“Immagini sconvolgenti, ma tanta speranza”. Il Vicesindaco Caltagirone in visita ai luoghi del terremoto

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Il nome Fonte del Campo, per la Comunità di Sona, non rappresenta ormai semplicemente solo il nome di un ameno paesino del Comune di Accumoli in provincia di Rieti. Non rappresenta nemmeno il ricordo di una piacevole località da cui qualcuno è passato recandosi in vacanza in Centro Italia o verso le rinomate località poste al confine tra Lazio, Abruzzo e Marche. Di questa località purtroppo è rimasto poco o niente: i due devastanti terremoti del 24 agosto e del 30 ottobre 2016 l’hanno completamente rasa al suolo.

Il legame del territorio di Sona con Fonte del Campo è diventato, dopo questi due terrificanti episodi, un sentimento di affetto, vicinanza e soprattutto di solidarietà. A Sona è nato il progetto #solidarietaprofontedelcampo mirato alla raccolta di fondi per la ricostruzione della sede dell’Associazione Vico Badio, fulcro della vita sociale della comunità di Fonte del Campo. Un progetto che ha avuto una straordinaria partecipazione dei nostri concittadini e che poi si è diffuso anche alle Comunità di altri quattro Comuni: Sommacampagna, Castelnuovo del Garda, Povegliano Veronese e San Pietro Incariano.

Un progetto che avrà dei tempi di decantazione medio lunghi. La burocrazia e la lungaggine delle Istituzioni preoccupano davanti ad un’emergenza di questa portata, quando invece dovrebbero “straordinariamente” agevolare ed accelerare il ritorno degli abitanti di Fonte del Campo presso i loro luoghi d’origine, all’interno dei famosi MAP (Moduli Abitativi Provvisori); condizione questa necessaria affinché si possa ricostituire la comunità di Fonte del Campo e moralmente fondamentale per dar seguito alla ri-nascita della struttura che ospitava l’Associazione Vico Badio. Questo l’obiettivo primario della raccolta.

Una situazione che ha potuto constatare il Vicesindaco del Comune di Sona, Simone Caltagirone. A margine di un impegno personale ad Assisi, Caltagirone ha infatti fatto visita a Fonte del Campo sabato 20 maggio scorso. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare cosa ha visto e le sue sensazioni.

Vicesindaco, un viaggio Assisi–Fonte del Campo costellato dalle difficoltà della viabilità

Si. Il viaggio di andata e ritorno è “cubato” circa 350 km e qualche ora di percorrenza. Nei mesi scorsi, seguendo immagini e servizi sul terremoto dalla TV, non mi ero reso conto di quanto la viabilità di quelle zone fosse stata così compromessa dall’evento.

All’arrivo chi la stava aspettando?

Avevo appuntamento con il Presidente di Vicobadio Giuseppe Servilio e il Vicepresidente Simone Volpetti. Mi ero sentito con loro al telefono qualche giorno prima. Ci siamo incontrati sulla Salaria, sotto il cartello che indicava la direzione per Fonte del Campo. Da li poi siamo scesi a piedi verso il paese. Arrivando, dalla strada non ti rendi conto di cosa ti aspetta perché il paese è in basso rispetto alla sede stradale. Poi incontri l’esercito sulla via di accesso principale. Sorvegliano la zona per prevenire possibili atti di sciacallaggio. Facciamo una piccola salita a ridosso della Zona Rossa, sul colmo della quale ti si apre la veduta del paese dall’alto; in quel preciso momento un brivido freddo mi scorre lungo la schiena… il paese non c’è più! Senza l’aiuto di chi ha vissuto lì che ti spiega quali sono i vecchi punti di riferimento del paese, campanile, sede dell’Associazione, la via principale, le abitazioni degli Amici, non sapresti da che parte guardare. Un cumulo informe di macerie! Alcune case sembrano in equilibrio, spezzate a metà, con quel che rimane di una parte degli arredi ancora al loro posto: immagini inquietanti! E poi un silenzio “assordante”; sembra di sentire le urla di terrore e paura di quei momenti.

Qual è il pensiero che l’ha colta?

Ho pensato a me, alla mia famiglia, ai miei cari, ai miei concittadini. Mi è mancato il respiro. E se fosse successo a me? Ho visto più volte il video realizzato dalla Pro Loco di Sona e da Riccardo Cordioli della Pro Loco di Povegliano. E’ una testimonianza toccante. Ma la realtà è ancora più cruda: vedere tutto devastato ti crea un disagio infinito.

Ci hanno riferito che poi vi è stato un incontro speciale.

Assolutamente sì! A Fonte del Campo risiede ancora una famiglia. Dopo le due forti scosse, non hanno voluto abbandonare i loro luoghi di origine e si sono adattati a vivere in un alloggio prefabbricato che hanno acquistato in proprio. E’ la famiglia Calcioli costituita dal papà Igino, la mamma Sandra, la figlia Gabriella consigliere dell’Associazione Vico Badio e dal figlio Vittorio. Confesso che prima di incontrarli mi sono sentito un po’ in imbarazzo, mi sembrava di essere il classico curiosone che va a “ficcare il naso” in faccende delicate dal punto di vista umano.

E poi?

Mi sono bastati 30 secondi per rendermi conto che mi sbagliavo. Mi sono venuti incontro, mi hanno accolto con allegria, cordialità, simpatia, affetto. Mi sono presentato come rappresentante del Comune di Sona. Erano perfettamente a conoscenza del progetto #solidarietaprofontedelcampo e quindi non ho dovuto spiegare niente riguardo la mia presenza, riguardo il motivo per cui ero lì con loro. Mi hanno raccontato del loro vissuto post terremoto e di come si sono arrotolati le maniche ben sopra il gomito. Non hanno mai pensato di abbandonare Fonte del Campo, hanno voluto rimanere sulla loro terra; vi assicuro che da questo punto di vista la signora Sandra è stata categorica. Una donna di una tempra e una tenacia incredibili.

Come vivono in quel luogo?

L’impressione è quella di persone che hanno accettato le privazioni per la scelta che hanno affrontato; mancanza di spazi, giusto lo stretto necessario. Cercano di non perdere le loro abitudini quotidiane, dettate da un impegno costante con l’allevamento delle loro pecore. Vivono con semplicità e con immensa dignità. Se serve si spostano con la loro auto per poi fare sempre ritorno alla loro casa a Fonte del Campo. Colpisce la loro apparente serenità e lo spirito di adattamento. Nel loro intimo saranno sicuramente colpiti profondamente, ma quello che traspare all’esterno è la forza, la tenacia e la fiducia nel futuro.  Sono molto grati a tutte le persone e organizzazioni che li hanno sostenuti in questi ormai 10 mesi post terremoto. In particolare hanno instaurato un bel legame con i ragazzi dell’esercito che sorvegliano il paese, che molto spesso coinvolgono fornendo loro le prelibatezze culinarie della signora Sandra. Questa famiglia mi ha molto colpito! I miei ricordi sono andati subito al 6 maggio 1976, terremoto del Friuli. Avevo 9 anni, ho dormito in macchina per due giorni. E Verona era stata colpita solo marginalmente dall’onda sussultoria. Figuriamoci cosa hanno vissuto queste persone.

Come procedono i lavori?

Ho visitato le zone in cui si stanno facendo gli interventi per l’installazione dei MAP, con la realizzazione delle opere di urbanizzazione. La zona destinata a Libertino è abbastanza avanti. Quella destinata a Fonte del Campo un po’ meno, ma le ruspe e i camion sono al lavoro. Ho visto un andirivieni di mezzi e persone, a testimoniare che la situazione è in evoluzione. L’attenzione poi è rivolta anche verso la creazione di un’area camper come possibile sistemazione di alloggiamenti mobili. Difficile stabilire dei tempi di fine lavori. E’ una situazione in grande evoluzione.

E per la ricostruzione della sede dell’Associazione Vico Badio che i Comuni veronesi stanno sostenendo.

La vecchia sede Vico Badio è nel pieno della zona rossa, al momento soggetta a ovvi vincoli di sicurezza. Per il futuro di questa ricostruzione sarà fondamentale la messa in sicurezza della zona rossa ed in particolare lo sgombero delle macerie. La nuova sede dell’Associazione avrà bisogno di un varco di accesso sicuro per poter accedervi.

Come stanno vivendo questa momento i ragazzi di Vico Badio?

Hanno una forza d’animo e una volontà fuori misura! Questa sede è il loro progetto, ci stanno mettendo tutto quello che hanno. Questa tenacia, questa voglia di arrivare, non possono che incontrare una realizzazione del loro sogno. Non hanno paura di far fatica, di tirarsi su le maniche, di spendersi in prima persona. Prendono contatti, promuovono raccolta fondi, si rendono disponibili, tengono vivo il contatto con i loro concittadini e con le Istituzioni.

Cosa si porta a casa, a Sona?

Un punto di vista in prima persona, che non è poco. Ho visto con i miei occhi a quali catastrofiche conseguenze può portare un terremoto di questa natura. Ma anche la consapevolezza che sta nascendo una nuova grande avventura: la ri-nascita della comunità di Fonte del Campo. Là ci credono, e dobbiamo crederci pure noi!

Il messaggio per la rete della #solidarietaprofontedelcampo ?

Avanti tutta! Abbiamo scelto un progetto di spessore, per una comunità che vuole tornare a vivere. Ci vuole pazienza, determinazione, fiducia nelle persone e nell’idea che stanno portando avanti. Ci vorrà tempo, ci vorrà costanza, serviranno fondi per sostenere la costruzione di questa sede. Un invito alle comunità di Sona, Sommacampagna, Povegliano, Castelnuovo del Garda e San Pietro Incariano a non far mancare il loro sostegno, proprio come fatto finora. Abbiamo, tutti assieme, la capacità e la preparazione e l’energia per promuovere una raccolta fondi seria, credibile e misurabile. La fiducia dei cittadini che sostengono il progetto prima di tutto. Ciò detto, lancio un appello alle Istituzioni, a quegli Enti superiori che ci governano, al Commissario Straordinario Vasco Errani: non mollate l’attenzione da queste popolazioni, impedite con ogni sforzo che la burocrazia italiana rallenti i processi di ricostruzione per questi paesi! Si deve fare in fretta!