Iniziato il processo per Fasoli

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Uno dopo l’altro i colleghi che hanno affiancato Alessandro Fasoli nel lavoro a Gardaland hanno risposto alle domande del pm Ormanni e dei difensori delle parti, un’udienza lunga terminata nel pomeriggio quella che ieri ha segnato l’inizio del processo a carico di Aldo Maria Vigevani, ad di Gardaland (difesa Sancassani-Fiorini, mentre gli zii della vittima sono parte civile con l’avvocato Marigo) che deve rispondere della morte del giovane che il 29 luglio 2008 fu schiacciato dal trenino monorotaia mentre si trovava nella trincea profonda poco più di un metro rispetto al marciapiede da dove i visitarori salgono sull’attrazione. Informazioni sui rischi, sulla preparazione impartita ai giovani che, stagionalmente, vengono assunti dal parco divertimenti: tutto questo entra nel processo nel quale a rispondere di omicidio colposo è il vertice della società che gestisce il parco.

 

Di quel ragazzo «veramente bravo, lavorava bene ed era puntuale, di lui non si può dir niente», come lo ha descritto il capotrazione di alcune delle attrazioni del parco dei divertimenti di Castelnuovo, le colleghe con cui lavorava hanno spiegato le mansioni, l’approccio al lavoro, la formazione e i vari compiti ai quali era stato assegnato, all’inizio sempre affiancato da un lavoratore esperto. «Il suo compito era aprire il cancelletto, fare salire i clienti, uscire sul marciapiede e richiudere il cancelletto», ha aggiunto, «non doveva fare altri interventi, in caso di problemi doveva solo chiamare me, io sono sempre in zona».

 

Non c’era motivo, ha sostenuto il capotrazione, che entrasse nella trincea sotto la rotaia, perchè come è emerso, là sotto non era regola che qualcuno andasse. «Le scope e la paletta per pulire la pensilina sono nell’armadio esterno, il materiale per la pulizia più impegnativa sono in un’altra zona» ma venivano usate solo per le pulizie approfondite.

E comunque, così come emerge dal manuale che riguarda la monorotaia e che venne consegnato ad Alessandro, se la pensilina veniva sporcata doveva essere risistemata immediatamente (per evitare che qualcuno scivolasse) ma qualsiasi altra pulizia doveva essere fatta con il treno fermo. «Cioè con le porte aperte: non riparte se le porte sono aperte», ha sottolineato colui che, con 15 anni di esperienza lavorativa, aveva seguito Alessandro nella prima settimana di formazione.

 

«Sono io che decido quando un ragazzo è in grado di lavorare, dopo che per il primo periodo viene affiancato da un esperto, sempre sotto sorveglianza». E rispondendo al patrono di parte civile circa l’origine delle sue competenze di formatore ha risposto: «l’esperienza lavorativa: sono capotrazione da 15 anni a Gardaland. Durante l’affiancamento io controllo, poi faccio le domande ai giovani e solo se sono preparati firmo la dichiarazione. Lo faccio da anni». Ma il 29 luglio accadde la tragedia: Alessandro era nel dislivello, non si accorse che stava arrivando il treno, in mano aveva la paletta e la scopa. Non ebbe scampo. Il processo riprende a gennaio.

 

(Da “L’Arena” del 14 dicembre 2010)