Il mancato voto dei giovani, anestetizzati dal clima di rassegnazione dilagante

Il voto è un diritto che, dal febbraio del 1945, abbraccia la totalità dei cittadini italiani, prerogativa imprescindibile, potere e identità nazionale. Non solo è porta che si affaccia e protende sulla partecipazione attiva come cittadino, ma è chiave che avvicina il popolo tutto. È caratterizzante sia per il singolo individuo, che per la collettività.

Rappresenta la volontà d’esprimersi per eccellenza, personifica anni di sacrificio. Sancisce una libertà personale, legge i sillogismi della Costituzione. Vige tra tanti, privilegio di pochi. Ma dunque, essendo il diritto di voto lusso ed onore profondo, perché non viene esercitato da tutti coloro che esercitarlo possono?

Infatti, alle elezioni europee dell’otto e nove giugno scorso l’astensionismo ha metaforicamente conquistato il massimo dei voti, con un’affluenza alle urne del solo 49,69% contro il 54,50% d’affluenza nel 2019. Ciò vuol dire che oltre la metà degli aventi diritto non ha votato.

In particolare, la vera sconfitta è dettata dall’astensionismo dei giovani, i quali non si sentono chiamati a prendere parte alle decisioni del Paese, anestetizzati dal clima di rassegnazione sempre più dilagante.

Nella fattispecie, su ben dieci ragazzi con un’età che oscilla dai 18 ai 20 anni a cui ho potuto porre la devastante domanda “Sei andato a votare?”, solo quattro di essi hanno risposto affermativamente. I sei rimanenti, segnando tristemente la maggioranza, hanno fornito delle giustificazioni che si aggirano attorno al disinteresse politico, all’impotenza più totale, all’inesistente rispecchiarsi nei programmi propositi, ed alla mancata preparazione politica a riguardo, con risposte del tipo: “Ero impegnato in altro e non ho desiderato liberarmi”, “Nessun partito politico mi ha coinvolto” e ancora “Anche se votassi, non cambierebbe niente”.

Le radici di questo dissenso generale stanno innanzitutto nella mancata preparazione culturale di cui il sistema scolastico in primis dovrebbe farsi carico, risultando invece carente. Noi giovani non siamo preparati ad un impegno civile poiché la scuola e le figure educative a noi vicine non propongono esempi da seguire, temi da perseguire e valori da difendere. Ed anche se determinate famiglie cercano di costruire un dialogo formativo, i ragazzi informati si intimidiscono difronte all’assenza totale di collaborazione dei pari incontrati nella società.

Veniamo dunque abbandonati a noi stessi, privi di riferimenti che possano direzionarci nell’immenso e contorto mondo della politica. Ed è così che anni di lotte da parte di chi, prima di noi, ha sudato per ottenere il suffragio universale e per conquistare qualche passo verso la libertà di partecipazione, vengono gettate nel dimenticatoio, cestinate ed ignorate da quei giovani che potrebbero, invece, farne tesoro e trarne spunto per la propria crescita personale.

La politica diventa quindi disgiunzione, anziché abbraccio che avvicina; distacco, anziché comunità. Inoltre, altro grande ostacolo è la mancata appartenenza ad un’identità nazionale: non perché si è cittadini del mondo, ma poiché non ci si sente affatto cittadini.

Il lato più abominevole di tale faccenda è che l’ignoranza giovanile venga sfruttata a favore di chi desidera governare indisturbato, come affermato in una recente intervista da Stefano Bandecchi – politico ed imprenditore non nuovo a dichiarazioni controverse -: “La politica non ha bisogno degli italiani che vadano a votare, poiché non c’è cosa migliore per gestire un popolo che diminuire il popolo che si esprime”.

Allora, cari lettori e giovani lettori, facciamo rumore e facciamolo per tutti coloro sprovvisti di strumenti musicali, poiché, come disse Loung Ung, “il voto non è solo un nostro diritto, è il nostro potere”.

Irene Chiummariello
Nata il 4 maggio 2007 a Napoli con una grandissima passione per la scrittura ed il teatro. Studentessa presso il Liceo Medi di Villafranca, figlia e sorella. Nel tempo libero scrittrice (di racconti e poesie), e attrice presso compagnie teatrali sul territorio. Vincitrice di diversi premi letterari.