“Insegniamo ai nostri cani cosa significa vivere con noi”. Demis Benedetti ci presenta il Centro di addestramento “New Thought”

Chissà se alla fine di questo articolo vi verrà voglia di sapere se il vostro cane è intelligente, se ha un carattere dominante, se potrebbe fare di più ma non si impegna. Con queste curiosità sono andata a fare quattro chiacchiere con Demis Benedetti e ho deciso che devo rassegnarmi e tornare a scuola, perché il problema forse non è il mio cane, ma io.

L’amicizia tra uomo e cane è antica, iniziata quattordicimila anni fa. Ci tiene compagnia ed è a volte un collaboratore insostituibile per le più varie attività e con un quoziente di intelligenza di livello insospettato e con diverse inclinazioni per attività sportive e lavorative. Secondo l’approccio New Thought , il centro di addestramento cani di Demis a Lugagnano, è proprio questo il punto: trattare il cane secondo la sua personale storia, secondo la sua psicologia.

Un percorso di apprendimento personalizzato in base non solo agli obiettivi del proprietario, ma alle reali capacità del cane. Demis Benedetti prende in mano l’attività cominciata dal padre Vanni per il quale era poco più di un hobby e ne fa un lavoro fatto di sacrifici e soddisfazioni. Per lui le soddisfazioni sono state e sono molte anche a livello mondiale come conduttore e come figurante nei campionati mondiali di Utilità e Difesa, disciplina per la quale serve preparazione fisica e competenza cinofila.

Chi è la persona che chiede di addestrare il cane per la difesa, uomo o donna?

Quando ho cominciato questa disciplina pensavo che avrei avuto molte richieste femminili ma in realtà poi sono sempre i maschi a chiedere, senza qualche volta pensare che non tutti i cani hanno il carattere e il temperamento adatto. Se il cane ha una predisposizione naturale, è felice di farlo, si vanno a valorizzare alcuni aspetti che l’animale possiede già, senza forzatura. Altro è farlo a livello agonistico. In questo caso è necessario avere un cane selezionato in base a caratteristiche genetiche particolari frutto di anni di lavoro serio e competente oltre che un conduttore che sia in grado di instaurare un rapporto di profonda armonia ed intesa con il cane.

Esiste un cane perfetto?

No, esistono cani più adatti certamente ma non è una questione di razza. Ormai molte razze,una volta considerate il massimo dal punto di vista del temperamento adatto a questa disciplina, sono state snaturate a causa del solito business. Per avere dei cani da gara dobbiamo andare in Germania dove cercano di salvaguardare i patrimoni genetici al massimo, allo scopo di avere ad esempio Pastori Tedeschi equilibrati e capaci.

Addestrare il cane vuol dire renderlo aggressivo?

Assolutamente no. Vuol dire assecondare le sue caratteristiche, migliorare la propria relazione con lui nella società, vuol dire rendergli la vita più facile e più sicura. Un cane che è in grado di camminare al nostro fianco per strada, che risponde al nostro richiamo, è un cane che non rischia di andare sotto ad una macchina. È un cane che sa stare al suo posto è che è contento di quel posto vicino al suo padrone. I padroni mi pare di capire siano la nota dolente.

Come sono cambiati i padroni?

I padroni oramai riversano sui loro cani le loro aspettative, le loro frustrazioni e le loro mancanze dimenticando il rispetto reciproco dei ruoli. Il cane è sempre più umanizzato e non capisce il suo posto. Ecco perché ci sono animali ingestibili. Gli animali non sono fratelli, figli, subalterni. Sono parte di una squadra dove ci deve essere un capo. È nella loro memoria di razza. Qui cerchiamo di insegnare al padrone a diventare una guida per il suo cane.

E come si fa?

Sono tante le cose che servono per ottenere il massimo controllo sul cane e serve lavorare sul conduttore cioè sul proprietario. Qui lavoriamo in maniera individuale cercando di capire la famiglia, la psicologia, usiamo il rinforzo positivo per gratificare il cane quando fa la cosa giusta ma non mi voglio nascondere dietro ad un dito, io credo anche nel rinforzo negativo. Senza ricorrere alla violenza, sono convinto che cambiare il tono della voce, usare modi a volte secchi, serva al cane a capire che non può essere lui quello che comanda. Anche in natura è così. C’è un capo. E nella famiglia non può essere lui.

Quanti cani hai?

Ora cinque, tutti Pastori Tedeschi ma penso che allargherò la famiglia. I miei contatti con la Germania mi permettono di entrare in contatto con linee di sangue bellissime e penso che una parte del mio lavoro sarà anche allevarli.

Qual è la parte più difficile della convivenza con il cane?

A questo punto sappiamo entrambi che la risposta non può che essere una: Quando se ne va. Salutarlo perché la sua vita, purtroppo breve, è finita. A questo punto devi ringraziare e lasciare andare. A questo proposito non posso dimenticare Feur. Lo avevo preso da uno sportivo che lo stava lasciando morire di inedia perché non vinceva più. Arrivato da me adulto ci abbiamo messo un po’ a capirci e non ci siamo più lasciati. Ho visto la trasformazione di un animale che è riuscito con la pazienza e l’amore a rinascere.

Una lezione per me per lui. Demis, cosa vuoi fare da grande?

Vorrei fare cultura nel mondo cinofilo, far capire come il cane possa essere veicolo per migliorare la vita delle persone, aiutare quelli che ne hanno timore, collaborare con le scuole. Abbiamo fatto un’esperienza esaltante l’estate scorsa con un gruppo di bambini di varie età qui al campo. Li abbiamo fatti incontrare con animali e anche i più paurosi hanno preso coraggio. Uno dei bambini con una disabilità psichica è stato coccolato da uno dei miei cani con una pazienza incredibile fino a che siamo riusciti a passeggiare insieme. Ecco, da grande vorrei fare anche questo. I cani hanno risorse impressionanti a saperle vedere. Spesso chi è all’altro capo del guinzaglio non lo sa.

Lascio il campo carica di emozioni, ho visto passione, competenza, divertimento. Ho visto il piglio del capo capace di tenerezze. Mi domando come il cane possa avere tanta pazienza con l’uomo. Da migliaia di anni pensiamo che capisca la nostra lingua, lo prendiamo, lo abbandoniamo, lo manipoliamo, lo bistrattiamo, in alcuni paesi lo mangiamo, eppure lui è ancora lì a credere che la convivenza con l’uomo sia una cosa straordinaria. Stasera parlerò con Cicoria (il mio di cane) e gli spiegherò che abbiamo bisogno di andare a scuola. Lui verrà. E, sono certa, sarà promosso. Non posso garantire lo stesso di me.

D’altra parte sono solo un banale essere umano.

Monia Cimichella
Nata a Fermo (AP) il 21 dicembre del 1968, vissuta a metà tra Lugagnano e il resto del mondo. Appesa da sempre tra l'imparare e l'insegnare, non a caso si occupa di formazione per adulti.