15 Aprile 1978. L’Hellas viaggia in treno, alla volta della capitale, per la sfida alla Roma. E’ l’Hellas di Zigoni e Maddè, del giovanissimo Vignola e di Trevisanello, di Superchi e Mascetti, Esposito e Spinozzi, Fiaschi e Pozzani, Logozzo e Negrisolo, Antoniazzi e Bachlechner, Luppi, Gori e Franzot. Il Verona di Valcareggi e del suo presidente Garonzi.
A Murazze di Vado, nei pressi di Bologna, il convoglio su cui viaggia la formazione gialloblù, rimane coinvolto in un gravissimo incidente ferroviario, uno dei più drammatici del dopoguerra per numero di vittime e violenza dell’impatto: 48 morti e 76 feriti.
La squadra del Verona si salva soltanto per una incredibile coincidenza. Nello scontro con un altro treno, in arrivo dal sud, le prime carrozze del treno cadono nel vuoto. Gli occupanti muoiono tutti. Il Verona, che occupa una delle prime carrozze, si salva perché qualche minuto prima dell’impatto viene chiamato nella carrozza-ristorante, in fondo al treno. Zigoni e compagni non avrebbero avuto scampo. Invece si salvano, con ferite, nel corpo e nell’anima. Ma vivi.
Approda ora in scena (debutto sabato 8 agosto, al Lazzaretto, Porto San Pancrazio), “Espresso 572 Bis”, uno spettacolo teatrale per la regia di Giulia Tomelleri.
L’opera, coprodotta e interpretata dalla Compagnia Teatro del Cimento, dal gruppo musicale ReginaMab e Palla Lunga e Raccontare, ripropone momento per momento della tragedia, per aprire poi una potente riflessione su uno dei decenni più complessi e dolorosi della storia italiana recente.
L’Italia attraversata da quel treno maledetto è infatti un paese scosso da eventi drammatici. Sono i giorni del rapimento di Aldo Moro. Il giorno della tragedia è, pure, il giorno in cui le Bierre condannano a morte il leader della DC. Giorni pesanti. Anni di piombo. Ma sono anche gli anni della cosiddetta strategia della tensione, di numerosi atti terroristici sui quali, ancora oggi, mancano spesso verità.
“Espresso 572bis” non si limita alla cronaca di un evento. La tragedia diventa infatti il pretesto narrativo e la lente d’ingrandimento attraverso cui guardare ai tumultuosi Anni ’70. Un connubio potente tra parola, materiali storici e musica eseguita dal vivo.
La tragedia del “Freccia della Laguna”, chiamato anche 572 bis, su cui viaggiano giudici e magistrati impegnati in inchieste che toccano le pagine più oscure della storia italiana (Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus e la strage di Bologna), suscita nei giorni seguenti un inquietante interrogativo: e se fosse stato, anche questo, un attentato?
Un dubbio subito archiviato, forse anche troppo frettolosamente, ma che rimane a distanza di anni, senza risposta. Come i fatti rispetto ai quali, nonostante le verità giudiziarie, mancano spesso certezza e giustizia.
“Espresso 572 Bis” non è solo un viaggio nella memoria, ma un atto di responsabilità storica. Raccontare quel treno significa raccontare un’intera nazione che, in quegli anni, viaggiava sul filo del rasoio, tra desiderio di cambiamento e terrore del collasso.
IL PUNTO DEL DIRETTOREPalazzolo e quelle radici che possono ancora tenerci insiemeE significa anche per restare a noi, ricordare una squadra, tante storie, tanti giocatori, che hanno marcato in maniera indelebile il lungo percorso del Verona. Sopravvissuti alla “partita” più difficile che abbiano mai affrontato. Il destino, quel giorno, ha scelto per loro.
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