisteva un muro di ciottoli che delimitava il brolo della parrocchia, che toglieva così tanto spazio alla piazza che questa, in realtà, non sembrava altro che una semplice strada. Fu deciso il suo abbattimento, per ricostruirlo più a ridosso della chiesa: in questo modo fu guadagnato molto spazio per il suolo pubblico, e finalmente apparve una piazza degna di questo nome. Il progetto di Banterle fu originale: non eresse il solito cippo come in tanti altri paesi, ma ebbe l’idea di un monumento-fontana. Scopo principale dell’opera era commemorare i Caduti della Grande Guerra, i cui nomi furono apportati su una lastra di marmo; dopo la Seconda Guerra Mondiale fu aggiunto il triste elenco degli altri Caduti; in realtà, da ricerche storiche recenti si è scoperto che si tratta di liste lacunose, alcuni nomi mancano, bisognerebbe correggerle.

Il secondo scopo fu decorativo: abbellire la piazza con una fontana e i suoi giochi d’acqua prodotti dagli zampilli. Infine, al monumento fu affidata una funzione di utilità pubblica: permettere alla popolazione di attingere acqua ai rubinetti che erano stati collocati ai due lati di esso. A quell’epoca, infatti, non esisteva ancora l’acqua corrente nelle case, e le famiglie erano costrette a ricorrere ai pozzi, ce n’era uno anche in piazza. L’inaugurazione avvenne, come abbiamo detto, il 4 novembre 1927, all’epoca in cui era podestà Luigi Tonelato. Si colse l’occasione anche per  dare un titolo alla piazza. Parrà strano, ma quel luogo si chiamava piazza… e basta. Fu dedicata alla vittoria ottenuta dall’esercito italiano nella Grande Guerra; da allora si è sempre chiamata Piazza della Vittoria.

E veniamo agli anni ’80. In quell’epoca – ha concluso Mario Nicoli – si decise di abbattere totalmente il muro della parrocchia, così da poter allargare ulteriormente la piazza. Il problema fu che la parte retrostante del monumento, che era appoggiata alla parete e da essa nascosta, ora veniva messa allo scoperto, con un effetto estetico che suscitò più di una perplessità. Fu aggiunto un ulteriore anello attorno alla vasca già esistente, allo scopo di valorizzare ulteriormente la funzione di fontana. Ed eccoci arrivati a oggi, giorno di inaugurazione del monumento dopo i lavori  di pulitura e ristuccatura delle parti usurate dal tempo o danneggiate dall’uomo, come i gladi, che furono scalpellati dopo la Seconda Guerra Mondiale. In futuro vedremo se saranno apportate altre migliorie.

Dopo di lui interventi anche del Capogruppo degli Alpini di Sona Sergio Todeschini, che ha assicurato che gli Alpini si prenderanno cura e terranno pulito il monumento, e dell’ex Sindaco Giorgio Gatto, che ha spiegato come nel 1982 durante la sua amministrazione si era provveduto al precedente restauro, a cura dell’Ing. Donadelli.

Presenti alla cerimonia anche due reduci di Cefalonia della gloriosa Divisione Acqui, di Sona: Andrea Gagliardi classe 1923 e Mario Mich classe 1920.

L’inaugurazione si è conclusa con il taglio del nastro, presenti anche i bambini delle scuole elementari.

Le foto del servizio sono dello Studio Fotografico Pachera di Lugagnano.

Francesco Lorenzini
Nato a Villafranca nel 1995, risiede a Lugagnano. Ha conseguito la maturità scientifica presso l'istituto Enrico Medi di Villafranca e la laurea triennale in Ingegneria Gestionale presso l'Università di Padova. Lavora nell'ambito dello sviluppo web e dei software gestionali.