Industria e Commercio a Sona, una lunga storia. Che oggi è in crisi

Al Censimento del 1911 il Comune segnalò la presenza di un fabbro ferraio meccanico, Ambrosi Giuseppe nel capoluogo, che produceva soprattutto carri e carriole per l’agricoltura e un produttore industriale di pasta alimentare a Lugagnano, Mazzi Giuseppe (Ditta Mazzi tuttora presente sul territorio). Il Sindaco Merighi richiesto di indicare il perché della mancata segnalazione di attività industriali nel Censimento del 1901 dichiarò che per quella statistica si chiese di segnalare l’eventuale presenza di aziende con più di 10 dipendenti. Nessuna azienda in quel momento possedeva questo requisito.

Questa precisazione ci fa ritenere che quelle due aziende fossero già presenti sul territorio anche al Censimento del 1901. Due altri imprenditori, che si qualificavano anche come artigiani, iniziarono a operare nel periodo antecedente la I guerra mondiale a Palazzolo, nel settore dell’edilizia per costruire le prime cabine elettriche e macchine irroratrici per l’agricoltura, rispettivamente Negri Marco e Scattolini Aniceto. Negli stessi anni riscontriamo altre attività di tipo industriale con la presenza di caldaie a vapore, in particolare per il trattamento dei bozzoli dei bachi da seta e per la fornitura delle prime fonti di energia elettrica e di forza motrice.

All’inizio del secolo il commercio era molto diffuso e diversificato sia per quanto riguarda l’attività fissa che per quella ambulante (che era chiamata “girovaga”) e, rispetto agli ultimi decenni del secolo precedente, si era specializzato e insediato in tutte le frazioni. Nei centri abitati erano presenti anche trattorie e alberghi che fornivano vivande e alloggio. Anche l’artigianato si stava diversificando con la presenza di  muratori, meccanici per l’agricoltura, maniscalchi e barbieri. Vennero nel periodo avviate anche attività nei settori della lavorazione del legno e dell’edilizia. Questi gli albori delle attività industriali, artigianali e commerciali nel Comune.

Il maggiore incremento del settore industriale nel Comune si ebbe nel secondo dopoguerra. Gli addetti al settore industriale incrementarono, a scapito soprattutto del settore agricolo, con una notevole progressione: 27,9% della popolazione attiva nel 1951, 40,3% nel 1961, 54,3% nel 1971.

Le percentuali iniziarono a calare a favore del terziario e più avanti del terziario avanzato, restando comunque elevate: 48,8% nel 1981 e 45,7% nel 1991. Un riscontro interessante: mentre nei primi anni del periodo descritto la maggior parte dei nostri concittadini trovarono fuori del Comune posti di lavoro nel settore, a partire di primi anni ’70 i posti furono offerti per un lungo periodo tutti sul territorio. La ragione è legata alla dichiarazione per legge, fino al 1968, di Sona quale “Comune depresso”. Questa classificazione garantiva alle aziende che decidevano di insediarsi di usufruire di notevoli facilitazioni fiscali e riduzioni al costo del lavoro e gli Amministratori locali furono pronti a mettere a disposizione degli imprenditori aree industriali/artigianali.

Questi i numeri: nel 1951 208 nostri concittadini risultarono occupati sul territorio comunale a fronte di 757 addetti al settore industriale, nel 1961 501 a fronte di 1.065 addetti, nel 1971 1.466 a fronte di 1506 addetti per giungere al capovolgimento dei dati quando nel 1981 a fronte di 2.147 addetti del Comune i posti di lavoro offerti risultarono 2.639. A partire dal Censimento del 1991 l’offerta di addetti tornò a superare quella dei posti di lavoro sul territorio: 2.583 a fronte di 2.282 posti offerti, anche se il numero delle aziende era aumentato sensibilmente: 426 a fronte di 374 del Censimento del 1981. La domanda era sensibilmente aumentata perché la popolazione attiva era passata dal 40 al 45% dei residenti; un maggior numero di casalinghe iniziò a lavorare fuori casa?

Nello stesso periodo aumentò velocemente anche il numero degli addetti nel Commercio e nel Terziario che passarono dal 15,8% nel 1951 al 17,9% nel 1961, al 21,5% nel 1971 al 39,0% nel 1981 e al 45,9% nel 1991.

Quale è la situazione dell’industria e del commercio nel nostro Comune ai nostri giorni? Negli anni sono cambiate molte modalità di raccolta dei dati e questo fatto ha in parte compromesso la possibilità ottenere confronti attendibili. Per questa ragione abbiamo deciso analizzare i dati degli ultimi quattro anni, forniti dalla Camera di Commercio di Verona, non confrontandoli con quelli sopra esposti, ma con l’intento di monitorare la situazione di disagio del Comune nei due settori che purtroppo non “vanno in controtendenza” come scritto recentemente su un giornalino locale. Il risultato dell’analisi ci ha portato infatti a renderci conto che i dati del Comune sono sovrapponibili a quelli provinciali, con qualche strana dissonanza.

Nel fornire i dati abbiamo sommato il comparto industria e quello artigianale. La provincia segnala una perdita dal 2010 al 2013 di 3.294 aziende pari a -2,58%, mentre il Comune di Sona ha perso nello stesso periodo 45 aziende pari a – 1,89 %.

Analizzando i comparti che più interessano Sona rileviamo che nel settore manifatturiero la provincia a perso 2.370 aziende (-5,96%) e Sona 53 aziende ( – 6,40%), nel settore costruzioni la provincia ha perso 2.110 aziende (-7,22%) e Sona 22 aziende (-3,35%). Nel settore commercio la provincia ha perso 221 aziende (-1,00%) e a Sona vi sono 10 aziende in più (+2,56%). Scomponendo però questo ultimo dato il commercio, con la qualifica di industria, ha guadagnato 18 aziende (+5,05), unico dato in positivo e il commercio con qualifica di artigianato ha perso 8 aziende (-22,86%). Riteniamo che l’aumento del settore commerciale nell’industria riguardi i negozi della Grande Mela, spesso parte di catene di interesse nazionale, mentre il grave negativo del comparto commerciale nell’artigianato riguardi i centri abitati.  Ai lettori il compito di andare oltre nella valutazione dei numeri.

Per quanto ci riguarda possiamo dire che nel giro di pochi anni nel Comune hanno chiuso, stanno chiudendo o sono in serie difficoltà, sei importanti aziende del comparto industriale Prialpas, Nord Bitumi, Calzaturificio Rosetta, ex-Agripol, Stilman, Euroduto, con una perdita di almeno 200 posti di lavoro che in molti casi erano l’unico sostentamento di un’intera famiglia.

Ogni iniziativa del Comune, del Volontariato, delle Cooperative Lavoro fino alle Fondazioni è, oltre che auspicabile, indispensabile per sopperire a questi momenti di profonda crisi economica in attesa di un risveglio economico che ci auguriamo di vedere a breve.