Fa male. Fa sempre male vedere perdere il proprio idolo. Fa male vedere cadere il numero uno del mondo, soprattutto quando non viene sconfitto da un avversario più forte, ma dalla fatica, dalla nausea, dai crampi, dalla mancanza di energia. O forse semplicemente da una di quelle giornate storte che nello sport esistono e arrivano senza chiedere permesso. Jannik Sinner era avanti due set a zero e 5-1 nel terzo. Una partita praticamente chiusa, archiviata, incanalata verso un’altra vittoria apparentemente inevitabile.
E invece no. Perché il tennis è lo sport del Diavolo. E il Diavolo, a volte, è bastardo davvero. Colpisce quando meno te lo aspetti e non guarda in faccia nessuno. Non gli importa se sei il numero 1 del ranking o il numero 1000 del mondo. Oggi è toccato a Sinner, lo scorso anno a Wimbledon era toccato a Dimitrov, costretto al ritiro negli ottavi mentre conduceva due set a zero, non per stanchezza o crampi, ma per una lesione al pettorale destro che lo ha strappato dal campo in lacrime. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Nel tennis non è mai finita fino all’ultimo quindici. Mai.
Fino a quando Jannik è stato bene, non c’era partita. Juan Manuel Cerúndolo non aveva mai realmente impensierito l’azzurro. Il punteggio parlava chiarissimo. Poi qualcosa si è spento. Una batteria improvvisamente scarica. Una sensazione che lo stesso Sinner ha spiegato con estrema lucidità e con la solita eleganza che lo contraddistingue.
“A metà del terzo set è cominciata ad arrivarmi proprio una botta e non sono riuscito a uscirne”, ha raccontato in conferenza stampa. E prima ancora, nelle parole più crude scambiate con il fisioterapista in campo: “Non mi sento bene, ho bisogno di vomitare.”
Ed è qui che bisogna fermarsi un attimo. Respirare. Accettare la realtà. Perché nello sport succede. Succede ai campioni, succede ai fenomeni, succede anche ai più forti del mondo. Ed è inutile cercare alibi improbabili o sterili polemiche. Alcuni tifosi integralisti della “Volpe Rossa” hanno iniziato ad accusare i cugini francesi per l’orario delle 12, per il caldo, per la programmazione. Ma lo stesso Sinner ha spento ogni polemica con la sua solita classe.
“Era caldo ma non terribilmente. A metà del terzo set non trovavo più nessuna energia, non mi sono sentito molto bene in campo”, ha dichiarato con sincerità disarmante. Aggiungendo poi un dettaglio importante: il malessere non era nato sul campo, ma molto prima. “Ho cominciato a stare male questa notte.”
Ed è proprio questo che rende Jannik speciale. Non cerca scuse. Non punta il dito. Non alimenta drammi inutili. Analizza, accetta, riparte. Anche quando tutto brucia dentro. Anche quando sa perfettamente che questa era una partita già vinta. O quasi.
Colpisce soprattutto una frase. Forse la più umana di tutte. “Nessuno è un robot, nessuno è fatto per non sbagliare mai.” Una frase semplice, ma tremendamente vera. Perché a volte noi tifosi ci dimentichiamo che dietro al campione c’è un ragazzo di poco più di vent’anni che gioca praticamente senza sosta da mesi, che ha vinto tantissimo, che ha spinto il proprio corpo al limite e che oggi semplicemente non ne aveva più. “Tutto il corpo era molto scarico e non ricordo l’ultima volta che mi sono sentito così debole”, ha aggiunto.
Nel frattempo il cammino degli italiani continua. Si fermano Federico Cinà e Lorenzo Sonego, usciti dal torneo rispettivamente ieri, mentre sorride Flavio Cobolli, che ha già conquistato il passaggio al terzo turno con un netto 6-4 6-4 6-4 su Wu. Restano ancora in corsa anche Luciano Darderi e Matteo Berrettini, con la speranza azzurra che adesso si aggrappa anche a loro.
E intanto, da qualche parte, probabilmente nella sua stanzetta, Novak Djokovic magari sta già cucendo il numero 25 sulla maglietta. Perché inevitabilmente, nella testa del serbo, un pensiero adesso si fa strada. L’occasione esiste. Eccome se esiste. Certo, prima bisognerà superare uno scoglio durissimo chiamato João Fonseca, che ha già dimostrato di saper rimontare da situazioni disperate ed è chiaramente in condizioni straordinarie.
L’EDITORIALE DEL BACOSona: Suona la campanella tra volti nuovi e l’entusiasmo di semprePerò il tabellone improvvisamente si è aperto e gli avvoltoi iniziano già a sentire odore di Slam. E magari potrebbe davvero essere anche l’occasione dell’eterno secondo, di quel Alexander Zverev che continua a rincorrere il primo Slam della carriera come una maledizione sportiva che non vuole spezzarsi mai. Quando cade il numero uno, inevitabilmente, il torneo cambia faccia per tutti.
La Tribuna Vip del Divano oggi resta triste e ferita, ma anche lucida abbastanza da sapere che questo è il tennis, uno sport meraviglioso e crudele, dove puoi dominare per due set e mezzo e ritrovarti improvvisamente nel buio. Per sfogare il dolore, comunque, si sta già pianificando una spedizione punitiva contro l’ormai famigerato AutoGufo, che anche questa volta non ci ha risparmiato le sue premature proclamazioni trionfali.
Ora riposa, Volpe Rossa. E grazie per tutte le emozioni che ci dai. Forza Sinner sempre!
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