La calamità in centro Italia, gli sciacalli da tastiera e quello che si può realmente fare

Una calamità naturale ed umana, che non ha riscontri nella storia recente del nostro paese, sta colpendo ormai dal 24 agosto scorso il Centro Italia. Oltre alla terra che trema continuamente eventi nevosi eccezionali stanno ulteriormente complicando la ora fragile esistenza di chi vive in quelle zone e rende estremamente difficile il lavoro di chi porta soccorso.

Su questo ultimo aspetto una cosa mi fa letteralmente infuriare e sobbalzare sulla sedia: la pletora di polemiche sterili, becere (sì, becere!), inutili che stanno montando a destra e a manca sui soccorsi, sulla loro tempestività, sulla loro efficienza, e si poteva fare di più e si poteva fare di meno, e su e giù e compagnia cantando.

Fatte da leoni delle parole e delle tastiere che si mettono sul trono della saccenza e della magnificenza, pontificano e dando giudizi a destra e manca. Perdendosi in questo modo l’ennesima occasione di dare un sostegno concreto rimanendosene in rigoroso silenzio, usando la parola e la tastiera per sostenere cittadini in difficoltà e soccorritori che stanno lavorando, per promuovere iniziative che abbiano un senso compiuto.

Sto parlando di politici, direttori di testate giornalistiche, segretari di partito, conduttori di talk show, cittadini che pensano di sapere tutto ma che non muovono un dito e compagnia cantante.

Di questi saggi non ne ho visto uno con la pala in mano, con le mani nella m…., nella neve fino al collo, dentro case disastrate con le macerie che ti possono cadere sulla testa da un momento all’altro, con la propria stessa vita a rischio.

Questi sono i soccorritori, loro cosa sono in questo momento? Quando non si riesce a mettere da parte gli interessi di partito, quelli del tuo giornale che vende di più, quelli del tuo tornaconto personale, quelli dello share, la tua voglia di dire per forza qualcosa anche se priva di utilità invece di sostenere con forza, moralmente ed economicamente, un paese in difficoltà dovresti, a mio avviso, solo vergognarti!

Con i dovuti paragoni, quando ci fu l’attentato alle Torri Gemelle ricordo un particolare nitido: la gente per strada che applaudiva e sosteneva i soccorritori. Non perchè i Vigili del Fuoco o la Polizia di New York rappresentassero il massimo dell’efficienza o perchè fossero esenti da responsabilità di coordinamento e di organizzazione degli aiuti, ma solo perchè in quel momento quello andava fatto, un gran pacca sulla spalla e manifestazione continua di supporto, sostegno e ammirazione. Non è il singolo soccorritore che va sostenuto, è l’intera macchina  dei soccorsi.

Tornando a casa l’altra sera e vendendo la notizia dell’ennesima tragedia dell’Hotel ai piedi del Gran Sasso, mi è preso uno sconforto totale. Ho pensato che io era nella mia casa, al caldo, davanti alla TV, con una tazza di tisana calda in mano e da lì a poco mi sarei ritrovato sotto le calde coperte del mio letto.

Buttando a mare istantaneamente le normali pippe mentali che di solito la mente ti consegna in maniera involontaria del tipo “poverini”, “che pena”, “che fortunato che sono” ecc ecc, ho fatto un reset della CPU e ho riflettuto su cosa posso fare, ora, in questo momento.

Ho mandato un messaggio agli amici di Fonte del Campo, con i quali stiamo portando avanti il progetto #sonaprofontedelcampo mirato al sostegno post terremoto di questa comunità, per chiedere semplicemente come stavano.

Mi ha risposto Giuseppe il Presidente dell’Associazione Vico Badio che rappresenta il nostro interlocutore nel progetto di solidarietà, raccontandomi delle enormi difficoltà materiali e morali che si stanno vivendo in quei luoghi. E soprattutto del senso di frustrazione, impotenza mista a rassegnazione che li sta travolgendo.

Ma poi ha detto una frase che è stata come una sciabolata dritta alla mente-che-mente e un cerotto per l’anima e il cuore che sanguinano: “Per fortuna che ci sono persone come voi che riaccendono la speranza!”.

Mamma mia… Grazie Giuseppe! Reset della mente andato a buon fine, stimoli sensoriali attivati, maniche della camicia che si arrotolano da sole, peccato che si sia la notte davanti, se fosse giorno si potrebbe già iniziare a correre!

Ecco cosa tutti assieme possiamo fare: parlare di meno e fare di più. Io per primo! Ecco allora perchè dobbiamo darci letteralmente dentro al progetto #sonaprofontedelcampo, che assumerà a breve connotati extra comunali rispetto al territorio di Sona ed avrà quindi una evidenza ancora maggiore. Ne parleremo ampiamente nei prossimi giorni.

Ad iniziare dall’evento organizzato da ViviSanGiorgio del prossimo weekend (LEGGI IL SERVIZIO) il cui ricavato verrà devoluto al progetto #sonaprofontedelcampo. E se #sonaprofontedelcampo porterà così tante risorse materiali alla causa di Fonte del Campo tali da garantire un surplus e avere qualcosa a disposizione per altre comunità bisognose, ben venga.

Perchè prima o poi arriverà la primavera e si porterà via i metri di neve, perchè non esistono terremoti che durano senza fermarsi centinaia di anni. E in quel momento entra in gioco chi ha voglia di giocare la partita del essere ed esserci per chi ha bisogno.

Questa, a mio avviso, è la cura al perbenismo astratto da cui tutti, indistintamente, veniamo a volte assaliti. E’ la cura alla compassione che non porta a niente, al vuoto che ti lascia dentro una polemica sterile fine a se stessa, all’amaro in bocca che ti lascia dentro il fatto di aver criticato a priori chi fa e tu alla finestra che guardi.

E di nuovo grazie Giuseppe! Forse bastava la tua frase da sola a dare un senso a tutto.

Anche il Baco è attivo in questa sfida di solidarietà, e per donare in sicurezza per il progetto #sonaprofontedelcampo è possibile cliccare sul banner presente in alto a destra in ogni pagina del nostro sito.

Alfredo Cottini
Sono nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Risiedo a Lugagnano sin dalla nascita, ho un figlio. Sono libero professionista nel settore della consulenza informatica. Il volontariato è la mia passione. Faccio parte da 30 anni nell'associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui sono stato presidente e vicepresidente. Per diversi anni sono stato consigliere della Pro Loco di Sona. Amo il mio cappello da Alpino per quello che rappresenta. Ritengo che la solidarietà, insita nell’opera del volontario, sia un valore che vale la pena vivere ed agire. Si riceve più di quello che si dà. Considero la cooperazione tra le organizzazioni di volontariato di un territorio uno strumento utile per amplificare il valore dei servizi, erogati da ognuna di esse, al cittadino