Il Ritorno del Re: la frontiera rossa, abbattuta

Jannik Sinner è tornato sul trono. E lo ha fatto nel modo più fragoroso possibile, chiudendo un cerchio che profuma già di leggenda. Dopo aver conquistato il Sunshine Double la vittoria consecutiva dei Masters 1000 di Indian Wells e Miami, impresa che nell’Era Open era riuscita soltanto a Novak Djokovic nel 2015 l’altoatesino ha proseguito la sua corsa con una continuità quasi irreale.

La striscia di 37 set consecutivi vinti nei Masters 1000, record assoluto di ogni epoca che ha polverizzato il precedente primato di Djokovic fermo a quota 24, è un dato che certifica un dominio tecnico e mentale fuori scala, degno dei più grandi di sempre. E se si è fermata a 37 per colpa di un tie-break strappato da Machac nel girone pazienza: il record è lì, scolpito nella pietra.

A completare l’opera è arrivata la perla più luminosa: il trionfo al Masters 1000 di Montecarlo su Carlos Alcaraz, con il punteggio di 7-6, 6-3 in 2 ore e 15 minuti. Una vittoria che vale doppio, perché significa anche ritorno al numero 1 del mondo.

Ma vale persino triplo, perché è il suo primo grande titolo in carriera sulla terra rossa quella superficie del colore dei suoi capelli che era rimasta l’unica frontiera ancora da abbattere, soprattutto dopo i tre match point sciupati al Roland Garros 2025 contro lo stesso Alcaraz(ho ancora gli incubi per sta cosa). Il titolo dice tutto: Il Ritorno del Re. E non è finita: con questo successo Sinner ha conquistato il suo quarto Masters 1000 consecutivo, dopo Parigi-Bercy 2025, Indian Wells e Miami 2026.

Un’impresa che dall’introduzione della categoria nel 1990 era riuscita soltanto a Nadal e Djokovic. Sì, avete capito bene: solo quei due. La strada verso la finale non ha fatto sconti: un tabellone senza vie di fuga. In semifinale è arrivato Alexander Zverev numero 3 del ranking, avversario ricorrente quasi per legge karmica e la risposta dell’azzurro è stata di quelle che tolgono il respiro: 6-1, 6-4 in 82 minuti. Demolizione totale, senza appello, con quella solidità che ormai è diventata il marchio di fabbrica della Volpe Rossa.

La finale contro Alcaraz è stata un’altra storia. Una battaglia vera, intensa, nervosa, di altissimo livello tecnico ed emotivo. Numero 1 contro numero 2 del mondo anzi, per essere precisi, numero 2 contro numero 1, con la possibilità di ribaltare la classifica in tempo reale. In palio non solo il titolo, ma il trono del tennis mondiale. Le condizioni hanno reso tutto ancora più complicato. Un vento fastidioso e imprevedibile ha spezzato il ritmo, trasformando ogni scambio in una sfida di adattamento.

Ne è uscita una partita sporca a tratti, con errori da entrambi i lati, ma proprio per questo ancora più affascinante: ogni punto conquistato era sudato, ogni game una piccola guerra. Sinner ha iniziato con difficoltà al servizio, senza trovare subito continuità nella prima. Alcaraz ha provato ad approfittarne, spingendo, variando e soprattutto utilizzando quelle smorzate velenose che hanno mandato fuori ritmo l’azzurro. Il risultato è stato un equilibrio costante, fatto di break e controbreak, senza che nessuno riuscisse davvero a prendere il comando.

Ma nei momenti decisivi, ancora una volta, è emersa la differenza. Quando il primo set è arrivato al tie-break, Sinner ha alzato il livello in modo impressionante. Più preciso, più lucido, più freddo. Ha aumentato la qualità della prima proprio quando serviva, ha retto lo scambio e ha colpito nel momento giusto. Un passaggio a vuoto di Alcaraz persino un doppio fallo ha spalancato la porta. E Sinner non ha perdonato: primo set 7-6.

Non perderti questa rubrica del Baco
Il Caleidoscopio

Il secondo sembrava poter cambiare inerzia. Sinner ha subito ceduto il servizio, Alcaraz è salito 3-1, e lo spagnolo sembrava pronto a prendere il controllo definitivo del match. Ma è qui che nasce il campione. Sinner non si è disunito, non ha perso un solo istante di lucidità. Ha iniziato a lavorare punto su punto, a stringere il campo con il suo ritmo da fondo, a togliere tempo allo spagnolo. La pressione è salita lentamente, inesorabile.

Game dopo game, Alcaraz ha iniziato a sentire il peso dello scambio, a non trovare più la stessa fluidità nei turni di servizio. E nel momento chiave è arrivato il ribaltone: Sinner ha recuperato il break, si è portato avanti e ha messo l’avversario con le spalle al muro. Da lì in poi è stata gestione da campione assoluto. Nessuna esitazione, nessun tremore. Solo controllo, intensità e una sicurezza che oggi appartiene ai grandissimi. Finale: 6-3 nel secondo set. Partita, set, match, numero 1.

Dall’altra parte, Alcaraz ha provato a reagire con il suo talento, alternando colpi straordinari a momenti di frustrazione visibile. Più volte si è rivolto al suo angolo, lasciando trasparire nervosismo, come se percepisse chiaramente che qualcosa stava cambiando, che il livello dell’avversario stava diventando irraggiungibile. Sinner invece continuava a salire. Sempre più solido, sempre più dentro la partita, fino a chiudere con autorità una finale che racconta tutto della sua evoluzione: non solo potenza e ritmo, ma gestione, maturità e una freddezza glaciale appunto, da Volpe Rossa nei momenti che contano davvero.

Una vittoria costruita nella difficoltà, conquistata nella tempesta, dominata quando il livello si è alzato. Una vittoria da numero 1. La prima vittoria importante sulla terra rossa. Un cerchio chiuso.

E poi c’è la partita vista da casa. Quella vera, quella che non entra nelle statistiche. Perché stare sul Divano, nella tribuna VIP più crudele del mondo, e vedere la Volpe Rossa sotto di un break è come prendere un pugno nello stomaco.Ogni smorzata di Alcaraz è una fitta. Ogni scambio perso pesa come un macigno. Ma poi succede qualcosa. Succede che Sinner non molla MAI. Punto dopo punto, sguardo dopo sguardo, torna dentro. E quando capisci che sta girando, che sta risalendo, che sta prendendo in mano la partita… allora sì, lo senti davvero. Non è solo una vittoria.

È davvero il ritorno del Re. Forza Sinner, sempre.

© 2026 Riproduzione riservata

IL BACO OGNI GIORNO

Segui il Baco

Scegli il canale che preferisci per ricevere e trovare più facilmente le notizie del territorio.

Davide Rudari
Nato a Bussolengo nel 1974, risiede da sempre a Corte Salvi, tra Lugagnano e Verona. Sposato con Chiara ha un figlio di nome Emanuele. Analista programmatore presso il Banco BPM. E’ appassionato di tecnologia, computer, fotografia, di manga/anime. Nel tempo libero gioca (male) a tamburello e segue con passione la squadra della propria contrada A.T. Salvi per la quale è segretario fotografo e reporter. Amante del freddo e dell’inverno, della buona cucina e delle persone che ridono di gusto.