“Joker”, di Todd Phillips. Un film potente con uno straordinario Joaquin Phoenix

Trama e Recensione

La Gotham City degli anni ’80 è sommersa dalla spazzatura, fisica e metaforica. Sia nei palazzi del potere e della ricchezza sia per le strade e nelle periferie della città convivono situazioni di degrado morale e fatiscenza. In un palazzone ai margini di Gotham Arthur Fleck divide l’appartamento insieme alla madre anziana e sbarca il lunario facendo pubblicità per la strada e piccoli teatrini per i bambini dell’ospedale travestito da clown.

Nonostante Arthur coltivi il desiderio di diventare un comico come il suo idolo Franklin Murray, presentatore televisivo di successo, la sua vita è una tragedia: emarginato dalla società, bullizzato, picchiato, formula solo pensieri negativi. Nel corso del tempo ha sviluppato un disturbo psicosomatico, una risata incontrollabile e isterica in grado di soffocare le emozioni più spontanee, dalla gioia al dolore.

Una serie di episodi, come un effetto domino, condurranno Arthur a un punto di non ritorno, trasformandolo da fragile individuo a spietato clown killer. E il suo gesto non passa inosservato all’interno del tessuto sociale, innescando conseguenze non affatto prevedibili.

La locandina del film

Tecnicamente uno stand alone, questo film su Joker, uno degli antagonisti più complessi, affascinanti e perfidi nel panorama fumettistico e cinematografico, prende le distanze dai cinecomics che abbiamo visto recentemente, sia a livelli di trama (rimane, tuttavia, qualche riferimento) sia a livelli di linguaggio. Il regista Phillips confeziona, pertanto, un film indipendente, scollegato dagli ultimi Suicide Squad e Batman v Superman.

Il risultato è un’opera che non lascia lo spettatore indifferente e porta sullo schermo argomenti di strettissima attualità. I mass media e la politica sono due elementi che all’interno del film possiedono un’importanza tematica fondamentale.

Nel film la televisione rappresenta uno strumento in grado di elevare la propria popolarità o essere un trampolino di lancio per le celebrità. L’altra faccia della medaglia della natura televisiva è un riflettore che, nelle mani di pochi, si limita sia a rimpicciolire l’ombra altrui per ingigantire le proprie. Un apparecchio, dunque, che è sia una bellissima fonte di intrattenimento sia un mezzo per gonfiare la propria popolarità al costo (apparentemente invisibile) dell’umiliazione e derisione di altri. Il collegamento di questa tematica all’uso dei social media di oggi è lampante.

E della televisione si serve la politica. Il candidato sindaco di Gotham Thomas Wayne raggiunge l’elettorato più distante attraverso la televisione e costruisce il proprio consenso mediante essa. La stessa madre di Arthur, Penny, matura un’opinione adeguandosi al contenuto visto e ascoltato alla televisione, ma senza uscire dal proprio appartamento e ignorando ciò che c’è fuori e ciò che il figlio Arthur è costretto a vivere ogni giorno.

Ammiccando più volte al cinema di Scorsese (Taxi Driver e Re per una notte), la sceneggiatura (ri)propone un Joker di lucida follia, molto simile (ma non uguale) a quello di Heath Ledger in Il Cavaliere Oscuro. Qui Joker non è il diabolico rivale di Batman, né un cattivo che combatte contro un buono, ma il simbolo di una massa della società schiacciata dai più forti, dimenticata dalla politica, vittima della perdita di valori.

Emblematica la primissima scena all’incipit del film, in cui Arthur, seduto truccato da pagliaccio di fronte a uno specchio in un camerino, aiutandosi con le dita ai lati della bocca, mima le due maschere del teatro, la gioia e il dolore, la commedia e la tragedia. Una metafora sulle maschere che indossiamo (o che la società ci impone di indossare) durante la nostra quotidianità.

La costruzione del protagonista Arthur/Joker da parte di Joaquin Phoenix è straordinaria: l’attore non si è basato sui racconti dei fumetti, ma ha lavorato sul proprio corpo (ha perso circa 24 chili), ha studiato la risata su casi reali di persone affette da disturbi psichiatrici e ha letto libri su attentatori politici.

Joker non può essere considerato un bel film, perché i contenuti non sono un richiamo alla bellezza, né trapelano messaggi positivi. Tuttavia, è indubbiamente un film potente e di spessore artistico, un pretesto per compiere un’autoanalisi sulla nostra società e avere una maggior coscienza dei valori che abbiamo e che trasmettiamo al prossimo.

La Scheda

“Joker”, regia di Todd Phillips, 2019

La Valutazione

4,5 stelle di 5

Il trailer

Gianmaria Busatta

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Mazza (VR), è laureato in Economia e commercio ed in Banca e Finanza presso l'Università degli studi di Verona, lavora presso la società di revisione Deloitte & Touche. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e diversi seminari sulla cinematografia presso la Biblioteca Civica di Verona.

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