“Io e mio fratello ricoverati per Covid, lui nella prima e io nella seconda ondata”. La testimonianza di Marco

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Quando Marco Facciotti (nella foto di Mario Pachera) ha risposto alla mia videochiamata e sullo schermo del mio computer è apparso il suo viso ho visto un uomo diverso.

Per anni l’ho incrociato per le strade di Lugagnano, scambiando due parole, parlando del più e del meno. Questa volta l’ho visto dietro uno schermo, provato. Con un sorriso mi chiede come sto, e dopo i convenevoli iniziamo a parlare della sua esperienza. Una storia che passa prima dall’apprensione nei confronti del fratello, positivo al Coronavirus ricoverato in terapia intensiva durante la prima ondata, per arrivare ad un vissuto personale di malattia.

“È iniziato tutto il 7 novembre, da una febbricola durata solo un giorno, il mio medico di base non ha nemmeno trovato necessario fare un tampone, visto che non avevo avuto nessun altro sintomo. Dopo qualche giorno, la febbre è ricomparsa, molto più alta, molto più debilitante, accompagnata da una brutta tosse. Mi sono subito isolato e ho fatto il tampone, che è risultato positivo. Non riuscivo a mangiare né bere, e più passavano i giorni, più ero debilitato, al punto che una notte andando al bagno sono caduto. Da quel momento i ricordi si annebbiano, ho dei flash degli operatori dell’ambulanza che sono venuti a prendermi, dell’ingresso in pronto soccorso, dei raggi e poi la diagnosi. Polmonite bilaterale Sars-Cov2 correlata”.

Me lo racconta con un tono leggero, quasi senza dare troppo peso a quello che gli è successo.

“Sono stato ricoverato all’ospedale Magalini di Villafranca per 22 giorni, seguendo la terapia di ossigeno ad alti flussi per la prima settimana, e poi sono stato svezzato, facendo delle ore con la maschera e delle ore senza, fino a non averne più bisogno. Nonostante ciò, mi considero fortunato. Il personale sanitario che mi ha seguito, medici, infermieri e OSS, ha dimostrato competenza ma anche tanta umanità in un momento così pauroso. Mi hanno aiutato quando non avevo le forze per cambiarmi i vestiti e per provvedere alle cose essenziali. Mi reputo una persona fortunata, me la sono cavata con poco. E ho pure perso 12 chili!”

Mentre conclude con questa affermazione fa una risatina, quasi esultando, e poi riprende.

“Un po’ per l’affaticamento e un po’ per la dieta rigida che ci facevano seguire in ospedale ho perso peso, ma ad essere onesto non ho avvertito un impatto troppo forte e non sento di aver perso energia. Ora sono a casa, mi sono negativizzato, ma non è tutto finito: dovrò fare qualche visita di controllo fra qualche settimana. Nonostante ciò, sento di aver recuperato bene e mi sento fortunato perché so che ci sono persone a cui non è andata altrettanto bene, come ad esempio mio fratello.”

Veniamo dunque al racconto di suo fratello.

“Mio fratello lavora come camionista, in prima ondata era uno dei lavoratori essenziali. Purtroppo, in quel periodo non tutti avevano l’abitudine ligia di tenere la mascherina sul posto di lavoro, perciò quando arrivava a destinazione con i carichi entrava a contatto con persone diverse da luoghi diversi. Ciò lo rendeva un soggetto molto esposto. Quando ha contratto il virus è stato ricoverato e durante la degenza interminabile, è anche stato intubato in terapia intensiva per 8 giorni”.

Si rattrista con gli occhi.

“Essere distanti, non poterlo vedere, non potergli parlare e soprattutto non conoscere la malattia che lo affiggeva e ciò che poteva comportare, ha generato non poca tensione in famiglia. La polmonite che aveva lui era molto più grave della mia, ma fortunatamente l’hanno preso per i capelli! Ora è a casa e seppur con qualche difficoltà, sta recuperando. Si porta ancora adesso degli strascichi importanti, non ha ancora recuperato il tono muscolare a pieno. Io invece tutto sommato sono riuscito a riprendere a fare qualche passeggiata insieme al mio nipotino, per quello che è possibile fare con le restrizioni attuali”.

Con il DPCM vigente gli spostamenti e le attività sono molto limitati, soprattutto per la regione Veneto e di conseguenza per il nostro Comune.

“Purtroppo, il web pullula di persone che si lamentano delle restrizioni. La sofferenza psicologica che si crea è importante, e ciò è comprensibile, soprattutto per chi rischia in un futuro di perdere il lavoro per problemi economici causati dalle ordinanze. Tuttavia, è bene ricordare che il virus esiste e per prenderlo basta una piccola disattenzione. Perciò tutte queste limitazioni che abbiamo servono solamente a tutelarci e ad insegnarci ad essere accorti. Può essere che qualcuno su questa situazione ci campi? Può essere, ma dobbiamo mantenere il focus sulla questione principale, ovvero che ci sono persone che rischiano molto a causa di questo virus. Perché è vero che la maggioranza è asintomatica, è vero che molti, come me, se la cavano con poco, ma è anche vero che altri rischiano la loro vita come mio fratello”.

Si scurisce in volto.

“Purtroppo, ho visto situazioni molto tristi, un mio compagno di stanza è anche deceduto. È stata una bruttissima esperienza sapere che a un paio di metri da me una persona non aveva abbastanza forze per combattere il virus. Questo deve ricordarci che alcuni comportamenti non servono solo a mettere in salvo noi stessi ma soprattutto i soggetti fragili, che vanno tutelati.”

Siamo in attesa della vaccinazione di massa, chiedo a Marco un parere.

“Sarebbe poco coerente dire che non ho intenzione di vaccinarmi, al contrario appena sarà possibile, anche se prevedo tempi lunghi, lo farò io e lo farà anche tutta la mia famiglia. Penso che chi non voglia vaccinarsi non abbia realmente provato alcune esperienze o alcune sofferenze. In ogni caso, crederci o non crederci, non abbiamo molte alternative. Nessuno è immune e tutti rischiamo, quindi penso sia doveroso vaccinarsi. Per noi e per gli altri”.

Durante tutta la nostra conversazione Marco ha sorriso e ha sottolineato più volte il fatto che si ritiene fortunato.

“È stata un’esperienza paurosa e per certi versi stressante, sia come parente di un malato, sia come malato stesso. Però mi ha fatto riflettere molto, mi ha fatto capire che la sanità italiana, per quanto messa sotto pressione, è indiscutibilmente di eccellenza. E se siamo qua che ne parliamo, significa che la fortuna mi ha assistito!”.