Incontriamo Andrea Montresor dell’AC Lugagnano: “Quella volta che giocai contro Pirlo…”

Con un pò di orgoglio (e inconsueta tranquillità), inizio una chiacchierata con mio fratello Andrea Montresor, calciatore classe 1993, ora in forze al Calcio Lugagnano e con un passato a contatto con il grande calcio.

Andrea come è cominciata questa tua passione?

Sin da piccolo, in casa si respirava l’aria giusta per questo sport: le partite viste in TV, la squadra del cuore, la Juventus e la mia naturale predisposizione fisica mi hanno portato a cimentarmi come calciatore.

La prima esperienza è stata proprio con il Lugagnano…

Sì la squadra del paese, dove aveva giocato anche nonno Angelo (NdR Angelo Boscaini, mitico centravanti degli anni ’50 e poi anche Sindaco di Sona) e dove per un bambino di quell’età, 6 anni, era naturale provare a muovere i primi passi. Sono stati momenti davvero belli, la prima idea di gruppo e le prime vittorie ai tanto attesi tornei estivi. In quegli anni coprivo bene il campo, correvo sulla fascia e segnavo pure!

Poi è arrivata la chiamata del Chievo…

Quella è stata inaspettata ma molto gratificante, attorno alla squadra della “diga” c’era, all’epoca, un grandissimo entusiasmo, ho potuto capire cosa voleva dire essere un baby professionista. Il vero salto di qualità è avvenuto, però, più tardi: con i giovanissimi nazionali abbiamo sfiorato la vittoria del campionato e si è fatta più assidua la presenza di agenti, anche di calciatori di primissimo piano, che mi proponevano una collaborazione.

Ti interrompo un attimo, per quelle convincenti prestazioni sei stato notato anche da club stranieri, ce ne vuoi parlare?

Due squadre il Tottenham Hotspur e il Fulham, ambedue con un ottimo settore giovanile. Per la prima ho sostenuto anche un provino, ma poi si è complicato tutto a seguito di un cambio societario, mentre con la seconda fu un nulla di fatto, vista la mia voglia di “casa” intesa come famiglia, con cui ho tutt’ora un ottimo rapporto. Con il senno di poi le mie scelte sarebbero potute essere diverse, vista anche la magnifica atmosfera che si respira sui campi inglesi, ben diversa, ahimè, dalla maggior parte di quelli italiani.

Andrea oggi con la maglia del Lugagnano. Sopra è il primo accosciato a sinistra con una Nazionale giovanile italiana: tra gli altri si riconoscono Sturaro, Leali, Bianchetti e Calvano.

Di pari passo anche le convocazioni con le nazionali Under, che aria si respirava a Coverciano?

Indescrivibile, considerando che ho iniziato i primi stage con l’under 15, per un ragazzino di quell’età mangiare al tavolo dove sedevano campioni del mondo come Buffon, Del Piero e Cannavaro ti proiettava verso un mondo incantato. Varcare quei cancelli per la prima volta, indossare la maglia azzurra e guardare le pareti con i nomi dei grandi del calcio italiano che contavano più presenze in Nazionale è una cosa che auguro a tutti gli appassionati di questo sport, in particolare ai più giovani perché possano sognare di leggere anche il loro nome su quel muro.

Hai potuto cimentarti in amichevole anche contro la Nazionale maggiore, c’è stato qualche giocatore che ti ha colpito in particolare?

Sicuramente Andrea Pirlo, che gestiva la squadra come un grande direttore d’orchestra. La sua visione di gioco era davvero impressionante, riusciva sempre a vedere e servire il compagno libero; ho capito perché le squadre avversarie lo marcavano veramente stretto.

Il percorso è stato completo, dopo la qualificazione agli Europei under 17 sei approdato all’under 18 di Evani e sei venuto a contatto anche con calciatori che adesso militano nella massima serie o comunque nel calcio professionistico, ci fai qualche nome?

Nella formazione azzurra di cui facevo parte in effetti giocavano il gallo Belotti, Sturaro, Bessa, Caprari e Almici, quest’ultimo con il mio stesso ruolo e attualmente militante nelle file dell’Hellas Verona. Vivo con un po’ di nostalgia quel periodo, pensando di aver condiviso momenti importanti con calciatori che oggi guardo in televisione, ed essendo stato, al loro pari, selezionato dallo stesso Evani e dal suo supervisore Arrigo Sacchi, entrambi ricordati per il calcio vincente e spumeggiante che il primo giocava e il secondo insegnava.

Eri anche titolare nelle partite disputate, come ti spieghi di non essere diventato un loro “collega”?

Diciamo che giocavo con continuità, a differenza che nella squadra di club, dove per qualche scelta tecnica discutibile, miei atteggiamenti forse sbagliati e gravi infortuni, mi accomodavo spesso in panchina. Probabilmente è stato proprio il cattivo periodo passato con la Primavera che mi ha impedito di fare il salto di qualità.

Ora sembri aver ritrovato la serenità e la passione giusta?

Posso dire che finalmente rivivo il calcio con il sorriso, avendo la fortuna di giocare in una squadra, il Calcio Lugagnano, fatta di persone veramente fantastiche, dalla società, lo staff tecnico, i miei compagni e i tifosi.

Cosa ti auguri per il futuro?

Ormai vivo il calcio solo come una grande passione, per carità mettendoci il giusto impegno, per il rispetto che nutro verso me stesso e tutte le persone che ruotano attorno al Calcio Lugagnano, quindi se intendi futuro calcistico, mi auguro di contribuire a riportare la mia squadra nelle categorie che merita. Per quanto riguarda i miei obiettivi personali spero di poter condurre un giorno con equilibrio e capacità l’azienda di famiglia per cui attualmente lavoro, come ha fatto dapprima mio nonno Ruggero, e adesso fanno mio padre e mia zia, sperando allo stesso tempo di continuare e rinforzare la relazione affettiva che ormai da quasi otto anni mi lega alla mia ragazza Alice.

About Riccardo Montresor

Nato a Verona il 17 novembre 1990, diplomato al Liceo Classico Don Bosco nel 2009, si è laureato in Giurisprudenza all'Università degli Studi di Verona nel 2016. Attualmente è iscritto all'Ordine degli Avvocati di Verona nell'albo dei Praticanti abilitati al patrocinio.

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