“Io posso. Due donne sole contro la mafia” di Pif e Marco Lillo. Una storia di coraggio civile

La recensione

“Io posso. Due donne sole contro la mafia”, scritto dal conduttore televisivo Pif e dal giornalista Marco Lillo, narra la lotta delle sorelle Pilliu contro la criminalità organizzata a Palermo.

Maria Rosa e Savina, un giorno del 1990, trovano davanti alla loro casa un costruttore legato alla mafia. Vuole che gli venga ceduta l’abitazione perché ha intenzione di edificare proprio lì a fianco. Poiché le Pilliu non hanno intenzione di rinunciarvi, arriva in seguito a dichiarare il falso e a danneggiare la loro casa; con la ruspa demolisce tutto quello che è intorno alla proprietà delle due sorelle, danneggiandola, e, grazie alle mazzette, ottiene i permessi per costruire un imponente palazzo moderno, che sovrasta la casa delle due donne.

La copertina del libro. Sopra, i due autori con le sorelle Pilliu

Le Pilliu continuano a rivendicare il diritto di vivere lì e non si lasciano intimidire, ma solo trent’anni dopo il tribunale dà loro ragione, quando non possono più ottenere un risarcimento perché chi dovrebbe pagarlo è stato nel frattempo incarcerato.

La storia raccontata da Pif e Lillo fa provare stupore e rabbia, ma anche ammirazione per queste sorelle coraggiose e indomite, che hanno fatto della loro vita una continua lotta alla mafia, perseverando, faticando, subendo umiliazioni continue ed emarginazione. Tra i tanti voltafaccia e ritardi da parte di chi avrebbe dovuto e potuto fare qualcosa, le sorelle hanno il privilegio di incontrare Paolo Borsellino, che le ascolta e le appoggia nella loro lotta, sebbene muoia prima di poter agire concretamente, nella strage di via D’Amelio, che segue quella di Capaci, dove perde la vita Giovanni Falcone.

“Io posso” merita di essere letto per tanti motivi. Primo fra tutti, per capire i meccanismi che stanno alla base della criminalità organizzata, che non è certo dramma solo del Sud. Aiuta anche a cogliere le difficoltà insite nelle scelte coraggiose di due donne che hanno cercato di vivere sempre a testa alta nonostante la paura, perché a parole è facile promuovere la legalità ed essere eroi, molto meno nella pratica quotidiana, quando rischi di perdere lavoro, casa e vita.

Va inoltre ricordato che, con il ricavato delle vendite del libro, gli autori vogliono aiutare economicamente le Pilliu, far loro avere lo status di “vittime di mafia” e creare presso le palazzine semidistrutte l’ambiente adatto per una associazione che promuova la legalità.

“Io posso me lo disse un compagno di scuola che a fine liceo si era iscritto in due facoltà. ‘Ma non si può!’, dico. ‘Io posso’, risponde, imbarazzato. Vogliamo cambiare la prospettiva: l’azzardo è usare un’espressione che è sempre stata usata per non rispettare le regole e sovvertirla nel senso del rispetto. Noi possiamo perché siamo lo Stato e tu non puoi perché sei la mafia: è rivoluzionario. Concretamente. Pensare che la lotta debba essere lasciata alla magistratura e alle forze dell’ordine è sbagliato: finché non ci rendiamo conto che tutti siamo responsabili di un cambiamento, il cambiamento non ci sarà mai. Io, ingenuamente, mi occupo di questi temi perché non riesco ancora a capacitarmi che nella mia città ci sia la mafia”. (Pif)

La scheda

“Io posso. Due donne sole contro la mafia” di Pif e Marco Lillo, Feltrinelli, 2021, pp.160.