Il libro: “Ossigeno” di Sacha Naspini. Quando il male può soffocare

La Recensione

“Ossigeno” è un titolo assolutamente azzeccato per questo thriller, dal momento che toglie letteralmente il respiro, facendo avvertire costantemente il bisogno di aprire la finestra e immagazzinare più aria possibile. Impossibile non avvertire infatti continuamente una forte sensazione di claustrofobia durante la lettura del romanzo di Sacha Naspini, un autore non ancora molto conosciuto ma tra i più promettenti nel panorama del thriller/noir italiano contemporaneo.

Nel libro ci viene raccontata la storia del “mostro del golfo”, un antropologo di fama internazionale, che rapisce una bambina, tenendola prigioniera per anni in un container in campagna. L’originalità del libro non sta tanto nella trama, quanto nell’analisi di quelle che sono le conseguenze nelle vite della vittima e dei suoi genitori, ma anche i tormenti che avvolgono l’esistenza del figlio del carnefice, dopo che il crimine diviene di dominio pubblico.

La copertina di “Ossigeno”. Sopra, l’autore Sacha Naspini.

Di solito i libri si fermano con l’arresto del mostro, mentre qui quello che accade alla vittima, liberata dopo quattordici anni di prigionia, e ai parenti dell’orco, rappresenta la parte più consistente e forte del romanzo. Essere figlio di un criminale, la vittima miracolosamente scampata, la madre e l’amica della bambina rapita sono traumi che non è detto si riescano ad elaborare.

La vicenda è narrata da diversi punti di vista: da chi si scopre all’improvviso figlio di un mostro, vedendo andare in pezzi la propria identità e il proprio equilibrio, sconvolto dalla tremenda paura che la mostruosità di certi comportamenti sia genetica; da chi, come Laura, dopo anni di prigionia deve riscoprire il mondo in una catena di relazioni che ha perso e che si sono nel frattempo trasformate, facendo i conti con luoghi estranei, troppo grandi, troppo pieni, troppo caotici, troppo diversi dai ricordi che per anni hanno costituito l’unico appiglio nei momenti di buio.

Infine, c’è il punto di vista di chi della vittima è la madre, la quale ha pianto per anni il ricordo una bambina, ma si ritrova improvvisamente a fare i conti con una donna.

Naspini si interroga sui meccanismi della mente umana, sulle prigioni in cui ci cacciamo e su quelle in cui gli altri ci chiudono, quando decidiamo di legarci a loro, di rischiare di farci accettare e capire, di sopportare l’eventuale delusione e il fallimento.

Ha quattordici anni e in una notte è cresciuta lo stesso, anche al chiuso di una scatola di ferro. Come il fiorellino che ad un tratto è spuntato dall’angolo del container. Non l’ha fermato nemmeno il metallo: ha trovato uno spiraglio e ci si è ficcato dentro. Le cose vive funzionano in quel modo.Forse è così che deve fare anche lei: uno spiraglio. Ficcarcisi dentro.

La Scheda

“Ossigeno” di Sacha Naspini, Edizioni e/o, 2019, pp. 211.

Chiara Giacomi

About Chiara Giacomi

Nata a Verona nel 1977, si è diplomata al liceo classico e ha conseguito la laurea in Lettere presso l'Università di Verona. Sposata, con due figli, insegna Lettere presso il Liceo Medi di Villafranca. Lettrice appassionata, coordina il Gruppo Lettura della Biblioteca di Sona.

Related posts