Il ruolo cruciale della Memoria: un impegno per il presente e il futuro

Man mano che passano gli anni, la celebrazione della Giornata della Memoria si fa più importante perché ci deve ricordare dell’impegno sociale che ci appartiene nel commemorare un evento che ha rappresentato una pagina nera della storia dell’umanità.

E via via che questo momento storico si fa più lontano e le testimonianze dirette di chi l’ha vissuto in prima persona si riducono sempre di più – che forse è la risorsa più preziosa che abbiamo – l’inesorabile azione del tempo influisce sulla nostra capacità di ricordare, se questa non viene rinnovata. Qui entrano in gioco gli insegnamenti della scuola, la letteratura, la fotografia, il cinema, l’arte, i monumenti e tutte quelle narrazioni indirette che raccontano quanto successo tra il 1933 e il 1945.

Ma non solo. C’è un altro elemento fondamentale che ci permette di non dimenticare: la visita ai campi di concentramento. La risoluzione ONU del 2005 che ha istituto la celebrazione della Giornata della Memoria ogni 27 gennaio chiede infatti di preservare attivamente i siti in cui l’Olocausto si è consumato, ossia campi di sterminio, di concentramento, di lavoro forzato e prigioni naziste.

Camminare tra quei luoghi carichi di storia e sofferenza è un’esperienza tangibile, un contatto diretto con la brutalità degli eventi, che suscita emozioni e riflessioni profonde. L’aria è pesante, l’atmosfera è tetra. In un campo, soprattutto se i segni del passato si sono conservati integralmente, c’è un’aura particolare, che forse chi ne ha visitato uno può dire di aver percepito: lì è accaduto qualcosa di terribile.

Attraverso questa visita possiamo connetterci in modo più immediato con il passato, comprendere meglio le atrocità commesse e rafforzare il nostro impegno a preservare la memoria di coloro che hanno sofferto durante quel periodo.

Oggi ricordiamo la Shoah perché è stato un massacro pianificato che ha utilizzato un sistema organizzato e sistematizzato per eliminare un’intera etnia durante un regime dittatoriale che ha fatto di questo sterminio il suo principale cavallo di battaglia. Perché la memoria abbia un senso dobbiamo, quindi, prima di tutto capire ciò che accadde in Europa dal punto di vista storico e tenere a mente che campi di concentramento, leggi razziali e segregazione sono stati al centro della politica nazista e fascista. Poi, in secondo luogo, dobbiamo fare un esercizio di riflessione, incoraggiato proprio dalle testimonianze, dall’istruzione, dalla letteratura, dall’arte e dai luoghi della storia.

La memoria della Shoah ci aiuta a comprendere le conseguenze devastanti di ideologie razziste e totalitarie, e ci spinge a riflettere sulle atrocità che possono essere commesse quando l’odio e la discriminazione diventano parte integrante di un regime politico. L’importanza di questo 27 gennaio non deve essere un evento fine a sé stesso per commemorare le vittime dell’Olocausto, ma deve essere un’occasione di riflessione per ricordare l’importanza di difendere i diritti umani, nel contesto di una vicenda che riguarda tutti, sia perché fa parte del nostro passato sia perché deve – o dovrebbe – avere il compito di darci una lezione per il futuro.

Valentina Farina
Classe '95 e originaria di San Giorgio in Salici, è cresciuta con la passione per la scrittura e l'amore per lo sport, soprattutto la pallavolo. Nel 2020 ha conseguito la laurea magistrale in Editoria e giornalismo all’Università di Verona, e dopo aver lavorato diversi anni come bibliotecaria, oggi prosegue, in campo professionale, sulla strada dell'informazione.