In tempi di Covid è giustificata la spesa di 45 mila euro per riadattare le cabine telefoniche di Sona?

Qualche giorno fa abbiamo dato la notizia dell’iniziativa del Comune di Sona di recupero delle vecchie cabine telefoniche del territorio. Progetto che prevede la loro pulitura e l’aggiunta di elementi interni ed esterni per permettere un nuovo uso culturale come una micro biblioteca per il bookcrossing, l’esposizione di materiale illustrativo e di info point, un centro tecnologico per ricarica e internet.

Insomma, invece di entrare in una cabina telefonica per telefonare, a Sona si entrerà per leggere un libro, ricaricarsi il cellulare e connettersi ad internet gratuitamente.

Una bella iniziativa, sicuramente di impatto e che infatti è piaciuta molto ai nostri lettori.

L’Assessore alla Cultura Gianmichele Bianco, promotore di questo progetto, lo ha commentato con una certa enfasi definendolo “frutto di una costante e determinata riflessione di crescita culturale del territorio che come Amministrazione proponiamo da sempre. Un’azione condivisa e approfondita tutti assieme, anche con le minoranze, per il bene del territorio e nel rispetto del momento. Per ora installeremo due cabine, a San Giorgio e a Palazzolo, per farle diventare luogo di relazione classica, con i libri, e attuale con ricarica device e accesso wi fi gratuiti. Questa è nostra idea: anche piccoli passi, ma determinati verso il futuro”.

Tutto vero e tutto condivisibile.

Quello che però lascia però perplessi è il costo dell’iniziativa. Telecom ha messo gratuitamente a disposizione del Comune le quattro cabine telefoniche, mentre ammonta a più di 45 mila euro la spesa complessiva a carico del Comune per la realizzazione del progetto.

Nel dettaglio, 3.825,04 euro costano l’ideazione e il progetto dell’Architetto Urcioli di Milano, 31.900 euro è la spesa per la fornitura gli arredi e per allestimento delle cabine e 9.800 euro il costo di trasporto, istallazione e posa in opera delle cabine. Per un totale di 45.525,04 euro.

Lo scorso giugno, dopo il durissimo lockdown, l’Amministrazione di Sona aveva preannunciato che si sarebbero resi necessari tagli importanti alle spese in alcuni settori per concentrare le risorse dove sono prioritarie: sociale, aiuto alle famiglie, scuola, sostegno all’economia locale (sopra nella foto Pachera una delle serrande chiuse di un negozio del nostro territorio). Una decisione che la comunità aveva accettato e condiviso, nella consapevolezza della stagione critica e della crisi senza precedenti che stiamo affrontando.

Ora arriva la notizia di questa iniziativa, apprezzabile e che in altri tempi sarebbe stata la classica ciliegina sulla torta di un progetto culturale complessivo. Ma oggi ne vale veramente la pena?