Il turismo, la fotografia e la curiosità come unico filtro tra noi e la cultura. Non i social media

Il turismo è un fenomeno che nel corso dei secoli ha subito mutamenti ed evoluzioni. Inizialmente il viaggio verso mete culturali era un’attività propria soprattutto a coloro che appartenevano ai ranghi più alti della società, cioè politici, artisti e filosofi. Successivamente assunse un’importanza assolutamente non irrilevante il turismo religioso, per cui Gerusalemme, Roma e altre capitali della cristianità diventarono mete sia per aristocratici sia per semplici fedeli e uomini di chiesa.

Con l’avvento dell’Umanesimo e del Rinascimento il turismo assunse connotati più culturali e artistici, influenzando e variando gli itinerari turistici verso l’Europa centrale e il Mediterraneo. Fino all’epoca moderna (sostanzialmente fino al secolo scorso) il turismo è rimasto un’attività accessibile solo alle élites: il Grand Tour, termine coniato da Richard Lassels nel suo Italian Voyage, era il neologismo con cui l’aristocrazia soprattutto nord europea descriveva il viaggio verso le città d’arte d’Europa, tra cui inevitabilmente figurava anche la nostra Italia.

Il Grand Tour fu un fenomeno che ebbe un notevole successo, una moda raccontata anche da scrittori del calibro di Goethe e Chateaubriand, e che divenne presto riferimento per altri aspiranti turisti. Il viaggio era dunque un’occasione di scoperta della cultura, ma anche del piacere e del relax.

Solamente oggi, grazie all’affermazione della globalizzazione, il turismo è diventato una realtà accessibile pressoché a tutte le persone che conosciamo: l’aumento generale della ricchezza, lo sviluppo della tecnologia e della velocità dei trasporti, le opportunità (anche low cost) offerte dal mercato sono tutti incentivi che permettono di raggiungere in tempi relativamente brevi innumerevoli luoghi del nostro pianeta. I turisti in Italia sono ormai di scala internazionale, e il numero dei cittadini italiani in partenza verso mete straniere è incrementato notevolmente.

Il turismo è oggi di massa, non più (solo) elitario, frutto di un processo lento e graduale che lo ha condotto a un’affermazione decisa e diffusa. L’esperienza del viaggio oggi ha una natura eterogenea, da una parte non sempre connessa alla scoperta e al sapere, dall’altra spesso spinta dalla volontà di condividere su piattaforme virtuali ciò che stiamo vivendo.

Dare libero sfogo a quel meccanismo compulsivo di fotografare e riprendere ogni dettaglio al cospetto di opere e monumenti rende l’esperienza turistica passiva, non più attiva: sempre meno sono le persone che si fermano a leggere la descrizione storica e tecnica, ad esempio, di un quadro sul relativo tabellone; sempre meno chi preferisce un’audioguida a una guida in carne e ossa (una traccia audio si può spegnere, riascoltare, saltare; talvolta è in grado abbassare i nostri livelli di attenzione per la monotonia dei toni della voce); sempre di più chi alza il telefono, scatta una foto e prosegue oltre.

Ho girato il video che proponiamo qui sotto nel luglio 2018 presso il Louvre a Parigi: l’obiettivo non è mostrare la quantità e la qualità di tutte le opere d’arte presenti nella sala, ma il clima di frenesia e calca per riprendere e fotografare un quadro solo, la Gioconda di Leonardo, senza badare alle altre tanto straordinarie opere circostanti.

Emblematica, inoltre, è stata un’altra situazione che ho vissuto al Österreichische Galerie del Belvedere di Vienna. A pochi metri dal magnifico Bacio di Gustav Klimt è stata collocata una tela che riproduce la stessa opera del celebre pittore secessionista. Una copia, per così dire, a disposizione dei turisti, ai quali è consentito fotografarsi accanto a essa. A rendere ufficiale l’operazione c’è un cartello con la scritta “selfie room”. Da una parte, quindi, l’opera originale, dall’altra una piccola folla di turisti col cellulare in mano in attesa di farsi fotografare di fronte alla copia.

Abbiamo già dedicato un approfondimento sulle colonne del nostro sito riguardo all’utilizzo della fotografia, concentrandoci su ciò che vogliamo conservare nella memoria digitale o nei nostri ricordi; tuttavia, risulta interessante riflettere sull’identità del turismo e sul rapporto tra la tecnologia e il valore delle opere culturali e artistiche che ci circondano. Una riflessione che tocca la sfera del nostro approccio alla conoscenza e tende a focalizzarsi sull’espressione della nostra curiosità.

Ecco, quindi, che i piatti tradizionali e i prodotti enogastronomici sono una continua ed arricchente scoperta, sempre di gran lunga preferibili ai fast food (tutti uguali, ovunque, a Sona come nel resto del mondo); i punti panoramici, le vie storiche e i luoghi d’interesse divengono vere e proprie tappe irrinunciabili per vedere, conoscere e contemplare; le opere d’arte possiedono un valore incommensurabile grazie alla loro autenticità e importanza storica, per cui risultano riduttive la loro omologazione all’interno di memorie digitali o una loro semplice condivisione sui social.

Che siano, dunque, le emozioni e la curiosità l’unico filtro tra noi e la bellezza della cultura, non le app dei social media.

Gianmaria Busatta

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Mazza (VR), è laureato in Economia e commercio ed in Banca e Finanza presso l'Università degli studi di Verona, lavora presso la società di revisione Deloitte & Touche. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e diversi seminari sulla cinematografia presso la Biblioteca Civica di Verona.

Related posts