IMU: i vizi degli italiani. Ieri come oggi

Fino al 1974 i Comuni acquisivano la quasi totalità delle risorse economiche per il proprio bilancio sul territorio comunale (a Sona il 76% nel 1972). La riforma tributaria che partì dall’anno suddetto capovolse completamente il parametro. I Comuni  iniziarono a ricevere dalla Stato la maggior parte dei proventi (a Sona l’82% nel 1984). Si passò da una imposizione locale ad una centralizzata.  Allora si fece in un solo colpo, con una semplice legge delegata.

Da alcuni anni e con molta difficoltà si sta tornando indietro tra discussioni poco collaborative che somigliano molto più ad incomprensibili contrapposizioni per Istituzioni dello stesso Stato. Nel 1973 quando gli Amministratori ebbero notizia che lo Stato avrebbe tolto il potere impositivo ai Comuni e che li avrebbe compensati di un importo pari a quello tolto, si attivarono aumentando nell’ultimo anno le aliquote del dazio e della tassa famiglia, voci più importanti del bilancio in quegli anni.

Anche il Comune di Sona che poco aveva sempre poco osato nel campo dell’imposizione fiscale, dovendosi confrontare di persona con il contribuente, nel 1973 passò a più convincenti determinazioni. E’ opportuno però aggiungere che il Comune di Sona era un comune “povero”, dichiarato “depresso” per legge fino al 1968 e quindi la prudenza fiscale dei nostri Amministratori di quegli anni è in parte giustificabile.

Lo Stato  però, preso atto che in un solo anno erano aumentate gli importi della tassazione in modo anomalo, non rimborsò il 100% del tolto come era previsto, ma corresse gli importi secondo modalità che per motivi di spazio non descrivo.

E’ di questi giorni la discussione sull’IMU che non dovrebbe essere rimborsata dallo Stato completamente  per quelle aliquote variate “furbescamente” nell’ultimo anno da alcuni comuni come Milano, Roma e Verona. 

Chi ha scelto questa strada aveva tenuto conto del fatto che l’IMU sarebbe stata tolta e quindi il maggior onere non sarebbe stato pagato dal proprio contribuente, bensì dallo Stato. In questo caso, contrariamente agli anni ’70, lo Stato difficilmente potrà tenere la linea scelta che potrebbe non penalizzare i cittadini, se i rispettivi Sindaci riducessero nel bilancio la previsione di un’entrata ricercata furbescamente a carico di tutta la Comunità nazionale.

I vizi degli italiani si rincorrono nei decenni e pare proprio che non ci sia generazione esente.

Renato Salvetti
Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come assessore e sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune ed è autore di pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.