In difesa della libertà di stampa, oggi

Come accade ogni anno dal 1993 il 3 maggio ricorre la Giornata mondiale della libertà di stampa in cui il tema ricorrente è la difficoltà per i giornalisti nel libero svolgimento del proprio lavoro, sempre più spesso ostacolato da minacce di ritorsioni ma, talvolta, anche dalla politica stessa.

L’articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo stabilisce che “ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione, tale diritto include la libertà di opinione senza interferenze e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza frontiere”.

Tutto bello, ma cosa ci racconta la realtà? La realtà ci mostra che ci sono ancora Paesi del mondo che continuano ad ignorare, vilipendere e calpestare in piena consapevolezza e volontà questo diritto. I dati più recenti dell’ONG Reporters Sans Frontières mostrano che, su 180 Stati, la situazione è “buona” o “soddisfacente” in appena 52, di cui 21 europei. Portabandiera in Unione Europea e nella classifica generale della libertà di stampa i celeberrimi Paesi scandinavi (più l’Irlanda), mentre fanalino di coda la Grecia, al 107esimo posto e fuori dai 52 virtuosi.

Come siamo messi in Italia? Si potrebbe rispondere con una semplice esclamazione: “Meh!”. Saremo anche saliti dal 58esimo al 41esimo posto ma rimane la misera tendenza dei giornalisti ad autocensurarsi per non andare contro la linea editoriale della testata di appartenenza, pena cause per diffamazione o altre azioni legali, o per non temere rappresaglie e minacce da parte di gruppi estremisti e mafie. Che tristezza, non si può più parlare professionalmente nemmeno protetti dalle pagine stampate o da uno schermo digitale…

Almeno siamo messi meglio di molti altri, verrebbe da dire. Magra consolazione: Russia (posizione 164), Palestina (156), Iran (177), Israele (in rosa chiaro ma comunque calato al 97esimo posto) e la stragrande maggioranza di Paesi orientali sono colorati in rosso scuro, con Vietnam, Cina e la nota Corea del Nord a ricoprire gli ultimi tre posti.

Le guerre in corso non solo spaventano per la loro pesantezza e ripercussioni a livello globale, ma anche per il costante pericolo che diligenti giornalisti corrono ogni giorno per donarci informazioni precise dettagliate, non influenzate, filtrate o distorte, rischiando perennemente la vita o, alla “meglio”, di finire in carcere e restarci per chissà quanto.

Ecco perché la giornata di oggi serve per aprirci gli occhi e per vedere con maggiore rispetto i guerrieri della sana informazione.

Nicola Franchini
Nato nel 2004 e Palazzolese doc, si è diplomato al liceo linguistico Medi di Villafranca nel luglio 2023. Frequenta attualmente il corso di Scienze della Comunicazione all'Università di Verona ed ha iniziato a collaborare con il Baco da Seta nel novembre 2023 come corrispondente per Palazzolo. Cresciuto secondo il culto dell'automobile, negli anni ha collezionato centinaia di modellini e riviste del settore dell'automotive e visto tutti gli episodi del celebre programma britannico "Top Gear". Ascoltatore sin da neonato dell'emittente radiofonica che trasmette "musica di gran classe", nel tempo libero si diletta ad ascoltare (per ore) la musica, suonare (per altrettante ore) la chitarra e nuotare (fin dai tempi dell'asilo).