Il voto delle elezioni regionali e il Risiko politico a Sona

Conclusa la tornata di elezioni regionali, un ragionamento a bocce ferme sui risultati ci permette di misurare i numeri elettorali, attribuire a questi un peso e un filtro al fine di leggere e interpretare lo scenario attuale a livello nazionale e soprattutto locale.

Come dimostrato dai numeri, anche a Sona ha avuto un ruolo eclatante il “fattore Presidente”, decisamente più significativo rispetto al passato. La riconferma (decisiva solo in alcuni casi) dei Presidenti uscenti in Veneto, Liguria, Campania e Puglia è sostanzialmente dovuta al ruolo che le Regioni hanno manifestato durante i mesi della crisi del Coronavirus sul delicatissimo tema della sanità di loro competenza.

Fonte: elaborazioni YouTrend su dati del Ministero dell’Interno

In queste elezioni ha prevalso non tanto la connotazione o la provenienza politica dei candidati, ma la loro persona, la loro capacità amministrativa e la loro modalità di comunicazione. La trasversalità politica dei leader regionali, in particolare di Zaia, è andata oltre i bacini elettorali dei partiti di cui sono espressione e riferimento.

La “lista del Presidente” ha assunto un ruolo fondamentale agli occhi degli elettori, non in termini di componente civica o apolitica, ma in quanto sinonimo di espressione diretta del candidato. In Veneto, infatti, la Lista Zaia Presidente ha incassato ben il 44,6% dei voti (medesimo risultato a Sona), quasi il triplo di quanto raccolto dalla Lega (16,9%).

Al fine di avere una corretta lettura anche del contesto politico sonese un ultimo elemento da tenere in considerazione è l’attuale status partitico alla luce anche dei risultati delle elezioni regionali del 2015, delle politiche del 2018 e delle europee del 2019.

Fonte: elaborazioni YouTrend su dati del Ministero dell’Interno

Al netto del Partito Democratico che si dimostra uno zoccolo duro nel ventaglio partitico veneto, tutte le altre liste sono oggetto di variazioni e andamenti; in primis la Lega, il cui consenso è molto sensibile alle tematiche nazionali, ma decisamente relativo in circostanze amministrative: al di là dei risultati ottenuti, sia alle elezioni a Verona nel 2017 sia a Sona nel 2018 la Lega è stata solo un (significativo) supporto al candidato Sindaco proveniente da una lista civica. Situazione decisamente più amara per il Movimento 5 Stelle: dopo il 2018 si trova in uno stato di progressivo sgonfiamento; la vittoria del Sì al referendum sul taglio dei parlamentari funge solo da anestetico per i grillini, caduti nel baratro di una crisi nera.

Scenario decisamente più interessante per Fratelli d’Italia che non segna battute d’arresto o cali, ma un graduale incremento dei consensi. Consensi presumibilmente derivanti da Lega e soprattutto Forza Italia, la parte più moderata (di supporto) del centrodestra trainato da Lega e FdI.

Alla luce dell’attuale scenario, si possono aggiungere i primi tasselli del mosaico elettorale che si sta componendo a Sona in vista delle prossime elezioni comunali.

I numeri di Fratelli d’Italia sono un dato da monitorare: l’aumento decisamente tonico dei consensi (a Sona ha capitalizzato il 14,63% in queste ultime elezioni, ben cinque punti percentuali in più rispetto al dato regionale) è un buon segnale per il partito di Giorgia Meloni. Voci di corridoio, difatti, confermano che qualcosa si sta muovendo in quell’area politica a livello di Comune di Sona.

Al netto delle valutazioni (assolutamente decisive) che si traggono sull’aspetto personale e amministrativo del candidato Sindaco, sommati i voti di FdI e Lega (Forza Italia è sostanzialmente inesistente), il centrodestra sonese potrebbe candidarsi alle prossime elezioni comunali come alternativa all’attuale maggioranza (civica, apolitica) capitanata dal Sindaco Mazzi.

Come ha ben illustrato il Direttore Salvetti nel numero 107 del Baco che trovate in edicola e nei punti di distribuzione, l’attuale maggioranza, pur vantando una forte leadership e un’attenta capacità amministrativa soprattutto in quest’ultimo periodo di emergenza sanitaria, non è al momento in grado di offrire una continuità del progetto politico iniziato nel 2013: il divieto del terzo mandato, le tensioni interne e l’attuale assenza di un candidato all’altezza sono limiti profondi. Limiti difficilmente scavalcabili dal valore delle liste civiche.

A meno che non si (ri)presentino volti già conosciuti dalla cittadinanza nel primo mandato del 2013 (l’ex Vice Sindaco Caltagirone, ad esempio), un sentiero che chi scrive non ritiene improbabile per la maggioranza è la candidatura del Consigliere Moletta (nella rubrica Volpi e Leoni lo abbiamo definito il Delfino bianco): residente a San Giorgio in Salici, Moletta potrebbe rappresentare un’opportunità politica per la frazione e, grazie al sostegno del futuro sindaco uscente, avere potenzialmente un bacino di voti interessante a Lugagnano.

Dato per inesistente (anche questa volta) il Movimento 5 Stelle, rimane il Partito Democratico, forza politica che sul territorio sonese esiste e persiste, in linea con l’andamento regionale, pur trovandosi inferiore di due punti percentuali (9,5% a Sona contro l’11,9% in Regione all’ultima tornata elettorale). Una candidatura solitaria come alternativa all’attuale maggioranza è un percorso in ripidissima salita; tuttavia, un suo ingresso sul campo elettorale in termini strettamente civici, senza bandiere di partito (un errore tattico da non ripetere) rientra in uno scenario assolutamente possibile. Se non probabile.

Le pedine del Risiko politico si muovono. Come nel gioco di società, non vincerà chi prevarrà sugli altri né chi si muoverà con la tattica del divide et impera, ma chi adotterà la strategia migliore di lungo termine, aggregando alleati intorno a progetti e obiettivi comuni.