Il palazzo dei Conti Schizzi a Palazzolo: una storia da conoscere

Il palazzo dei conti Schizzi, ora Fiorini (nella foto), offre alla piazza un nobile sfondo. Risale ai primi ritorni del classicismo, anche se il palazzo è robusto e con corrette geometrie in uso nel tardo rinascimento. La facciata principale presenta dei dipinti, tra cui quattro stemmi gentilizi, uno dei conti Schizzi. Ha forti aperture incorniciate da marmi ed un massiccio portale con arco e pilastri bugnati e zoccolatura evidente. Dall’ingresso si estende una sala conviviale con affreschi agresti e caratteristici sfondi di territorio veronese. Il giardino sul lato est è pensile ed è ornato di piante rare. Sotto il giardino c’è una cantina alla quale si accede sia dal palazzo che dal brolo.

 

Si fa memoria del conte Lodovico Schizzi, che abitò il palazzo nel 1700. Il conte donò molte opere d’arte alla nostra chiesa tra le quali i due quadri che rappresentano l’Adorazione della Nascita di Gesù e la Circoncisione, nel 1826 il 14 di gennaio fece ancora dono della grande Pala che sovrasta l’altare maggiore della parrocchiale, che rappresenta la Madonna con il Bambino, e i Santi Giuseppe, Gioacchino, Anna e S. Filippo Neri. Il dipinto proveniva da un monastero di Cremona. Il conte Folchino Schizzi proprietario del palazzo nel 1800, oltre che del feudo di Casteldidone nel Cremonese, già proprietà degli Schizzi dal 1288, donò alla chiesa di Palazzolo il dipinto del Franceschini raffigurante Agar e l’Angelo, datato 1600, la reliquia della S. Croce in teca d’argento, contribuì con cento talleri per l’installazione dell’organo di Damiani e fece restaurare e arredare di banchi l’Oratorio di S. Giovanni, ora Sala “Noi”. Folchino si dilettava nella recitazione e gestiva un teatro privato, frequentato anche da artisti famosi.

 

D’estate gli spettacoli si tenevano in giardino sotto lo sguardo dei busti di Goldoni e Alfieri. Scrisse personalmente le opere che interpretava. La servitù aveva riservate delle strutture abitative che davano su un giardino, al quale si accedeva da un portone laterale. La villa, trovandosi al centro dei campi di battaglia risorgimentale ospitò i Savoia di passaggio, da Carlo Alberto a Vittorio Emanuele, Eugenio Tommaso, duca di Genova. La villa accolse successivamente Luigi Bonaparte, principe di Moncalieri. Nel periodo della seconda guerra mondiale, quando il palazzo era già di proprietà del sig. Giacinto Fiorini, fu sede di comando tedesco. Anche in questo triste periodo si tenevano nel palazzo e nel giardino degli spettacoli per allietare i comandanti di stanza a Palazzolo. A questi spettacoli potevano assistervi anche le persone del paese.

 

Ed è la signora Ambrosi Rosetta Negri che ci racconta di questi spettacoli, tutti rigorosamente in tedesco, però quando veniva cantata la canzone Lilly Marlene tedeschi e italiani si univano in un unico coro. Il palco veniva illuminato dai fari di una Fiat “Topolino” posta in prossimità. Lo spettacolo a volte proseguiva a singhiozzo perché quando l’aereo chiamato “Pippo” sorvolava la zona si dovevano spegnere tutte le luci, lo spettacolo riprendeva non appena il ricognitore si era allontanato. A seguito di cedimenti strutturali durante lavori di restauro si è appurato che esisteva una galleria che dal giardino, attraverso via Girelli (corte Fasoli), si dirigeva verso via Prele, e probabilmente veniva usata per eventuali fughe sicure dei signori.