Il terrorismo ed i 100 anni dalla Prima Guerra Mondiale: paure che ritornano anche a Sona

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Sta finendo il 2015 che ci ha portato, fra molto altro, tante notizie sulla Prima Guerra Mondiale, delle quali solo parzialmente eravamo venuti a conoscenza a scuola. I molti scritti ed i molti ricordi, che durante tutto l’anno ci hanno fornito le fonti storiche più diverse, ci hanno fatto capire cosa fu veramente quella tragedia.

Iniziata a seguito di un evento violento, ma in fondo circoscritto, si trasformò in tragedia mondiale e, dopo il sacrificio di milioni di vite umane, quando sembrò che tutto potesse ricomporsi, si avviò invece un percorso che portò al potere tre delle dittature più disumane degli ultimi secoli.

Sono dei nostri giorni invece le tragiche vicende dei profughi che fuggono dalle zone di guerra del Medio Oriente e del Nord Africa e gli atti terroristici molto gravi sul territorio europeo (nella foto sopra bandiere abbrunate sul Comune di Sona dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre scorso).

Cento anni sono passati fra le due vicende, eppure pare di leggere tante similitudini fra di esse. La guerra scoppiò perché molte etnie, ingabbiate all’interno di regni che non avevano dedicato sufficiente attenzione alle loro esigenze di identità, ritennero di trovare nella guerra la strada per il riscatto. Tale legittimo desiderio si trasformò in tragedia perché coincise con la volontà di molti Stati che volevano da tempo ridisegnare i propri confini territoriali.

Ai nostri giorni è ancora il desiderio identitario di molte etnie, umiliate da decisioni prese sopra la loro testa a seguito dei due conflitti mondiali, che hanno trovato nei fanatismi religiosi il supporto per avviare guerre locali, che stanno estendendosi in modo imprevisto e brutale. Le vicende di queste ultime settimane hanno creato forte preoccupazione in molti, anche a Sona, avendo materializzato paure crescenti nei confronti di un futuro molto incerto.  Fu così anche, in vari momenti, per chi visse il trauma della primo conflitto mondiale.

Dopo Caporetto le terre venete invase dagli Eserciti austro-tedeschi furono teatro di violenze inaudite ed anche chi si trovò protetto dietro il baluardo Piave, Montello, Grappa visse per settimane nel terrore per il pericolo incombente. Anche la maggior parte dei cittadini europei ai nostri giorni è smarrita ed impaurita, non aiutata certo da politici-statisti di modeste qualità, che presentano sempre il peggio del quadro, già di per se complicato. Pare che in molti nostri concittadini prevalgano due sentimenti: quello dell’isolazionismo e quello dell’indifferenza. Sembra vogliano dire: difendiamo quanto abbiamo ed evitiamo di interessarci dei problemi altrui. E’ la strada di chi inventò i castelli e fu ripagato con i cannoni. Alzare barriere e riscrivere la storia con atti unilaterali e violenti non aiuta.

Classificare i popoli in base alla cultura, alla religione, al potenziale economico non facilita i rapporti ed alimenta l’odio sociale. Dove ci porterà la grave crisi geo-politica che si è aggravata in pochi mesi?

E’ una domanda che non può trovare risposte convincenti, ma ci permette di scrivere che il destino dell’Europa è tutta nelle mani dei propri cittadini. In democrazia tutto è più lento perchè le scelte passano attraverso percorsi tortuosi, ma hanno il vantaggio di risultare vincenti nel lungo periodo.

La caduta delle dittature nel secolo scorso ne è la dimostrazione più evidente.

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