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L’autentica babele di micro-norme dettagliatissime introdotte dal premier Conte in previsione delle ormai prossime festività natalizie e di fine anno può essere riassunta in un concetto semplice quanto impietoso: non siamo in grado di comportarci responsabilmente e quindi mamma deve darci regole draconiane per impedirci di farci male da soli.

In fondo, sta tutta qui la motivazione dell’imporci per decreto di andare a letto alle 22 a Capodanno e di impedirci di uscire dalla Regione per un mese, e dal Comune nei giorni di Natale e del primo dell’anno.

Se fossimo cittadini responsabili ed adulti pensanti non servirebbero questi paletti. Basterebbe raccomandare di non esagerare, di mantenere distanze e mascherine, di limitare al massimo contatti non necessari. E poi lasciare al buon senso di ciascuno. Ma il buon senso ce lo siamo persi da tempo, se mai ne abbiamo avuto. Solo che qui ne va della salute e della vita di tanti, di troppi.

Noi adulti non stiamo dando sempre un bello spettacolo in questa pandemia, diciamocelo. Troppi di noi navigano tra i flutti di questa emergenza epocale più attenti al modo per aggirare le regole che al sistema per applicarle al meglio in maniera da tutelare la salute propria e di chi frequentiamo.

I bambini e i ragazzi stanno dando una prova sicuramente migliore della nostra, accettando una compressione della loro vita sociale e relazionale che, a quell’età risulta, quasi insostenibile. Come si fa a 10 anni a non giocare con gli amici? Come si fa a 16 anni a non fare branco con i compagni? Come si fa a vent’anni a non uscire con quella ragazza o quel ragazzo che ci piace tanto? Eppure, certamente con eccezioni negative, lo stanno facendo. Lo stanno accettando.

Quindi teniamo ben presente cosa siamo stati noi e cosa sono stati loro, quando questa emergenza sarà finita e torneremo a rimproverare con fermezza i nostri figli adolescenti per la loro insofferenza – generazionale più che voluta – alle regole di tutti i giorni. Perchè il rischio sarà quello di non essere più credibili.

Ed oggi, invece di pensare a come andare a comunque a sciare, a come aggirare i divieti di spostamento tra territori e a come organizzare la cena aziendale di Natale in qualche taverna mascherandola da appuntamento lavorativo, iniziamo a guardarci seriamente allo specchio. E a tornare a fare gli adulti quando serve, non solo quando fa comodo.