Vent’anni fa, sembra ieri. Il tempo corre, ma non cancella la beffa. Ti resta sempre quel gusto amaro delle cose perdute, quando ormai… Già, dev’essere stato questo il pensiero di “quel” Lugagnano, vent’anni fa, un piede e mezzo in serie D, a neanche mezz’ora dalla fine del campionato.
Il punto più alto della storia. Forse irraggiungibile. E a niente serve adesso, col più classico senno del poi, osservare che “…forse è stato meglio così”. Può essere, diciamolo. La serie D poteva rivelarsi un compito troppo difficile, per una società che avrebbe dovuto stravolgere la su filosofia.
Spesso e mai volentieri, sono quei passi in avanti che poi ti tornano addosso come boomerang. Perché stravolgono i bilanci, ti regalano illusioni, breve euforia, sogni proibiti. Forse, va detto, sarebbe stato un salto troppo in alto per il Lugagnano, anche se sul ponte di comando sventolava la bandiera della famiglia Dalla Rosa. Papà Angelo aveva lasciato il timone al giovane Andrea. Ambizioni e mezzi economici non mancavano, ma come sarebbe stata la serie D?
A mezz’ora dalla fine dell’ultima partita, Lugagnano-Castelnuovo, risultato 1-0 (gol di Righetto, su rigore) devono essere stati questi i pensieri di Andrea Dalla Rosa, il presidente.
Partita da vincere. Il Lugagnano aveva la promozione in tasca, contro una squadra, tra l’altro veronese, già salva e senza alcun obiettivo. In quel momento, nessuno poteva pensare a un finale diverso. “Ancora oggi – dice Roberto Spada, uno dei big della società – non riesco a capire come può essere successo. E non capirò mai la grinta del Castelnuovo che non aveva niente da chiedere al campionato…”.
L’avrete capito. Nel finale succede di tutto. Forse il Lugagnano avverte la tensione. Il Castelnuovo moltiplica le energie come se avesse in palio il campionato. Pareggia. Il Lugagnano va in tilt, subisce il raddoppio. Il sogno della D sfuma all’ultimo. I risultati degli altri campi, timbrano una delle delusioni più forti della storia. La squadra di mister Facci finisce addirittura al quarto posto a quota 49, superata da Domegliara, Noventa Padovana e Union Vigontina, che chiudono a 50 punti e vanno agli spareggi. Sarà il Domegliara a salire in serie D, a trarre maggior vantaggio dal crollo del Lugagnano, a un passo dal traguardo.
Un dramma sportivo? Un’incredibile beffa, che mantiene a distanza di tempo (e non li perderà mai) i contorni del giallo. Perché? Perché rimangono nodi impossibili da sciogliere, su quell’ultima mezz’ora. Il calcio regala spesso finali indecifrabili, ma perché mai il Castelnuovo (presidente era Giovanni Martinelli, che poi rileverà la proprietà del Verona) avrebbe dovuto “giocare alla morte”?

E qui, le risposte sono tante, troppe. C’è chi parla di un “premio a vincere” del Domegliara al Castelnuovo, perché non regalasse niente al Lugagnano. C’è chi sostiene che in campo qualcuno del Castelnuovo abbia avanzato richieste (non esaudite) dal Lugagnano. E c’è anche chi parla di “ingenuità” della squadra di Facci, che invece di mandare “segnali di fumo” agli avversari (“…ragazzi, tranquilli, niente scherzi, finisce così”), abbia continuato a fare la sua partita.
In realtà, come dice Spada, stupisce pensare alla grinta del Castelnuovo e alla sua esultanza finale per un risultato che non cambiava di una virgola la sua stagione.
Esultanza che, al 90esimo, scatena una mezza rissa, di cui farà le spese qualche giocatore. Fa rabbia. Ed emozionano le lacrime di Angelo Dalla Rosa che avrebbe voluto dedicare quella vittoria a Giancarlo Apostoli. “Ci riproviamo” assicura deciso Andrea Dalla Rosa. Ma certo treni, anche nel calcio, non passano mai due volte…
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