La conferenza del 3 aprile di Gino Cecchettin, trasmessa a tutte le scuole superiori d’Italia, ha fornito una visione delle preoccupazioni e dei problemi della nostra società.
Tra le tematiche trattate quelle che mi hanno toccato di più sono quelle riguardanti la famiglia e il suo ruolo/significato, la figura dell’adulto, la libertà come metro di misura della violenza e il ruolo maschile.
La famiglia è sempre stata un’istituzione, rappresentativa della società, in cui ogni persona ha uno status ben definito che, negli ultimi decenni, sta mutando causando uno “squilibrio” nella comunità. Ogni individuo deve modellarsi e adattarsi a questa nuova società, che è in continuo divenire e, soprattutto, comprendere in base al proprio status, quali sono i suoi ruoli non solo in società ma anche all’interno della propria famiglia.
Questi continui mutamenti rendono non solo bambini ed adolescenti fragili, e più instabili di quanto non lo siano già, ma anche gli adulti che dovrebbero essere pilastri della società; se i pilastri traballano come fa la struttura a stare in piedi in modo sano? Se il ruolo degli adulti e dei genitori di essere di supporto è instabile non dobbiamo sorprenderci che ciò che dovrebbero sostenere ceda.
La libertà è un bisogno primario dell’uomo e un valore fondamentale della nostra Costituzione. Questo perché essa non è solo uno strumento/una modalità di emancipazione ma anche l’opportunità di manifestare il proprio essere e di eleggere autonomamente.
Questo non vuol dire che ognuno fa ciò che vuole solo perché deve esprimersi, la mia libertà personale finisce dove inizia quella di un altro. Ciò vuol dire che la libertà è un bisogno, sì, ma limitato; la libertà di uno non dovrebbe mai intaccare la libertà dell’altro. Questo concetto dovrebbe essere lapalissiano ma sfortunatamente così non è.
Deve essere veramente troppo difficile capire che, come io sono libero, così lo è l’altro e che quindi non mi posso permettere di impormi su di esso limitando la sua espressività. Limitare la libertà di un individuo, anche in forma infima, è già una forma di violenza; la sua definizione infatti è: azione volontaria, esercitata da un soggetto su un altro, in modo da determinarlo ad agire contro la sua volontà.
La violenza, o limitazione di libertà, non è mai casuale ma è una scelta consapevole. Fin troppo spesso, nella nostra società, gli attori di questo tipo di violenza sono gli uomini. Sin dagli albori della società essi si sono messi alla guida di queste, cercando di mantenere gelosamente il monopolio del controllo in ogni ambito della quotidianità e non solo. Oggi giorno questo tipo di società patriarcale non è più sostenibile perché i tempi non lo permettono, ma c’è una forte resistenza ad accettare ciò; dopo secoli il cambio di paradigma sembra essere un’utopia nel mondo maschile, utopia che poi non è più.
Per alcuni uomini pensarsi alla pari delle donne è quasi una bestemmia (cosa assurda perché, a patto che non vengano da una pipetta sperimentale di laboratorio, anche loro sono stati generati in parte da una donna, cosa che dovrebbe destare in loro una forma di rispetto non indifferente). E questi stessi uomini poi educano i loro figli secondo valori corrotti che invece di andare pari passo con la società e di farla progredire, la mantengono stagna.
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