“Immigrazione? Accoglienza, ma con il pragmatismo tedesco”. Un lugagnanese in viaggio in Germania

Rivedo, dopo diversi anni, la famiglia Strassbuger nella loro casa di Altendorf, un quieto paesino di campagna posto a metà strada tra Norimberga e Bamberg. Siamo in Franconia, un’area geografica e storica che si trova nel centro della Germania nella parte settentrionale del Land della Baviera ai confini con i Land dell’Assia e della Turingia.

Mi lega alla famiglia Strassburger (nella foto sopra) un rapporto di lunga data, nata agli inizi degli anni ’90 con la conoscenza di Reinhold, il maggiore dei figli di Maria e Adolf, con il quale è nata sin da subito una bella amicizia. Mi porta in Baviera la ricorrenza della Anna Fest, la festa della birra della città di Forcheim, che è situata non molto lontano da Altendorf. Con l’occasione non può mai mancare una gita alle stupende città di Bamberg e Norimberga e, se il tempo lo permette, a Rothemburg, una città medievale gioiello incastonata sul tracciato della Romantic Strasse. Immancabile un passaggio da casa Strassburger per un abbraccio alla padrona di casa Maria e alle sue fantastiche torte e per rivedere Silvia, Peter e i loro figli Stephen, Tino e Teresa.

Verona-Altendorf è un tragitto di circa sei ore di macchina in condizioni di traffico ottimale. Venerdì 29 luglio è però l’inizio di un weekend che porta una marea di tedeschi a spostarsi verso le località turistiche della Germania e, verso Sud, dell’Italia ed in particolare del Lago di Garda, meta molto ambita dal popolo teutonico. Nonché molti danesi, svedesi ed olandesi a muoversi verso Nord per ritornare a casa dopo le vacanze in Italia.

Per questo motivo il nostro viaggio verso Nord si trasforma quindi in una gita dilatata nello spazio tempo ben oltre le sei ore, alla ricerca spesso di tragitti alternativi alle autostrade spaziose, ben tenute, armoniose e insinuate in un paesaggio ricchi di boschi, ma sature di auto in movimento. Una bella occasione per chiacchierare e parlare del più e del meno, ivi compreso un po’ di attualità e soprattutto di fatti legati ai recenti attentati avvenuti in Germania.

Nasce così l’idea di raccogliere le testimonianze della famiglia tedesca degli Strassburger e sentire da loro quali sono le sensazioni e le percezioni rispetto la realtà quotidiana che vivono. Un osservatorio di cittadini che vivono nella parte rurale della Germania ma molto ricca e benestante (la Baviera è il secondo Land per PIL della Germania). Un punto di vista forse un po’ diverso da quello dei tedeschi che popolano le grandi città quali Monaco o Francoforte, ma pur sempre indicativo di comportamenti, tendenze e opinioni in merito ad un tema molto caldo, anche da loro così come da noi in Italia: l’immigrazione.

Con l’aiuto di Reinhold che fa da traduttore chiediamo a Maria, prossima ottantenne, il suo punto di vista sulla politica del governo Merkel riguardo l’immigrazione. Quello che riferisce è una sorta di stupore verso una forma di accoglienza molto ampia e articolata nei contenuti pratici: gli immigrati vengono forniti di biciclette, passeggini, buoni spesa, assistenza medica ed altro. Prassi assolutamente accettabile ed auspicabile da parte di un paese civile ed economicamente solido, ma nello stesso tempo ingenera invidia, confronti e rivendicazioni assolutamente naturali da parte dei cittadini tedeschi.

La sensazione è quella di una sorta di ingiustizia sociale. Non c’è odio verso queste persone, questo è bene precisarlo, non c’è volontà di rispedirli nel proprio paese. Strutture dismesse come alberghi o ristoranti vengono adattati per ospitare gli immigrati, da questo punto di vista niente di diverso da quanto succede in Italia. Sotto questo aspetto la Comunità Europea sembra avere una politica abbastanza comune.

Chiediamo poi a Maria qual è la sua percezione riguardo la sicurezza ed in particolare per eventi di massa tipo Anna Fest alla quale, da li a breve, avremmo partecipato. “Non c’è paura”, ci dice Maria, esprimendo sia il suo punto di vista sia, probabilmente, quella della comunità del paese in cui vive.

C’è da dire però che fino a qualche settimana fa, come da noi del resto, in Baviera si viveva l’eco lontano dei fatti di Francia ed il sentimento diffuso era che fosse appunto un fatto lontano. I fatti recenti di Wurzburg, Ansbach e Monaco, con protagonisti extracomunitari di matrice islamica che si sono macchiati atti terribili, ha alzato indubbiamente l’attenzione. Ma il sentimento diffuso non è la paura: è più un disorientamento generale che porta a non sapere bene cosa aspettarsi, a non sapere cosa possa succedere nell’immediato e a come reagire di fronte a queste fatti.

Quindi, apparentemente, la vita scorre via sui normali binari della quotidianità, legata alle attività lavorative e ai momenti di aggregazione e di celebrazione delle tradizioni locali delle feste della birra o altro. E’ un’azione inconscia di allontanamento dell’evento traumatico e delle conseguenze che lo stesso può avere sullo stile di vita dei tedeschi.

Chiediamo poi il parere di Teresa, figlia di Silvia sorella di Reinhold e nipote di Maria. Ha 28 anni, vive e lavora a Bamberg. E’ il punto di vista di una giovane donna che ha, ovviamente, un osservatorio diverso di Maria: più giovanile, più legato al mondo del lavoro e a quello socio culturale delle giovani generazioni.

L’approccio di Teresa è pragmatico: “Non possiamo rifiutare un aiuto a persone che vivono momenti brutti nei loro Paesi e che sono costretti a scappare per non soccombere assieme alle proprie famiglie”, ci dice.

Nell’azienda dove lavora, nel settore della lavorazione del vetro e del cristallo, hanno assunto un rifugiato dalla Siria. La sua aspettativa (“più che una aspettativa una pretesa”, sottolinea) è che queste persone dimostrino volontà di integrazione nel tessuto socio economico tedesco. Auspica, da questo punto di vista, che il governo tedesco mantenga questa apertura verso l’accoglienza ma, nello stesso tempo, auspica una integrazione reale nei fatti e nelle intenzioni, nel rispetto di regole, leggi, diritti e doveri.

Pur mantenendo una posizione molto equilibrata e moderata sul tema, entra nel merito della politica del governo tedesco: ci dice che la posizione della Merkel, come sappiamo, è molto a favore dell’accoglienza anche se poi, nella realtà (tutto mondo è paese…), la reale attuazione di questa politica è demandata ai Land. In Baviera, per esempio, la CSU (Unione Cristiano Sociale che è la coalizione che regge il Land), pur essendo una sorta di emanazione della CDU (partito di frau Merkel), mantiene una visione abbastanza differente da quella del governo centrale, che la vede meno disposta ad accettarne la politica di accoglienza.

Da recenti articoli che avevo letto sull’immigrazione in Germania, avevo appreso che il primo step dell’accoglienza dell’immigrato è quello di inserirlo subito in corsi di acculturamento legati alla conoscenza della lingua tedesca. Questa cosa mi avevo colpito e ne chiedo conferma a Teresa. Che mi da una visione diversa: non è proprio così, anzi spesso non lo è.

Il ragazzo siriano che lavora da loro è dotato di tantissima voglia di imparare per sentirsi parte di questa nuova comunità e per ricercare il suo riscatto sociale. Ma sta incontrando le classiche difficoltà di differenza culturale e linguistica, che sta affrontando con una sana dose di buona volontà ed impegno personali prima di tutto, aldilà dell’aiuto che può trovare o meno nelle istituzioni della sua nuova patria.

Mi viene da osservare che, da che mondo è mondo, le “maniche della camicia arrotolate sono da sempre sinonimo di qualcosa che parte da dentro di sé. Senza questa spinta personale nessuna integrazione può funzionare. Il compito delle istituzioni è quello di non frustrare questa scintilla e anzi di farla diventare la spinta primordiale alla vera integrazione tra i popoli.

Dopo questa breve ma interessante discussione ci spostiamo sulla collina di Forcheim per partecipare alla Anna Fest. La volontà di integrarci con i Bavaresi, le loro tradizioni e la loro inimitabile birra è totale! Il contesto è stupendo: una marea di gente assiepata sulle panche delle birrerie, che hanno i loro stand fissi proprio all’interno del bosco.

Un momento della "Anna Fest" in Baviera
Un momento della “Anna Fest” in Baviera

Un percorso tra stand gastronomici, abiti e cibi tipici, musica, profumi inebrianti e, soprattutto, tanta allegria e spensieratezza. Sulla scorta di quello che mi avevano raccontato Maria e Teresa, mi sono soffermato ad osservare alcuni particolari.

Una sola pattuglia della polizia locale a presidiare l’ingresso basso della festa. Sull’ingresso più in alto una pattuglia di polizia vestita con abbigliamento di sicurezza personale e qualche presidio da utilizzare in caso di emergenza. Non possiamo parlare di tenuta anti sommossa. Cinque persone in tutto, accumunate da un atteggiamento di controllo sulla situazione, ma apparentemente non particolarmente “ansioso”.

L’occhio mi scivola sulle persone che incontro e sui loro visi. Tra queste diversi ragazzi di chiara origine mediorientale o nord africana visto il colore olivastro della loro carnagione. Tendo l’orecchio per ascoltare le loro conversazioni, alla ricerca di qualche frase in idioma arabo. Pur non capendo niente, perché non conosco il tedesco, quello che usano è sicuramente tedesco.

La mia forma mentis e il mio percepito dall’informazione pubblica, mi fa notare le loro barbe. Tipiche, sempre per effetto della mia forma mentis, di cultura mussulmana. “E se fossero dei potenziali terroristi?” mi dico. “Potrebbe essere.” mi rispondo “ma quello che vedo ora e non quello che sento dire in giro o che vedo manifestato in atti estremi in TV, mi fa dire che sono dei ragazzi tedeschi sì di origine medio orientale o nord africani, ma ragazzi tedeschi”.

Non posso vivere questo momento di vacanza e di festa nella paura che uno di loro possa diventare un improvviso pericolo. Sulla scia della paura, potrei perdermi la magia del momento dell’incontro con un luogo che è In Germania, nel cuore dell’Europa. In una terra che ha un passato molto difficile ma che ha saputo trarre, da questo dramma, una spinta verso una forma di accettazione e di tolleranza verso lo straniero. Non sono tutte rose fiori e non è tutto o nero o bianco per carità. Chi non ha difficoltà con il fenomeno dei flussi migratori scagli la prima pietra.

Concordo con Reinhold però su un fatto: la Germania è un paese di accoglienza. Ci saranno sicuramente delle frange estremiste che puntano all’odio verso l’immigrato, ma mi sento di dire che il cittadino medio tedesco non cova odio verso queste persone. L’approccio è pragmatico, nel perfetto stile teutonico: integrazione è un concetto che si esprime con azioni reali e concrete, non è un esercizio di buonismo o di bella facciata. E’ non è nemmeno un esercizio di odio gratuito e indistinto sempre e comunque. Forse, da questo punto di vista, noi italiani, dobbiamo imparare molto.

Per chiudere mi frulla nella testa un gioco di sinonimi e contrari sulla parola amore. Il contrario della parola amore? Ovviamente odio viene da rispondere. Ho sentito usare, in più occasioni, la parola paura come contrario di amore. Ed a pensarci, di questi tempi, mai contrario è stato più azzeccato.

Alfredo Cottini
Sono nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Risiedo a Lugagnano sin dalla nascita, ho un figlio. Sono libero professionista nel settore della consulenza informatica. Il volontariato è la mia passione. Faccio parte da 30 anni nell'associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui sono stato presidente e vicepresidente. Per diversi anni sono stato consigliere della Pro Loco di Sona. Amo il mio cappello da Alpino per quello che rappresenta. Ritengo che la solidarietà, insita nell’opera del volontario, sia un valore che vale la pena vivere ed agire. Si riceve più di quello che si dà. Considero la cooperazione tra le organizzazioni di volontariato di un territorio uno strumento utile per amplificare il valore dei servizi, erogati da ognuna di esse, al cittadino