La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta a Sona, una storia millenaria

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La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta risale al XIII secolo; sempre nominata nei documenti e nelle pubblicazioni – almeno fino al 1885 – chiesa di S.Quirico, viene per la prima volta chiamata chiesa di S.Quirico e Giulitta nel 1909 da L.Simeoni nella sua “Guida storico-artistica della Città e Provincia”, in riferimento, forse, a notizie tratte dall’opuscolo “Cenni storici dei SS. Quirico e Giulitta con notizie della Chiesa di Sona” il cui primo capitolo è dedicato alla narrazione del martirio dei due santi.

Il piccolo tempio fu per un certo periodo annesso ad un convento di Domenicani che nel XVII secolo prestarono la loro opera a favore della cura dei malati di peste. Rimangono a testimonianza le finestre murate e forate dalle quali venivano introdotte vivande e medicamenti.

Costruita in ciottoli, forse su una costruzione precedente del X secolo, la chiesa ha una struttura alquanto stilizzata ad un solo vano; all’interno spiccano alcuni affreschi di notevole valore artistico: in primo luogo un polittico con S.Pietro, S.M. Maddalena, S.Antonio Abate, S.Quirico e S.Giovanni Battista; il dipinto è menzionato dal Simeoni (1909) che lo dice della stessa epoca della chiesa indicando quale Dorotea la figura della santa che è invece chiaramente identificabile con S. Maria Maddalena, visto il duplice attributo del vaso di balsamo e dei lunghi capelli sciolti.

L’affresco ha subito pesantissimi ritocchi a tempera che rendono pressoché illeggibile la stesura originaria. La rimozione delle ridipinture, effettuate verso la fine dell’Ottocento, potrebbe forse portare alla luce importanti diversità iconografiche, soprattutto nel S.Quirico.

Altro dipinto interessante è la Madonna col Bambino fra i Santi Quirico e Giulitta; tale tempera, affrescata sul muro di fattura settecentesca posto dietro la mensa dell’altare, nasconde quasi interamente la “Crocifissione” dipinta sulla parete di fondo e reca un’immagine di S .Quirico quasi identica a quella che appare nella nicchia sopra il portale della facciata d’ingresso, ricordando altresì quella presente nella pala della Parrocchiale di Sona.

La Crocifissione, infine, probabilmente scialbata nel corso del Seicento e riscoperta solo verso l’inizio dell’Ottocento, è l’opera più rilevante dell’intera chiesa e viene così descritta dal Pighi (1885): “magnifIco è il Crocefisso, affresco giudicato dal Sartori opera del Liberale”. L’attribuzione alla “scuola del Liberale” è avanzata dall’architetto Maurizio Casari che ha recentemente curato il restauro della chiesa (1983); nessun carattere sembra rimandare in particolare a Liberale da Verona se non forse il generico espressionismo – del resto proprio da sempre dell’iconografia dell’Addolorata – della figura femminile, riconducibile senz’altro alla Madonna e non a S.Giulitta.

La figura a destra, completamente ridipinta e iconograficamente improbabile come S.Quirico, potrebbe nascondere un più congruo S.Giovanni; del resto con quest’ultima immagine vi sarebbero nella chiesetta ben cinque effigi dipinte del Santo titolare – di cui tre appartenenti agli affreschi superstiti della medesima epoca – troppe per non pensare ad un eccesso di zelo del restauratore stesso. La composizione, peraltro diffusissima, trova un vicino riscontro nella “Crocifissione” di Francesco Morone in S.Bernardino a Verona datata 1498; per le vastissime ridipinture (tra l’altro l’intero paesaggio) non si può giudicare se il dipinto sia della medesima mano del S.Pietro e Santi; sembra comunque, come quello, collocabile per l’impianto generale tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo.