“La Baita deve rinunciare a tante attività, speriamo nel futuro”. Il Capogruppo degli Alpini di Lugagnano

“Da una baita viva e attiva come eravamo, ci siamo prima ridotti alla semplice gestione del bar durante l’estate e ora al nulla”. Esordisce così Fausto Mazzi, Capogruppo degli Alpini di Lugagnano (nella foto di Mario Pachera), che racconta al Baco da Seta la ripartenza dopo il lockdown e ora la nuova chiusura.

Nonostante tutte le dovute precauzioni che vengono messe in atto per garantire distanziamento e sicurezza, a causa del Covid l’attività alpina è stata prima fortemente ridotta e ora nuovamente bloccata.

Tra le attività annullate ci sono, prima fra tutte, le serate culturali: programmate almeno due volte al mese, le conferenze erano solitamente tenute, e avrebbero dovuto esserlo anche per il 2020, da diversi relatori, vertendo ogni volta su tematiche differenti. L’obiettivo, invece, era univoco: tenere viva la fiamma che da sempre contraddistingue gli Alpini e il loro DNA.

“Era un progetto in cui avevamo fortemente investito fin dall’inizio – afferma Mazzi -. Purtroppo, almeno fino a dicembre, non sarà possibile ricominciare. E sicuramente temo che si andrà oltre”.

Anche il museo, sito nell’interrato della baita, è fermo. E con molta probabilità lo resterà ancora per qualche tempo, visto anche il suo mancato collegamento con le scuole che ogni anno visitavano le sale. “Nel frattempo abbiamo colto l’occasione di questo periodo per fare un cospicuo intervento di archiviazione e risistemazione, oltre a provvedere alla sanificazione di tutta la struttura”.

Sospesi i molti raduni di livello sezionale e provinciale, che ad ogni occasione chiamavano a raccolta moltissimi Alpini e che ora invece sono limitati solo a partecipazioni istituzionali. Annullati naturalmente anche i pellegrinaggi nazionali e le consuete gite in pullman, che quest’anno avrebbe dovuto essere stata i primi di luglio a Ponticello di Braies, nel ricordo dei sette alpini travolti dalla valanga negli anni ’70. Cancellata ovviamente anche la possibilità di usufruire degli spazi della baita per feste e compleanni, che venivano allestite quasi tutti i sabati.

L’unica attività ad essere ripartita a giugno era quella del Coro: “Abbiamo dovuto spostarci dalla nostra sede abituale – racconta Mazzi – perché non era possibile ospitare tutto il gruppo, che va dalle 25 alle 30 persone, all’interno della baita. Ma grazie alla disponibilità del Parroco abbiamo potuto usufruire delle sale parrocchiali per fare le prove. Era stato bello poter ricominciare a cantare condividendo insieme semplici momenti”. Ma ora, alla luce della nuova emergenza sanitaria, anche l’attività del coro deve essere completamente rivista.

La Baita di Lugagnano era stata tra le prime in provincia di Verona a riaprire dopo il lockdown di primavera. Un fatto, questo, simbolo della forte volontà di ricominciare, che ha sempre fermentato gli animi dell’Associazione.

“Si spera che la situazione cambi da fine anno – conclude il Capogruppo degli Alpini di Lugagnano -, per poter far ripartire anche tutto ciò che fin ora non abbiamo potuto fare. Non possiamo ancora fare programmi, ma speriamo in tempi migliori”.