“Impegnandoci possiamo cambiare il mondo”, Andrea di Lugagnano torna da un’esperienza nel Togo

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A volte ci sono quelle occasioni che possono cambiare la nostra visione della vita.

Esordisce così Andrea Chesini di Lugagnano, reduce da un’indimenticabile esperienza missionaria in Togo, nel cuore del continente nero. Negli occhi di Andrea convivono sentimenti di intensa vitalità e profonda emozione, entusiasmo e, allo stesso tempo, nostalgia. Percepisco chiaramente e fin da subito che non sarà un’intervista canonica e convenzionale, in cui ci soffermeremo solamente sul mero racconto di fatti ed eventi; verranno trasmessi ricordi ancora vivi, concetti e pensieri esprimibili solo parzialmente con le parole, percepibili solamente dall’animo di chi ascolta e di chi legge.

È iniziato tutto a metà gennaio, quando il mio amico Fausto mi ha chiamato dicendomi che era stato contattato da madre Patrizia che ha iniziato da pochi anni una missione in Togo e aveva bisogno di una mano per l’installazione di pannelli fotovoltaici, importantissimi per dare corrente all’infermeria, alla scuola e alla pompa del pozzo.

Come hai reagito di fronte a questa chiamata?

Sono rimasto molto colpito: ho incontrato suor Patrizia, madre canossiana, solo un paio di volte nella mia vita quando ero andato a Brescia ad aiutare a caricare un container per le missioni, la sua chiamata è stata del tutto inaspettata. Inoltre, io sono ingegnere dell’automazione e l’installazione di impianti fotovoltaici non rientra nemmeno tra le mie competenze di lavoro.

Cosa ti ha spinto ad accettare?

Dentro di me sapevo che sarebbe stata un’occasione che non mi sarebbe più ricapitata. È una di quelle situazioni in cui ci diciamo: ‘Non è un caso’. Sono sicuro, inoltre, che, se non avessi accettato, me ne sarei pentito per tutta la vita.

Come hai proceduto allora?

Ho sparso un po’ la voce per cercare aiuto perché non sapevo come mettere in funzione gli inverter e le batterie dell’impianto fotovoltaico presenti in missione, e mancava del materiale da acquistare. Mi sono venuti in aiuto il mio amico Ilario che mi ha spiegato tutto a livello tecnico, e molte persone che grazie alle donazioni raccolte mi hanno permesso di comprare il materiale necessario.

Quali sono state le reazioni delle persone che ti stanno più vicino?

Ti racconto la reazione di mia moglie Elisa: subito era un po’ preoccupata per via della situazione attuale in Africa, ma dopo lunghi istanti di silenzio mi ha detto: ‘è la cosa giusta da fare’. Mi ha sostenuto e aiutato nel preparare il necessario.

andrea chesini lugagnano in togo 2016 (1)Eri già stato in Africa?

Sì nel 2005 avevo fatto un’esperienza di un mese in missione in Uganda con il VOICA (Volontariato Internazionale Canossiano), ero poco più che ventenne ed ero spinto dal desiderio di aiutare e soprattutto di conoscere. A distanza di dieci anni ho affrontato la missione in modo più consapevole.

Come hai affrontato la missione in Togo?

Prima di partire sapevo che la missione Cuori Grandi Onlus avviata da Suor Patrizia e dalle missionarie laiche Maristella e Federica era iniziata da circa quattro anni presso il villaggio Amakpapé, a circa 80 km dalla capitale Lome, e aveva già portato a termine una scuola e un’infermeria. Mi aspettavo, però, che l’attività missionaria fosse più organizzata e programmata: agivano invece giorno per giorno, a seconda delle opere di carità necessarie, pensa che l’infermeria accoglie circa 30 persone al giorno! D’altra parte, la situazione in Togo è difficilissima: si tratta di un Paese del Quarto mondo, ovvero in cui la popolazione vive con meno di un dollaro al giorno e l’indice di sviluppo umano è bassissimo; vi è un unico centro medico (e senza acqua corrente!) nel raggio di trenta chilometri a disposizione di oltre venti mila persone. Tuttavia, tutto ciò che è stato realizzato fino ad ora è stato grazie a cospicue donazioni provenienti dall’Italia, o, per usare le parole di madre Patrizia ‘la concretizzazione dello Spirito Santo’.

Ovvero?

Se le persone si adoperano il più possibile per fare del bene, il bene arriverà in vari modi e momenti. Si tratta di tante piccole tessere di un mosaico che, nel complesso, costituiscono un’opera meravigliosa. Maristella mi ha passato questo concetto: il mondo è fatto da bene e male, lo sappiamo tutti; e ognuno di noi può scegliere come trascorrere la propria vita. Tuttavia, anche se ci comportiamo bene e facciamo il nostro dovere, lasceremo il mondo che conosciamo così come l’abbiamo trovato. Se, invece, aiutiamo chi è in difficoltà, ci mettiamo a disposizione per gli altri, dedichiamo il nostro tempo per il prossimo, la vita delle persone cambia in meglio, e a loro volta possono agire così verso altre persone. Immagina un effetto domino, come potrebbe davvero migliorare il mondo.

Tu come hai riscontrato questo messaggio?

In Togo io non ho fatto nulla di eclatante: ho semplicemente applicato le mie conoscenze, ho svolto il mio lavoro in un altro contesto, ho acquistato il biglietto aereo come se fossi andato in vacanza, ho preso ferie dal lavoro. I frutti del mio lavoro mi sono stati mostrati dagli altri: dopo aver installato l’impianto fotovoltaico, infatti, Chiara e Cristina, le due infermiere volontarie, mi hanno profondamente ringraziato poiché avrebbero potuto utilizzare lo sterilizzatore. Prima che i pannelli funzionassero, infatti, gli strumenti medici non potevano essere sterilizzati. E adesso la pompa del pozzo può funzionare giorno e notte grazie alle batterie.

Raccontaci la tua giornata tipo in Togo.

Le mie giornate iniziavano con la sveglia alle 5.15. Insieme a madre Patrizia, Maristella, Chiara e Cristina andavo a messa al villaggio: non c’era una chiesa, ma una capanna, come tutte le case del villaggio. Poi alle 6.30 tornavamo alla missione e facevamo le lodi fino alle 7. Seguiva la preghiera con gli operai, addetti alla costruzione della nuova chiesa inaugurata il 3 aprile. Io iniziavo il mio lavoro insieme al mio amico Donè e altre operazioni svolte spalla-spalla con i togolesi. Sono contento di far passare il messaggio che anche se ero da solo, sono riuscito a fare tutto grazie agli abitanti del posto, e posso sfatare con convinzione il luogo comune che gli africani non sono capaci di lavorare: ho insegnato a loro a lavorare così come è stato insegnato a me. Intanto Maristella, Chiara e Cristina si adoperavano tra l’infermeria, il trasporto di medicine ai malati in ospedale a Lome (in Togo spetta al paziente procurarsi le medicine), la scuola materna ed elementare e varie opere di carità. Alla sera recitavamo il rosario e la preghiera dei vespri. Si pregava tanto, e non ero abituato! Poi, con il passare del tempo, mi sono reso conto che quelle due ore e mezza di preghiera al giorno erano la fonte da cui attingere l’energia e la forza necessarie per affrontare innumerevoli situazioni. Alla sera non dimenticherò mai le incredibili stellate e la visione della luna rovesciata per la vicinanza all’Equatore.

Com’è stato il viaggio di ritorno?

Qualche giorno prima della partenza provavo una grande nostalgia sia per la mia famiglia, mia moglie, sia per l’esperienza missionaria. Ho vissuto i dieci giorni di missione in modo intenso, mi sono adoperato al massimo; certo, hanno comportato molta fatica, ma so che il mio piccolo contributo è stato molto utile. Durante il viaggio di ritorno ho scritto un diario, per poter avere anche un ricordo tangibile e dettagliato del mio vissuto. Quest’estate mi piacerebbe tornare anche con mia moglie.

Che messaggio lasci a chi ti sta leggendo?

Spesso siamo nel turbine dei nostri impegni quotidiani e non ci accorgiamo della facilità di poter aiutare gli altri. Bisogna approfondire ogni contesto, essere curiosi, aprire gli occhi, allargare gli orizzonti. Tutti noi possiamo vivere la nostra missione quotidiana: nel nostro piccolo dobbiamo solo saper cogliere l’occasione e mettere in pratica ciò che sappiamo fare, i nostri doni e le nostre qualità per il prossimo. Nulla di impossibile, ma con risultati di straordinario valore.

Per contribuire in modo concreto alla missione di Amakpapè è possibile fare una donazione a Cuori Grandi Onlus. IBAN: IT98T0335901600100000118595.