La chiesa di San Salvatore nel cimitero di Sona, una (lunga) storia da conoscere

E’ il 20 marzo del 1526, un sabato. Nel paese abitato da poche centinaia di persone è un giorno di grande fermento. Tutti attendono l’arrivo di una illustre personalità, il vescovo di Verona Gian Matteo Giberti. Quella mattina il parroco don Giovanni Melchiori e il cappellano don Giorgio di Correggio avevano lasciato la canonica e, aperta la porta che metteva direttamente in comunicazione con la chiesa parrocchiale, erano andati a controllare che tutto fosse a posto.

Sì, i numerosi paramenti sacri erano in ordine, i cinque altari erano stati spolverati; ecco là quello maggiore, con la croce di legno e una grande ancona con l’immagine in pietra della Madonna, a destra l’altare dell’Eucaristia, a sinistra un’altra croce lignea, poi un altro con la raffigurazione in gesso della Pietà, infine quello con le figure dei santi Rocco e Sebastiano.

Perfino i personaggi degli affreschi, dipinti tre secoli prima, sembravano in impassibile attesa. Adesso l’alto prelato, con il suo corteo, è ormai prossimo al paese; è giunto ai piedi della collina, lo si vede all’altezza di un pozzo senza muro, quello che tutti chiamano pozzo di San Salvar. Dal campanile suonano le campane. All’interno il tempio è gremito di fedeli, in particolare il banco della società della Vergine Maria, che ha sostenuto l’acquisto di parte delle suppellettili. Tutti attendono l’ingresso del vescovo che, dopo la messa e le preghiere in suffragio dei morti, impartirà il sacramento della cresima

Se dicessimo che quella che abbiamo descritto era la chiesetta di S. Salvatore nel cimitero di Sona, più di uno stenterebbe a crederlo. Chiesa parrocchiale con canonica annessa, cinque altari, campanile? Ma quando mai? A quell’epoca Sona faceva parte amministrativamente della vicaria di Bussolengo, mentre dal punto di vista religioso si trovava nella circoscrizione di S. Andrea (Sandrà), che comprendeva anche i territori di Peschiera, Bardolino, Bussolengo e Sommacampagna.

Decaduta come importanza l’antica chiesa di S. Quirico, dal secolo XV era diventata sede principale quella di S. Salvatore che, nel periodo di cui abbiamo scritto all’inizio, stava vivendo i suoi ultimi anni di splendore. Di lì a poco i sonesi, infatti, cominciarono a trovare più comodo il nuovo tempio dedicato alla Visitazione della Vergine Maria ad Elisabetta (parrocchiale dal 1535 a oggi, ricostruita in stile neo-classico nel XVIII secolo), facendo lentamente cadere la chiesetta del cimitero nel più completo abbandono.

I cinque altari (ovviamente dovevano essere di piccole dimensioni per poter stare in uno spazio così ristretto), tre principali e due per devozioni secondarie, furono ridotti a uno solo, quello spoglio di adesso. Il campanile, ancora presente alla fine del ‘600, fu abbattuto, e oggi non ne rimane traccia. Tutto ciò che resta a testimoniare la canonica annessa alla chiesa è una porta murata. L’abside, in origine probabilmente di forma rotonda, è stata in tempi recenti sostituita dall’attuale sgraziata struttura quadrangolare. Gli affreschi sono stati rovinati da infiltrazioni di umidità, da intonaci sciagurati, da lapidi poste al di sopra di essi.

Ci furono addirittura anni in cui pioveva dal tetto guasto, e non c’erano imposte alle porte e alle finestre, così che uccelli o altri animali potevano entrare. Spogliata dei suoi arredi e delle sue suppellettili, che non si sa che fine abbiano fatto, la piccola pieve di San Salvatore, risalente al secolo XIII, passò così da sede parrocchiale a cappella per saltuarie celebrazioni, o addirittura a cella mortuaria. Quella che abbiamo descritto all’inizio, invece, era una chiesa viva e attiva, con vicino qualche casa e degli alberi. La descrizione che è stata fatta di quel giorno è tratta da una cronaca dell’epoca, anche se, a essere sinceri, ci siamo permessi un pizzico di fantasia per rendere più piacevole la lettura rispetto al latino originale.

Anche allora, tuttavia, non mancavano i primi segni di decadenza: al vescovo Gian Matteo Giberti, quel giorno, non piacque affatto il pavimento rotto della chiesa, poi ordinò la chiusura del cimitero per le pessime condizioni in cui versava.