“Inutile, troppo costosa, devastante per il territorio”: TAV a Sona dopo la serata del M5S

Un progetto sovradimensionato, devastante per il territorio, che non può raggiungere gli obbiettivi per il quale è stato pensato e privo di finanziamenti. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni che si possono trarre dall’incontro organizzato sul tema del passaggio della TAV nel nostro territorio dal Movimento Cinque Stelle di Sona venerdì 31 ottobre in sala consiliare nel capoluogo.

Come accaduto per le due serate precedentemente organizzate sullo stesso tema dall’Amministrazione Comunale di Sona a Lugagnano e a San Giorgio, la sala consiliare è strapiena, con anche persone in piedi.

Al tavolo dei relatori i deputati del M5S Francesca Businarolo, Arianna Spessotto e Mattia Farinati, il fisico (e consulente per la TAV di alcuni Comuni, compresa Sona) Erasmo Venosi, ed il Sindaco di Sona Gianluigi Mazzi. In sala anche altri amministratori locali come l’Assessore Dalla Valentina e l’ex Sindaco Bonometti.

Moderatore del dibattito è Federico Zanella, Consigliere Comunale del Movimento Cinque Stelle di Sona. “Abbiamo voluto che questa serata sia condivisa con l’Amministrazione Comunale – esordisce Zanella – perché è assolutamente necessario fare fronte comune contro questo grosso problema, che è tornato alla ribalta dopo dieci anni di silenzio e, ormai, è molto avanti nel suo iter realizzativo. Questa serata vuole essere di informazione e approfondimento, anche su aspetti di natura più ampia non trattati nelle serate organizzate dal Comune. Voglio essere chiaro nel dire che, per noi, prioritario è fermare l’opera”. 

La parola viene quindi ceduta al Sindaco Gianluigi Mazzi, perché tratteggi lo stato della situazione. “Ci troviamo in sala consiliare, dove normalmente si prendono le decisioni che interessano il nostro territorio. Ma qui stasera, in realtà, ci troviamo nella situazione di dover subire una scelta fatta da altri enti superiori, senza essere coinvolti. Il Comune, in queste poche settimane che ha avuto a disposizione, ha cercato di raccogliere più informazioni possibili e ha dato incarico al Dott. Venosi e allo Studio Legale Scappini e Giacomazzi per aiutarci a redigere le osservazioni al piano. Oltre a questo, siamo aperti alle indicazioni di chiunque. Come sapete, il problema TAV a Sona di apre nel 2003, per poi fermarsi. Riappare improvvisamente il 26 e 29 settembre scorsi con due annunci su L’Arena che informano dell’inizio delle procedure di Valutazione dell’Impatto Ambientale. Il prossimo 6 novembre, data ultima per la presentazione delle osservazioni al progetto di CEPAV Due, come Sindaci e Amministratori della tratta Brescia-Verona saremo a Roma, perché in quel giorno si apre la conferenza dei servizi sulla realizzazione dell’opera”. 

Il Sindaco passa a descrivere in estrema sintesi le caratteristiche del passaggio della TAV a Sona. Spiega come a San Giorgio sia prevista “l’entrata in galleria, con una prima parte artificiale in cemento armato, poi un tratto naturale e quindi ancora un tratto artificiale”. Illustra quindi il “problema della Ditta ANCAP, che verrà sloggiata dalla nuova ferrovia, con centoventi dipendenti che rischiano il posto”. A Lugagnano passaggi importanti sono i due cavalcaferrovia, il primo in località Rampa, “alto venticinque metri e lungo seicento” e il secondo nei pressi di Corte Messedaglia su via de Amicis, “pure questo di circa seicento metri”. Il Sindaco quindi spiega una stranezza. Nel materiale consegnato manca la tavola progettuale che collega Lugagnano a Verona. Questo deriva dal fatto che CEPAV Due ferma la sua progettazione di competenza a Lugagnano. “Abbiamo chiesto di poter avere anche la tavola successiva, in maniera da avere un quadro chiaro dello sviluppo della ferrovia, ma per ottenerla abbiamo dovuto far intervenire il nostro legale. Questo per dire della collaborazione che stiamo ottenendo”.

Il Sindaco Mazzi a questo punto illustra i cantieri e i relativi percorsi di cantiere, che passano incredibilmente proprio nel pieno dei centri di Lugagnano e San Giorgio. Alcune aree saranno espropriate e altre solo occupate occasionalmente. Proprio in questi giorni i nostri concittadini stanno ricevendo le comunicazioni di esproprio o di occupazione. “Cosa stiamo facendo? Come Sindaci di tutta la tratta – termina Gianluigi Mazzi – ci siamo uniti e abbiamo avuto alcuni incontri, come quello di Brescia di alcuni giorni fa, ma riusciamo ad avere poche risposte purtroppo. Stiamo nel frattempo incontrando molti cittadini e comitati, anche in questa settimana, per sentire e confrontarci con tutti. Deve passare forte il concetto che l’unione fa la forza. Il problema non è solo degli espropriati ma dell’intera comunità”. 

Il Consigliere Zanella passa poi la parola al Presidente del Comitato contro la TAV di Sona e Sommacampagna Laura Zambaldi. “Come ci si deve muovere per chi ha le case vicino al tracciato? Prima di tutto – spiega Zambaldi – è necessario prendere visione del tracciato e capire se si è tra coloro che verranno espropriati. Esiste una lista che elenca le case interessate, tutto è consultabile in Comune o sul sito del Ministero dell’Ambiente. Tutte le case interessate dal tracciato sono state fotografate e censiste. Possono esserci occupazioni temporanee per cantieri oppure espropri permanenti. Dobbiamo essere consapevoli che per tutto il periodo della lavorazione il livello delle polveri pm10, che arrivano dai cantieri, sarà superiore alla media. Poi ci sono i danni da rumori e vibrazioni. Vengono anche indicati problemi di fenomeni sismici indotti, anche di questo si parla nella relazione tecnica. Esiste un elenco degli edifici potenzialmente impattanti, a Sona sono una quindicina, che potrebbero avere danni da questi fenomeni di vibrazione”. 

Ad allargare il dibattito a problematiche nazionali è il Deputato del Movimento Cinque Stelle Mattia Farinati. “Noi vogliamo fermare questo sfruttamento del territorio. Ci faremo carico delle vostre critiche e possiamo farci tramite anche in Parlamento. Voglio essere chiaro: Noi non siamo contro la realizzazione delle grandi opere a prescindere. Ma è sempre necessario ragionare sui motivi per i quali ha senso o meno realizzare certe infrastrutture. Perché si è riaperta la questione TAV? Perché il decreto ‘Salva Italia’ del Governo Renzi prevede finanziamenti solo per le opere cantierabili ed appaltabili. La TAV del tratto Brescia Verona non lo è ancora, ma si corre per farla diventare tale. Le previsioni di utilizzo della tratta poi sono del tutto fumose, si fanno paragoni con altre situazioni del tutto differenti, come l’Alta Velocità in Giappone dove si arrivano a contare però quattrocentomila passeggeri al giorno, mentre in alcune tratte realizzate in Italia ne abbiamo al massimo duemila. Non esiste poi un’analisi finanziaria, per capire chi paga, entrare e uscite. E i costi ambientali? Non sono quantificabili. Quanto costa all’economia reale sacrificare turismo sul lago di Garda o ettari di pregiate coltivazioni di Lugana? Quando si parla di questi grandi opere – spiega il Deputato – c’è un eccesso di ottimismo, sembra quasi che proprio dobbiamo farcele piacere. In realtà ci sono grandi errori nelle stima di costi e di benefici, si sbaglia anche del cinquanta per cento: costi sottostimati e benefici sovrastimati. È poi completamente mancata una condivisione con le Amministrazioni e le comunità locali nella stesura del progetto”. 

Al Fisico dott. Erasmo Venosi è affidato il compito di una relazione tecnica sul progetto. “Partiamo dai costiesordisce Venosi -. La Bologna-Firenze ha un costo a chilometro di novantadue milioni. Una cifra folle. Ma andiamo oltre. Centossessanta chilometri all’ora è il limite oltre il quale si passa da treni tradizionali a quelli ad alta velocità. Nel tratto italiano si è scelta una velocità di trecento chilometri all’ora, che significa realizzare un’infrastruttura estremamente pesante, con raggi di curvatura eccezionalmente ampi. Per muovere a quella velocità mezzi così pesanti serve uno spazio enorme, sia in fase di accelerazione che in fase di frenata, tanto che nel tratto Brescia-Verona i treni potranno raggiungere quella velocità solo per pochissimi chilometri. Per alimentare poi una linea elettrica così importante si sarà costretti a potenziare gli elettrodotti esistenti o a costruirne di nuovi”. 

Il tecnico è quindi passato ad illustrare le criticità del progetto dal punto di vista dei potenziali danni. “Gli impatti sono molteplici. Uno è la rumorosità di treni così veloci. A basse velocità, come nel caso dei treni attuali, prevale il rumore meccanico. Quando si raggiungono le velocità previste per la TAV viene a prevalere la componente aerodinamica, ed il rumore cresce di 128 volte rispetto al rumore creato dai treni normali. Altro aspetto è quello vibrazionale creato dal passaggio dei treni. È l’elemento più impattante, e non si conosce la risposta del terreno, non si sa come reagiranno le fondamenta degli edifici. Chi realizza l’opera – spiega Venosi – ha l’obbligo di dirci che onde verranno generate dalla linea ferroviaria. Va aggiunto che oggi è prevista un’inezia economica per la mitigazione dell’opera, il due per cento. Esiste poi il problema delle onde elettromagnetiche, generate dagli elettrodotti. La regione Veneto aveva anni fa fissato un valore molto basso, molto cautelativo, di tali emissioni. Nel 2003 questo valore è stato modificato, contro il parere della Regione che fu costretta ad adeguarsi dopo una sentenza della Corte Costituzionale, e per la TAV ora è previsto un valore quindici volte superiore a quello inizialmente previsto. Altro problema è l’effetto che si avrà sulle acque superficiali e sotterranee, anche per le sostanze chimiche che si utilizzano nelle lavorazioni. Questa opera non risponde in alcuna maniera agli scopi per la quale è stata pensata. Solo per darvi un dato – indica Venosi ai presenti in sala – le stesse relazioni preliminari prevedono una crescita solo dall’11 al 15 per cento dei passeggeri. Ne vale la pena? La tratta Torino-Milano è sostenibile economicamente solo se riesce a trasportare 14,2 milioni di persone all’anno, ma in realtà ne trasporta solo 2,1 milioni. E chi paga la differenza? I cittadini”. 

Dopo di lui ad intervenire è la Deputata del Movimento Cinque Stelle Francesca Businarolo. “Il decreto ‘Sblocca Italia’ di Renzi cementa l’Italia, è giusto esserne consapevoli. Ormai è invece chiaro che investire in grandi opere non aiuta a trova la crescita del lavoro, perché dati certi dimostrano che se si vuole aumentare l’occupazione bisogna puntare invece sulla riqualificazione oppure sulle energie rinnovabili. Si dovrebbero dare questi soldi ai Sindaci, per poter realizzare le opere che veramente servono alle comunità”. E qui la Deputata esce con una frase di grande impatto, che porta molti commenti in sala. “Quante cose potrebbe fare il Sindaco di Sona che ho seduto qui accanto con il costo anche solo di un chilometro di TAV, con i novantadue milioni al chilometro spesi per la Bologna-Firenze? Vi immaginante quante scuole, infrastrutture, opere per la vostra comunità?”. Terminando Businarolo spiega che con alcuni colleghi hanno interrogato il Ministro sulla questione economica: Ci sono o non ci sono i soldi? “Sembra – chiude la Deputata – che i soldi non ci siano, e tentiamo di farlo dire anche al Ministro. Sappiamo che questa zona di Sona è tra quelle dove l’opera impatterà maggiormente”. 

Anche la Deputata Arianna Spessotto, sempre del M5S, della Commissione Trasporti, interviene sulle modalità di realizzazione del progetto. “Assurdo che nemmeno ai Sindaci vengano fornite le informazioni. Ed è pure assurdo che a dover spiegare questo progetto ai cittadini siano i Sindaci e non le Ferrovie o il Ministero stesso. Si tratta comunque di un’opera sovradimensionata, inutile, con soluzioni molto più semplici e utilizzando la linea già esistente si potrebbero ottenere gli stessi obbiettivi. Poi – e questa affermazione spiazza molti dei presenti in sala, che non ne erano a conoscenza – va detto chiaramente che sulle linee a venticinquemila volt come quella che verrà realizzata a Sona non possono viaggiare treni merci. Non succede in nessuna parte del mondo. Sfatiamo questo mito, questa TAV non servirà per trasportare merci. Altro mito è che l’opera la paga l’Europa, mentre l’Europa non prevede nessun finanziamento per la tratta”.  

Per chiudere, e prima degli interventi e delle domande dei presenti in sala, il Consigliere Zanella passa la parola a due ragazze di Brescia, a cui la casa è stata espropriata e rasa al suolo lo scorso luglio. “Queste opere – esordiscono le due – smuovono tanto denaro, e questo significa che inevitabilmente si muovono anche le mafie. Venendo al nostro caso, nessuno ci aveva informate che la nostra casa sarebbe stata distrutta. L’abbiamo scoperto dai giornali, le istituzioni non ci hanno supportato, anzi si è tenuto tutto nascosto. Le perizie per l’indennità di esproprio sono state fatte semplicemente entrandoci in casa guardando a vista, o con frettolose misurazioni con un metro a mano. Pensate che addirittura sono arrivati a chiedere a noi come si chiamavano le piante di nostro proprietà, per poterle prevedere nell’indennizzo. A Brescia i cantieri stanno distruggendo il territorio, ci sono zone rimaste quasi completamente isolate o del tutto bloccate dal traffico. E non parliamo dell’inquinamento, in quanto i dati non ci vengono dati. Noi – terminano le due – siamo no TAV e non si deve avere paura a dirlo. Bisogna essere chiari: o si è a favore o si è contro. I partiti politici per primi hanno interessi economici per queste opere”.