Il teatro come immagine di una società che cambia. Monica Cristini e il suo lavoro di ricerca a La MaMa Experimental Theatre Club a New York

Monica Cristini, cresciuta a Lugagnano e residente ora a Verona per motivi lavorativi, qualche settimana fa ha reso noto sulla sua pagina Facebook l’esperienza incredibile che intraprenderà il prossimo ottobre e che l’accompagnerà per i prossimi tre anni.

Devo dire che il materiale che mi ha fornito riguardo la sua vita professionale e le attività che svolge è innumerevole, per questo motivo ero a dir poco preoccupata per la realizzazione di questo articolo. Spero di aver catturato l’essenza del lavoro di Monica anche se non è stato possibile inserire tutti i dettagli, ma soprattutto mi auguro che questo pezzo possa colpire i nostri lettori del Baco e, perché no, magari appassionarli a quello che sto per raccontare.

Partiamo da chi è Monica. Nasce e cresce a Lugagnano in cui vive fino a quando non viene travolta da un’unica grande passione: il teatro.

Per quattro anni frequenta l’Università di Bologna, il Dipartimento delle arti, della musica e dello spettacolo (DAMS) e viene accompagnata nel suo percorso dal prof. Marco de Marinis, docente di Discipline Teatrali, che conquista Monica con la sua esperienza e la sua passione per il teatro e collabora con lei durante il dottorato. Monica consegue la laurea a pieni voti con una tesi di ricerca sul teatro del Novecento e Contemporaneo.

Ed è qui che Monica capisce lo scopo della sua vita: diventare una ricercatrice in ambito teatrale, conoscerne la storia, studiarla, divulgarne i percorsi del passato per poterne scoprire di nuovi in futuro. Gli anni che seguono il conseguimento del dottorato sono ricchi di soddisfazioni, sconfitte, lavori part-time per mantenersi perché, si sa, se il teatro non paga, la ricerca ancora meno.

Per anni Monica cerca disperatamente di vivere della sua passione, il suo curriculum vitae è impressionante. Ed è lampante il messaggio che trasmette: Monica vuole essere una ricercatrice, non importa quanto possa essere difficile o poco redditizio, è la sua passione, la sua vita. E da quella non si scappa.

La grande svolta arriva proprio quest’anno, anche se si tratta del frutto del lavoro di diversi anni. Il progetto si chiama MariBet, acronimo di “La MaMa Experimental Theatre: a lasting bridge between cultures”, e con questo lavoro Monica ha vinto il finanziamento conosciuto come Marie Skłodowska Curie, Individual Global Fellowship, all’interno del Programma Europeo HORIZON2020.

Si tratta di una borsa di studio che le garantirà tutti i fondi necessari per sviluppare la sua ricerca sul teatro e che comprenderà due fasi: la prima si terrà a New York, per due anni, presso il Martin E. Segal Theatre Center (Graduate Center – CUNY) sotto la supervisione del prof. Marvin Carlson; la seconda invece sarà a Verona presso il Dipartimento di Culture e Civiltà con la supervisione della professoressa Simona Brunetti, con la quale Monica collabora da diversi anni.

Focus del progetto è appunto La MaMa Experimental Theatre Club, fondato nel 1961 da Ellen Stewart, una donna di colore determinata a trasformare un vecchio caffè del Lower East Side di Manhattan in un posto dove artisti emarginati potessero dar spazio alla loro creatività e al loro pensiero.

Questo luogo nasce in un periodo nel quale il teatro a Broadway, sorto come luogo di sperimentazione, aveva perso il suo spirito originale ed assunto tratti soprattutto commerciali. Nato inizialmente dalle forze di artisti innovativi e pieni di idee, diventa ben presto un luogo disimpegnato.

Parallelamente nascono quindi teatri Off-Broadway, dove poter concepire pensieri fondamentali per gli artisti di teatro. Ma purtroppo anche questi, pur mantenendo in parte l’intenzione di fare arte, si trasformano soprattutto in teatri di prosa.

La MaMa fa parte dell’ultima generazione, se così vogliamo definirla, di teatri Off-Off-Broadway nati in posti improbabili dove invece gli artisti ancora fortemente radicati all’idea della ricerca all’interno del teatro, possono finalmente esprimersi unendo alla recitazione anche tutte le altre arti.

Giungono a La MaMa negli anni successivi artisti e compagnie da tutto il mondo, accogliendo positivamente le idee di Ellen Stewart che concepiva il teatro “come punto d’integrazione, di superamento delle barriere culturali e geo-politiche, un approccio del tutto singolare alla promozione e produzione artistica in un periodo storico in cui gli Stati Uniti erano coinvolti nella guerra in Vietnam, in questioni razziali e di genere”.

Scopo ultimo della ricerca di Monica è dunque quello di approfondire la relazione tra il teatro degli anni Sessanta e Settanta, La Mama in questo caso, e i movimenti politici e sociali di quel tempo in modo tale da rendere attuale i risultati in quanto le tematiche trattate, quali integrazione e coesione sociale, sono tutt’oggi questioni importanti che riguardano tutti noi, in tutto il mondo.

Il viaggio di Monica inizierà il prossimo ottobre e l’eccitazione è ovviamente alle stelle. Si prospettano tre anni di intenso lavoro e sacrifici che le garantiranno, al suo rientro in Italia, un arricchimento non solo professionale, ma anche personale. Tutto ciò le permetterà di crescere come individuo e come insegnante in modo da poter poi portare la sua esperienza in maniera concreta tra i banchi di scuola per ragazzi di tutte le età, per far riscoprire il piacere delle belle arti.

Credo che attività come quelle di Monica meritino di ricevere estrema attenzione. In Italia l’arte, intesa come teatro, musica, pittura o danza, vive (a fatica) sempre più solo di nicchie culturali non valorizzate sotto alcun punto di vista. Mentre tutto si punta su talent show televisivi o grandi produzioni, sicuramente performanti dal punto di vista economico ma dove però di artisticamente originale e innovativo vi è ben poco.

Chi ancora lavora per trovare percorsi culturali autentici, chi ha cose da dire, da ricercare, da mostrare, da suonare o da studiare è spesso costretto a cercare spazi e opportunità all’estero, come Monica. Possiamo permettercelo ancora?

Giorgia Adami

About Giorgia Adami

Nata a Bussolengo il 4 aprile 1994, risiede a Lugagnano. Infermiera di Pronto Soccorso alla Clinica Pederzoli di Peschiera del Garda, collabora con Il Baco da Seta dalla primavera del 2013.

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