Incontro con l’autore al Liceo Medi di Villafranca: Il biennio ha incontrato Mattia Signorini con il libro “Una piccola pace”

 

“Una piccola pace” è un romanzo di tipo storico, scritto da Mattia Signorini (nella foto sopra), che parla di un ragazzo inglese in guerra nel 1914. Il protagonista ha diciotto anni e si chiama William Turner. Suo padre è un orologiaio e ripara orologi. Prima di andare in guerra spettava a William andare a riportarli riparati ai rispettivi possessori. William non è in buoni rapporti con lui, soprattutto dopo la tragica scomparsa della madre, avvenuta quando lui era piccolo.

Ogni volta che ci pensa, una voragine di tristezza incombe su di lui e la sogna spesso mentre gli dice di dimenticare il passato e di guardare al futuro. Così William vuole cambiare la sua vita e nel 1914 decide di arruolarsi volontario in guerra per due principali motivi: il primo è la promessa fatta alla madre, che perse all’età di otto anni, di aiutare il prossimo; il secondo è cercare di allontanarsi dal padre che, oltre a non degnarsi neanche di guardarlo negli occhi, lo riempie di sensi di colpa, incolpandolo della morte della madre.

In guerra capisce che la sopravvivenza è un premio, ma soprattutto un dono: ogni giorno spera di rimanere vivo e di riuscire a tornare a casa da suo padre, per farsi perdonare e ricominciare dall’inizio. I ragazzi che combattevano in prima linea sono infatti sempre tra la vita e la morte, con poco cibo e poca acqua, e non desiderano altro che tornare a casa dai propri cari.

William ci tiene a fare del bene e rischierebbe la vita per salvare quella dei suoi compagni, che stanno affrontando lo stesso nemico. Tuttavia con il tempo capisce che non c’è nessun nemico e che i soldati contro i quali sparano sono ragazzi come lui e i suoi amici. Sono ragazzi che non hanno scelto di combattere e che rischiano la vita ogni giorno.  Il protagonista comprende che la guerra è la macchina mortale della vita e c’è un altro modo per risolvere le controversie: la pace e la solidarietà.

“La paura è l’incapacità di comprendere chi abbiamo di fronte”, scrive Mattia Signorini. Infatti a volte il nemico è solo apparente, il nemico non esiste, siamo noi a immaginarlo tale. La voglia di pace e l’idea di uguaglianza di tutti i soldati spingeranno William a fare il primo passo verso la postazione nemica completamente disarmato. In questo passaggio si scopre a pieno il suo coraggio e la sua voglia di lottare a costo di morire per la ricerca della pace.

Il 6 febbraio, presso l’aula magna del nostro liceo, si è svolto l’incontro proprio con l’autore Mattia Signorini, al quale i ragazzi di diverse classi del biennio hanno potuto rivolgere una lunga intervista.

Fin dalla prima domanda l’autore è riuscito ad attirare l’attenzione, perché oltre a rispondere alle curiosità degli studenti è stato capace di raccontare di sé e di coinvolgere il pubblico con il suo modo di fare. Alla richiesta: “Come è nata l’idea di questo romanzo ambientato al tempo della prima guerra mondiale?” ha risposto raccontando che lui inizialmente non era appassionato di storia ma in una delle sue escursioni sull’Altopiano di Asiago era venuto a conoscenza di qualcosa che aveva mosso in lui il desiderio di scoprire di più riguardo questo argomento; era infatti in uno di questi suoi “eremitismi” quando per caso, arrivato in una radura che era stata luogo di battaglia durante la prima guerra mondiale, aveva trovato una trincea.

Accanto ad essa c’era un cartello con scritto di non entrare ma, come ha detto lui, “Se c’è scritto di non fare una cosa, io la faccio”, così è entrato. A quel punto ha raccontato che un signore si era affacciato chiedendogli se anche lui fosse appassionato di trincee, facendo così partire un dialogo nel quale era venuto a conoscenza di un evento che poi gli era rimasto particolarmente in mente: la tregua di Natale.

Signorini, che non si capacitava di come una persona sola avesse potuto fare una cosa così grande, aveva iniziato a fare ricerche per scoprire chi fosse l’artefice e alla fine aveva finito per sapere molto riguardo l’argomento. Ad un certo punto era così preso che continuava a chiedere alla sua agente perché nessuno ne avesse già scritto un libro; fu così che lei gli propose di scriverlo.

Questo però non è stato l’unico momento in cui l’autore ha lasciato trapelare qualcosa di sé; infatti, parlando dei personaggi, ha confidato che i suoi preferiti sono sempre quelli che sono etichettati dagli altri come strani o diversi perché, secondo lui, hanno una luce che gli altri non vedono.

Un’altra curiosità emersa durante l’incontro è che Signorini utilizza quasi sempre nei suoi romanzi dei temi comuni, come il tempo (presente in questo libro con le fotografie o l’orologio della madre di William) e l’acqua (trovata in questo libro nei giorni di pioggia o nell’importanza del Mare del Nord per Turner): questi due concetti si potrebbero, quindi, definire quasi come una “comfort zone” dell’autore perché sono degli elementi di cui riesce a scrivere con naturalezza.

Infine, un’affermazione in particolare che penso abbia colpito molti, è stata quella per cui, secondo lui, noi ragazzi stiamo cambiando il mondo. A questo proposito ha raccontato di un avvocato della sua città, che era sempre stato ritenuto abile nel suo lavoro, finché un giorno aveva deciso di iniziare a vestirsi da donna; da quel momento, oltre ad essere stato deriso, in molti avevano iniziato a rivalutare le sue abilità solo perché si vestiva diversamente da come la società era abituata. Un comportamento come questo, che anni fa poteva destare molto scalpore, oggi invece pian piano viene sempre più accettato.

Signorini ha quindi spiegato che, secondo lui, le persone che dicono “non ci sono più i ragazzi di una volta”, in realtà non capiscono che un passo alla volta noi ragazzi, soprattutto tramite il mondo on-line, stiamo facendo una rivoluzione, per la quale le vere identità di ciascuno, anche se in contrasto con le convenzioni sociali, iniziano ad essere accettate: “State rendendo reale una cosa che si credeva un’utopia”.

Recensione del romanzo a cura di Lucia Zanetti e Pietro Carletto 1G
Cronaca dell’incontro a cura di Noemi Ariu 1A

La Redazione
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