La classifica dei libri più belli usciti nel 2017 (a nostro insindacabile giudizio)

Ecco un elenco di alcuni dei libri imperdibili usciti nel 2017. Alcuni di loro sono stati già recensiti in questa rubrica, altri compariranno sul Baco prossimamente.

1) Donatella Di Pietrantonio, L’arminuta

“Arminuta” significa letteralmente, in dialetto abruzzese, “ritornata”. Siamo nel 1975 e in un giorno qualunque, con una sacca in mano, una ragazzina di soli tredici anni ritorna in un piccolo borgo rurale dell’Abruzzo, di cui non ha memoria, dal momento che lo ha lasciato quando era ancora in fasce, essendo stata ceduta dai genitori biologici a dei parenti ricchi e senza figli, che vivevano in una cittadina vicina al mare. Torna senza sapere perché è stata rimandata indietro, tra persone che non conosce, in mezzo alla miseria e all’ignoranza. Cercherà di capire, di adattarsi, di creare legami con chi dice di essere sua madre, suo padre, suo fratello,sua sorella. La protagonista prova a comprendere le ragioni per cui i genitori biologici siano stati costretti a cedere lei,proprio lei, a dei parenti benestanti. Il libro parte da questa situazione per trattare più in generale il tema dei legami familiari, il rapporto madre-figlia, più precisamente il problema dell’identità. E’ un romanzo potente, quello della Pietrantonio, sulla ricerca delle proprie radici, ma anche un romanzo sulla mancanza di una madre, sulla famiglia come punto fermo, come perno, come luogo in cui sapersi riconoscere. Sicuramente un Campiello meritatissimo e uno dei romanzi italiani più amati del 2017.

2) K.Haruf, Le nostre anime di notte

Siamo ad Holt, in Colorado. Una donna ormai anziana e vedova, Addie, propone ad un vicino, Louis, della sua stessa età e senza vincoli matrimoniali, di passare le notti con lei. Niente sesso, solo farsi compagnia, raccontarsi la quotidianità e tenersi per mano, in uno dei momenti della giornata in cui è più difficile, soprattutto quando si è in là con gli anni, non sentirsi oppressi dalla solitudine, dai rimpianti, dai rimorsi e dal senso di angoscia che provoca il passare del tempo, che conduce ad un lento ma inesorabile declino. Louis, pur rimanendo all’inizio profondamente sorpreso per questa proposta audace ed insolita, accetta. Addie Moore e Louis Waters decidono di non tener conto di quel che penserà la gente, di quanto bizzarra potrà sembrare da fuori la loro scelta di trascorrere le notti sotto le stesse lenzuola e così iniziano un cammino nuovo e coraggioso verso la libertà e il soddisfacimento dei profondi desideri che li animano, convinti che non sia affatto “troppo tardi”, ma che si possa inseguire la felicità anche in età avanzata, quando tutto sembra ormai finito e stabilito, quando gli altri li vorrebbero solo vedovi malinconici o nonni efficienti. Dal momento in cui i protagonisti decidono di unire le loro solitudini e fregarsene del perbenismo della gretta provincia in cui sono inseriti, la loro vita si fa ogni giorno più vivida. Kent Haruf in questo romanzo breve, che ha scritto poco prima di morire, racconta con una profondità toccante la bellezza delle piccole cose e la felicità fugace di alcuni momenti, capaci di dare senso ad una vita intera di ricerca e di affanni. Un piccolo gioiello,da cui è stato tratto di recente anche un film con Robert Redford e Jane Fonda.

3) Antonio Manzini, Pulvis et umbra

Con Pulvis et umbra arriva l’atteso seguito di quel che Antonio Manzini aveva raccontato del passato di  Rocco Schiavone in 7-7-2007. La vita del sarcastico vicequestore è fatta di polvere e fantasmi, quelli che ha lasciato a Roma e che lo inseguono anche ad Aosta. Le ombre hanno la faccia di nemici che lo vogliono morto, ma anche il viso dolce della sua Marina, che sempre più raramente passa a trovarlo nei suoi sogni ad occhi aperti. In mezzo a tanta malinconia, Schiavone indaga sull’ennesimo omicidio: un corpo senza vita è stato rinvenuto nella Dora. Accanto a lui c’è Lupa, il suo fedele alleato a quattro zampe, ma anche il suo vicino adolescente, a cui si affeziona sempre di più. Nel libro forse più malinconico della serie, Manzini riapre storie che sembravano finite e dona maggiore complessità a uno degli investigatori più amati degli ultimi anni.

4) Carofiglio, Le tre del mattino

Antonio è un giovane, che, all’inizio del percorso liceale, scopre di essere epilettico. Da quel momento la sua vita cambia, tra visite specialistiche, medicine e divieti. Arrivato ormai alla fine del liceo, deve recarsi da un luminare a Marsiglia per verificare lo stato della malattia e soprattutto capire se sia possibile sospendere il trattamento farmacologico pesante e tornare ad una vita “normale”. Ad accompagnarlo è il padre, docente universitario di matematica, da tempo separato dalla madre di Antonio, anche lei insegnante. Lo specialista francese decide di sottoporre il giovane ad una “prova di scatenamento” della malattia, facendogli trascorrere quarantotto ore consecutive sveglio, cioè due giorni interi senza dormire e senza assumere i farmaci che fino ad allora tenevano a bada l’epilessia. I due giorni si dimostreranno una vera e propria avventura, un viaggio di scoperta reciproca. Padre e figlio si rendono conto che tra loro ci sono molte domande cui dare risposta, silenzi da infrangere, sensi di colpa da superare, talenti da scoprire. Carofiglio ci regala un profondo romanzo di formazione, che tocca le corde più intime dei rapporti familiari, e nel contempo è una grande riflessione sul tema del talento.

5) P. Cognetti, Le otto montagne

Chi ama visceralmente la montagna dovrebbe leggere questo libro. In ogni pagina si respirano la fatica delle salite tra i sentieri e i profumi del bosco, si sente il rumore dei torrenti di acqua cristallina e gelida, si immaginano le vette, si avverte il sapore del vino e del formaggio consumati nei rifugi, si percepisce il sudore e la soddisfazione dopo aver raggiunto la cima. Paolo Cognetti ci racconta la storia di una amicizia al maschile, quella tra Bruno e Pietro, che nasce nell’infanzia e dura fino all’età adulta. I due non potrebbero essere più diversi: Pietro è un ragazzino solitario di città, mentre Bruno vive da sempre in una piccola frazione di poche anime ai piedi del Monte Rosa. Il terzo protagonista è Gianni, il padre di Pietro, un chimico scontroso, che trascorre gran parte delle sue giornate lavorative nervoso ed insoddisfatto, tra lo smog, i rumori molesti e lo stress metropolitani, contando i giorni che lo separano dalle vacanze estive in montagna, dove si dedica all’alpinismo. Cognetti, attraverso Bruno e Pietro, parla di come nasce, cresce, si alimenta un rapporto di amicizia e del suo equilibrio fragile, ma anche, attraverso Gianni, di come si forma l’amore per i monti, capaci di trasmettere forti emozioni e talvolta anche di far guarire le ferite dell’anima.

6) Jo Nesbø, Sete

Harry Hole, il più scorbutico ed affascinante investigatore nordico dell’ultimo decennio, sembra aver messo la testa a posto: non beve più, dorme senza fare troppi incubi, si è accasato con l’amore della sua vita, Rakel, e non dà la caccia ai criminali, ma si accontenta di un tranquillo incarico di insegnante alla scuola di polizia di Oslo. Si sta abituando, insomma, ad avere una famiglia e all’effetto rassicurante della routine. È spaventato dalla possibilità di essere felice perché non ha mai conosciuto questa sensazione e teme che  da un momento all’altro la perfetta serenità che sta vivendo si possa sgretolare. In effetti, molto presto lo stato di quiete apparente in cui si trova la sua esistenza viene spezzato da alcuni efferati omicidi di giovani donne, morte dissanguate per colpa di un morso letale, ed Harry non riesce a restarne fuori: si mette sulle tracce del serial killer, che aggancia le sue vittime tramite Tinder, una app per incontri usata in tutto il mondo, e sembra essere a tutti gli effetti affetto dalla sindrome di Renfield. Tale patologia consiste nel desiderio irrefrenabile di nutrirsi di sangue di altri esseri viventi, anche uomini ed è la conseguenza di profondi traumi infantili. Al detective verrà chiesto di organizzare una squadra che dia la caccia al vampirista, in parallelo a quella della polizia. Impossibile non rimanere incollati alle pagine,impossibile resistere al fascino di Hole.

7) E. Strout, Tutto è possibile

Nella vita è possibile davvero tutto: essere felici ma anche infinitamente tristi, deludere e venire delusi, cadere e poi rialzarsi, imparare e sbagliare ancora. Tutto può succedere se non ci si stanca di provare,se si ha voglia di rimettersi  in gioco, di dare un’altra possibilità, se non si asseconda la strada già tracciata da altri ma si prova a battere il proprio personale sentiero, anche se non si è sicuri che porti verso la soluzione, verso l’amore, verso la felicità. Bisogna lasciar a volte andare i ricordi, i precedenti fallimenti, le delusioni che hanno scavato una ferita profonda dentro di noi e tentare di nuovo, aprire gli occhi e guardare avanti. Solo così quel vecchio dolore, forse, si cicatrizzerà o, almeno, farà un po’ meno male. Non è mai tardi per essere ciò che saremmo voluti essere e trovare una persona che sappia esattamente come ci sentiamo. Forse è un po’ questo il senso dell’ultimo romanzo di Elizabeth Strout, che cii racconta la vita di una serie di persone molto diverse tra loro, ad Amgash, in Illinois, luogo d’origine di Lucy Barton, nata poverissima in una famiglia disastrata e ora famosa scrittrice residente a New York. Sicuramente in parte questo libro è la continuazione di “Mi chiamo Lucy Barton”, uscito lo scorso anno, ma per altri versi è solo un pretesto per narrarci le vite di altri personaggi legati in qualche modo a Lucy: suo fratello, suo padre, sua sorella, il bidello della scuola da lei frequentata e tante altre persone che entrano dentro per le loro storie tristi, per la loro fame d’amore, per l’immensa solitudine in cui affogano, per la quieta rassegnazione, ma anche per il tentativo di riscatto di cui si scoprono affamati. Nel libro della scrittrice americana, vincitrice del Pulitzer, si riflette sul bisogno forse più umano di tutti, quello di essere compresi, accettati ed amati per ciò che siamo.