“In20amo il paesaggio”: dalla Convenzione Europea del Paesaggio un progetto veneto per le scuole

L’elaborazione di un pensiero sul paesaggio, che sfugga a una connotazione esclusivamente emozionale, è un processo di riflessione sul vivere. E’ quello che penso, mentre provo a scrivere la scaletta di domande che guiderà in un prossimo articolo la mia conversazione con le dirigenti degli Istituti Comprensivi di Lugagnano e di Sona.

Credo che il paesaggio sia determinante per ognuno di noi. Da prof. di Lettere ho imparato che le sue forme plasmano le parole che usiamo per descrivere gli spazi e noi stessi, perché quelle forme danno un’essenza alla nostra anima. C’è inevitabile connessione tra l’intimo e l’esterno. Ho la convinzione che i docenti di Italiano siano degli eccezionali geografi. E che i geografi siano in fondo dei poeti.

Tiziano Terzani ne La fine è il mio inizio afferma che il mondo sarà salvato dai poeti, persone che non si conoscono tra di loro, ma che si riconosceranno incontrandosi o leggendosi perché usano lo stesso linguaggio, lo stesso codice di decodifica. La ricerca dell’equilibrio, della Bellezza, dell’armonia del vivere. Del Tutto, della relazione con l’invisibile che si cela nel concreto. Il paesaggio contiene questo. E noi lo sentiamo.

Insegno geografia e non più italiano perché sono convinta che la scuola debba favorire questo incontro, la cui conseguenza è la formazione di cittadini attivi. Nell’epoca dell’Antropocene avverto il dovere etico di insegnare ai ragazzi parole che esprimano la relazione con il paesaggio. Se non ci riusciamo, abbiamo perso la partita col Pianeta. Ci siamo persi.

I geografi lo sanno. L’Osservatorio Regionale del Paesaggio del Veneto lo sa. Da quattro anni per le scuole della nostra regione, dalla primaria alla secondaria di II grado, è possibile partecipare gratuitamente al progetto “In20amo il paesaggio”.

Già il titolo è il verso di una dichiarazione d’amore alla Terra e il 20 evoca l’anno 2020, inizio del percorso proposto, a vent’anni esatti dalla Convenzione Europea del Paesaggio. Gli studenti individuano un luogo, nei loro spazi vissuti, in cui desiderano proporre un’idea di trasformazione, di miglioramento o di tutela. Fanno una foto, la caricano sul sito del progetto alla voce “Mappa dei paesaggi”, fanno il punto iniziale della situazione attraverso poche e semplici domande. Ma centratissime: 1. Dove siamo? 2. Quale tipo di paesaggio? 3. Quali emozioni proviamo per questo paesaggio? 4. Perché questo paesaggio e come immaginiamo il suo futuro?

Quindi lavorano con il tutoraggio del docente e alla fine caricano una seconda foto con le modifiche pensate. Possono caricare un disegno, un collage, una foto modificata insieme con le risposte alle nuove domande che raccontano prodotto: obiettivi, attori, risorse e fasi. Ma soprattutto gli studenti rispondono a: “Che cosa è già cambiato?”.

Sicuramente lo sguardo, ora guidato dall’idea di essere cittadini con emozioni e pensieri. E’ un traguardo di formazione basilare per il futuro paesaggistico così precario del tempo attuale. I nostri centri abitati hanno bisogno, come dice Maurizio Carta in Le città aumentate, di sensibilità, consapevolezza, responsabilità e impegno. La scuola deve offrire con partner competenti percorsi che attivino la sensibilità sensoriale ed emozionale verso il paesaggio, per promuovere la riflessione sul proprio stare nei luoghi e generare quindi responsabilità e impegno. E’ molto lontano il tempo di una geografia appresa in modo mnemonico e per elenchi. O meglio è anacronistico, date le problematiche che viviamo.

Il progetto prevede anche un percorso di formazione gratuito per i docenti, suddiviso tra neofiti ed esperti perché si può partecipare a più edizioni. I geografi dell’Università di Padova curano gli incontri sia online che in presenza favorendo la creazione di una comunità.

Penso quindi a “In20amo il paesaggio”, mentre scrivo la scaletta di domande per le due dirigenti non venete, originarie di una parte d’Italia con altri panorami e altri climi rispetto alla nostra Pianura Padana. Sarà interessante ascoltare le loro parole sul paesaggio dei luoghi del cuore, lasciati lontano, e sui nuovi luoghi in cui stanno facendo crescere generazioni di ragazzi.

Se ne avete voglia o se semplicemente vi siete incuriositi, andate a guardare il sito del progetto promosso dall’Osservatorio Regionale per il Paesaggio del Veneto e realizzato dal Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità dell’Università degli Studi di Padova in collaborazione con l’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG) – Sezione Veneto. GeoHeart torna presto. Con l’esperienza diretta nelle scuole del territorio.

La foto di copertina è di Dino Gamba.

Luisa Fazzini
È docente di Lettere nella scuola secondaria di I grado dal 2001. Negli ultimi anni ha scelto di dedicarsi, prima prevalentemente e ora esclusivamente, all’insegnamento della Geografia. Si occupa di formazione, ha vinto due premi regionali scolastici ARPAV per progettazione ambientale in qualità, è membro del Consiglio Nazionale AIIG (Associazione Italiana Insegnanti di Geografia), è referente per l’educazione per Slow Food Veneto, cura la rubrica on line “Geografica. La didattica della meraviglia” per la rivista Erodoto 108 e pubblica percorsi didattici con Erickson, Loescher e Rizzoli.