Il Salone del libro di Torino e la scoperta di un’Italia migliore

“Sfogliare un libro fa poco rumore, arriva difficilmente alle cronache, ma se lo fanno in centinaia di migliaia, insieme, nello stesso posto, negli stessi giorni, danno un segnale che non può essere ignorato”. A lasciare questa dichiarazione è Nicola La Gioia, direttore del Salone internazionale del Libro di Torino, tenutosi dal 14 al 18 ottobre.

Le cifre parlano di circa 150 mila visitatori nei cinque giorni di fiera. È stato battuto il record dell’edizione 2019, quindi, dell’ultima edizione in presenza prima della pandemia.

Io al Salone del libro ci sono stata per due intere giornate. Non ci ero mai stata e un confronto con come fosse prima non lo posso fare. Posso, però, raccontarvi che cosa hanno significato per me, ma penso un po’ per tutti i partecipanti, questi due giorni.

Sicuramente, poter visitare il Salone è un sogno nel cassetto per tutti gli appassionati di libri e lettura: poter incontrare i propri scrittori preferiti, scambiarci qualche parola, ricevere un autografo, ascoltarli dal vivo per qualche ora, sfogliare tonnellate di libri freschi di stampa, sentirne il profumo, poter fare qualche domanda direttamente all’editore…

Tutto ciò che vi ho appena elencato è successo a molte persone in questi cinque giorni. E tutto ciò non sarebbe stato possibile solo qualche mese fa. Perché questo è ciò che ha significato principalmente per me e per tante altre persone questo Salone: un ritorno alla normalità. 

Senz’altro poter ridere in contemporanea ad altre 900 persone, in un gremito Auditorium, alla pungente ironia di Zerocalcare sarà qualcosa che non dimenticherò e rimanere positivamente impressionata dall’umiltà e preparazione di Alessandro Barbero (e anche dei 7,50 euro spesi per un misero panino).

Però, ciò che mi ha emozionata di più è indubbiamente la possibilità di stare fisicamente a un evento di questa portata assieme ad altre persone. Condividere la stessa passione, poter toccare dei libri, vedere centinaia di stand con le rispettive persone ad accoglierti, camminare per grandi spazi accerchiata da altri fan e lettori: queste sono le prime vivide immagini che mi tornano alla mente se penso ai due giorni trascorsi presso il Lingotto.

Invece, qualcosa che ho trovato difficile è stato mantenere la concentrazione in mezzo a così tante persone e mentre qualcuno fisicamente parlava davanti a un numero così elevato di spettatori. Non ci ero più abituata.

Ovviamente, anche a livello organizzativo, non tutto è stato perfetto e i coordinatori ne sono consapevoli: il sito a sostegno del sistema di prenotazione eventi è stato quasi sempre irraggiungibile, lunghe le code d’attesa sia per gli eventi che per la ristorazione, alcuni stand già dopo la terza giornata di fiera si sono ritrovati a corto di libri o merchandising…

Dopo questo elenco di ciò che poteva essere gestito meglio, a discolpa degli organizzatori, va detto che nessuno si sarebbe aspettato una simile partecipazione. Quindi, tutto ciò che non ha funzionato in modo ottimale è la controprova del fatto che davvero un numero sempre più elevato di persone si è appassionato al mondo dei libri e della lettura negli ultimi due anni e ha sentito l’esigenza di partecipare a un evento di questo tipo.

Durante un’intervista al Salone, Giuseppe Laterza ha affermato che nonostante durante i primi due mesi di lockdown in molti abbiamo completamente abbandonato la lettura, successivamente, il numero di lettori e vendite di libri non ha fatto altro che aumentare. Anche nel 2021, le vendite si dimostrano in aumento rispetto gli anni precedenti.

Personalmente, da quando ho imparato, non ho mai smesso di leggere. Sono sempre stata una lettrice “forte” e durante il lockdown non ho fatto altro che leggere ancora di più, visto il tempo a disposizione. Fa sicuramente piacere sentire questi dati, vedere così tante persone unite per un evento all’insegna della cultura e dell’informazione.

A parere mio, una società che si informa e che legge è una società che può non solo funzionare, ma che può anche evolversi sempre di più e sempre meglio.

Federica Slanzi
Nata il 21 novembre 1994 e originaria di Palazzolo. Ha conseguito due lauree in lingue, aggiudicandosi una borsa di ricerca in Marketing e Social Media. Attualmente lavora nell’ambito delle certificazioni di qualità nel mercato europeo. Nel tempo libero si dedica ai libri e alla letteratura, partecipando attivamente alle attività culturali del territorio.