Il Natale che arriva ed il dovere di provare a cambiare il mondo che ci circonda. Anche a Sona

Ci stiamo avvicinando al Natale. Ci aspetta un periodo di luci intermittenti e di brillantini, di pacchetti da incartare e da scartare, di aperitivi, pranzi e cene senza badare troppo alle calorie, di tempo dilatato per vivere o ritrovare gli affetti familiari e gli amici che non si vedono tutti i giorni, ma anche per tracciare simbolicamente i bilanci di fine anno, per verificare quali obiettivi abbiamo raggiunto e quali ci sono sfuggiti di mano più o meno per colpa nostra.

Aspettiamo tutto l’anno il periodo delle Feste ma non possiamo ricevere beneficio dal Natale sforzandoci di essere buoni e gentili solo il venticinque dicembre, illudendoci che tutto sarà perfetto e bello perché è per tradizione un giorno felice e deve essere così per forza.

Il Natale non ci cambierà magicamente e di sicuro non modificherà l’atteggiamento degli altri nei nostri confronti se noi per primi non ci attiviamo in questo senso. Se vogliamo ricevere attenzione e gentilezza, cominciamo con l’offrirla noi. Se desideriamo essere accettati così come siamo, cerchiamo di tendere noi per primi la mano, anche se è faticoso.

Il clima d’odio che si è respirato negli ultimi tempi sul web e non solo fa paura e ci rende più soli, diffidenti, rancorsi. Il disfattismo e l’egoismo che portano solo a sterili lamentele senza che ne consegua un minimo contributo personale volto a migliorare, anche in minima parte, la società in cui viviamo, sono una ragnatela vischiosa, che imbriglia e soffoca anche chi ha entusiasmo e le migliori intenzioni.

Si parla troppo, si agisce poco. “Non dipende da me” e “Ho poco tempo” sono scuse per tirarsi sempre indietro. La maggior parte di noi conduce una vita frenetica ma ci sono mille piccole azioni che possono migliorare la convivenza generale.

Tra queste, sicuramente fare lo sforzo di evitare le sterili polemiche sul web e dare un contributo costruttivo alle discussioni, senza aggiungere inutile livore e sfiducia generale. Perchè ogni parola che viene spesa per giudicare l’operato altrui, per offendere senza conoscere, per gettare fango, per nascondere la verità, per raggirare, per umiliare gratuitamente, per millantare competenze che non si posseggono produce una frana rovinosa che genera solo altro malcontento, amarezza e pessimismo.

Anche la convinzione di essere sempre nel giusto è piuttosto illusoria e presuntuosa. “La parte giusta – come dice don Ciotti – non è un luogo dove stare; è, piuttosto, un orizzonte da raggiungere nella chiarezza e nel rispetto delle persone, non mostrando i muscoli e accanendosi contro le fragilità degli altri.”

Le parole sono importanti, ci definiscono come persone, dimostrano il nostro grado di civiltà, possono creare ponti ma anche barriere e alimentare i pregiudizi.  Non “sono solo parole” se umiliano, se fomentano malignità e divisioni, se servono a dimostrare una presunta superiorità, se non portano a risolvere o a comprendere situazioni e arginare problemi.

Pesare le parole potrebbe essere uno degli obiettivi da considerare per poter davvero vivere meglio nelle nostre comunità, virtuali e reali, rispettandoci non solo a Natale e dintorni. Troppo facile avere sorrisi e frasi buone e gentili davanti al pandoro e al panettone, dopo aver scartato il regalo tanto desiderato.

E’ in tutti gli altri giorni dell’anno che si può e si deve fare davvero la differenza. Diamoci da fare senza pretendere che gli altri facciano altrettanto, senza accusare chi si impegna, senza cercare apposta la falla, l’errore, lo sbaglio nell’operato altrui.

Come dice Bertolt Brecht, “il mondo si muove se noi ci muoviamo, si muta se noi ci facciamo nuovi, ma imbarbarisce se scateniamo la belva che c’è in ognuno di noi. Ci impegniamo per trovare un senso alla vita, a questa vita una ragione che non sia una delle tante ragioni che bene conosciamo e che non ci prendono il cuore. Ci impegniamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo, ma per amarlo.”

Chiara Giacomi

About Chiara Giacomi

Nata a Verona nel 1977, si è diplomata al liceo classico e ha conseguito la laurea in Lettere presso l'Università di Verona. Sposata, con due figli, insegna Lettere presso il Liceo Medi di Villafranca. Lettrice appassionata, coordina il Gruppo Lettura della Biblioteca di Sona.

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