In Turchia l’Italia cade al tie-break, ma non perde la testa nel frastuono della finale

Il 6 settembre si disputa in Turchia la finale del Campionato Europeo di pallavolo femminile. Una finale attesa e, soprattutto, molto desiderata, con due squadre che si ritrovano esattamente un anno dopo nella medesima situazione, a contendersi il titolo più prestigioso del campionato europeo.

La partita inizia, ma fin da subito si cominciano a sentire fischi, urla continue e atteggiamenti poco corretti da parte dei tifosi turchi nei confronti delle azzurre, soprattutto durante i loro servizi.

Inizialmente si pensa che possa trattarsi soltanto dei primi punti e che, con il proseguire della gara, la situazione possa calmarsi. Invece, la scena si ripete più volte, senza che nessuno intervenga.

Le azzurre, però, non si fanno intimorire e, soprattutto, non si lasciano coinvolgere. Rimangono concentrate sul proprio obiettivo e riescono a portare a casa il primo set.

Durante il secondo set, sul punteggio di 19-19, nell’ultima azione la schiacciatrice turca Hande Baladin attacca fuori e la coppia arbitrale assegna il punto alla squadra italiana, non rilevando un presunto tocco del muro azzurro. Il presidente della Federazione turca, Erdogan, si alza e inizia a protestare vistosamente, rivolgendosi all’arbitro per contestare il punto assegnato all’Italia.

In seguito al challenge richiesto dalla squadra turca, viene evidenziato l’errore arbitrale e il punto viene assegnato alla Turchia. Il secondo set viene quindi portato a termine dalle padrone di casa.

Il terzo set viene conquistato dalle azzurre, nonostante i continui fischi del pubblico turco durante ogni singolo servizio. Il set successivo, invece, viene vinto dalla squadra di casa.

Si arriva così all’ultimo set, il tie-break, che viene conquistato dalle giocatrici turche. Al termine della partita, le azzurre si complimentano con le avversarie, nonostante la comprensibile amarezza per la sconfitta.

Da questa partita, però, non ci si dovrebbe portare a casa soltanto il secondo posto delle ragazze italiane, ma soprattutto la consapevolezza della loro capacità di rimanere concentrate nonostante un atteggiamento poco rispettoso di una parte del pubblico turco. Le azzurre hanno dimostrato un’ottima capacità di rimanere focalizzate sul gioco e di non lasciarsi coinvolgere emotivamente da ciò che accadeva sugli spalti.

Giocare in casa può essere certamente un vantaggio: non doversi spostare, poter contare sul sostegno del proprio pubblico e avere la sensazione di giocare in un ambiente familiare sono elementi che possono fare la differenza. Questo, però, non dovrebbe mai trasformarsi in una mancanza di rispetto nei confronti della squadra avversaria e, soprattutto, non dovrebbe arrivare al punto di compromettere la concentrazione delle giocatrici durante momenti delicati come il servizio.

In questa partita, onestamente, non c’è stato un singolo servizio delle azzurre che possa essere definito diversamente da assordante e ostile per il clima creato dal pubblico.

Eppure, dal punto di vista emotivo, credo che l’Italia abbia comunque vinto qualcosa di importante. Ha dimostrato di saper mantenere la concentrazione, di essere capace di riconoscere con onestà il punto da assegnare alla squadra avversaria e, soprattutto, di non aver cercato una giustificazione alla sconfitta nei comportamenti del pubblico turco.

Ed è forse proprio questo l’aspetto più importante da portare a casa: la crescita, la maturità e la capacità di rimanere lucide anche quando le condizioni esterne non sono favorevoli.

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