Il Vangelo posato sulla bara, grande commozione al funerale di Padre Sergio Campara

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Aveva portato in Paraguay e a Cuba la gioia dell’annuncio evangelico, donando la sua vita al servizio dei più poveri. Il giorno del suo funerale, quel Vangelo che è stato compagno della sua esistenza e faro di luce nelle sue missioni, è stato posato sulla sua bara, aperto sulla pagina della Resurrezione. Accanto, c’era la stola viola, segno del suo sacerdozio, adagiata su fiori bianchi e rossi.

Sono stati moltissimi i cittadini che, giovedì 10 dicembre, hanno voluto dare l’ultimo saluto a Padre Sergio Campara, missionario originario di Lugagnano venuto a mancare a 78 anni, dopo aver contratto il Covid

Molti hanno partecipato alla messa nella chiesa della frazione, aperta a capienza limitata con 280 posti disponibili. E diverse persone hanno seguito la messa in streaming dal canale YouTube della parrocchia.

La cerimonia è stata presieduta da Padre Antonio Cirulli, superiore provinciale dei Redentoristi, sull’altare insieme ad altri undici sacerdoti.

Toccante la sua omelia, che si è aperta con una riflessione sui mesi drammatici che l’umanità sta vivendo: sono tante le sofferenze e le perdite provocate dalla pandemia, che si è portata via anche la vita di Padre Sergio Campara.

Una morte repentina e improvvisa, che ha lasciato tutti nello sconforto. Il Padre celebrante ha ripercorso la vita di Padre Sergio, soffermandosi sul suo spirito missionario: “Dopo essere stato ordinato sacerdote, svolse il servizio di parroco a Senigallia solo per un anno, perché intendeva entrare in missione. Erano anni in cui il tema dominante era quello dei poveri, e anche nella nostra congregazione si avvertiva il desiderio di stare dalla loro parte in modo più concreto”.

Padre Sergio ha sentito forte la chiamata a lasciare i Paesi del benessere per partire missionario, prima in Paraguay e poi a Cuba, e portare un messaggio di speranza fra la gente più povera.

“La sua – ha ricordato Padre Cirulli – era una voce che esortava, convinceva, entusiasmava. Non si tirava indietro di fronte a nessun impegno, non scansava nessuna fatica. Diverse volte ha avuto incarichi di responsabilità, che ha ricoperto sempre in ascolto delle esigenze dei fratelli”.

La sua parola era calorosa, e tutti erano affascinati dalla sua cultura. E la sua vita, come ha ricordato la nipote a fine messa, era un “canto di gioia”, che trasmetteva l’amore di Gesù.

Il suo ricordo rimarrà indelebile fra le persone che hanno incrociato il suo cammino negli anni delle missioni, fra i Padri redentoristi con cui ha condiviso la vocazione e la vita, e fra la sua gente di Lugagnano.

Nella foto Padre Sergio Campara con gli amici della Canova di Sona.