Il libro. “Terra madre” di Mariangela Tarì, quando la nostalgia trasfigura la realtà

La Recensione

“Nell’estate del 2017, da sola, sotto il pergolato dell’uva fragola che resiste, sorseggiavo un bicchiere con acqua e orzata e tre cubetti di ghiaccio. Quel giorno ho inseguito una nuvola che cambiava forma e la sera finalmente ho dormito, voglio dire che ho dormito tutta la notte, senza incubi, nel letto al primo piano della masseria Favale, a dieci chilometri dallo stabilimento Ilva. La masseria che è stata la mia casa per sempre, il periodo infinito della felicità. La mia casa del tempo contento”.

E’ in una masseria tarantina che Emma, la protagonista di “Terra madre”, è nata e cresciuta felice. Ed è da Taranto che se ne è poi andata via, da una terra messa in crisi dalla polvere che esce dall’Ilva, la fabbrica che fa ammalare tutto, terreni e persone.

Emma si trasferisce al Nord, dove a Verona trova l’amore e costruisce una famiglia. L’amore per Martino e il loro unico figlio Nicola però non risolve i suoi problemi, il suo sentirsi perennemente irrisolta, anzi acuisce la sua insicurezza perché si ritrova sola a crescere suo figlio e perennemente nostalgica, senza il supporto della sua famiglia lontana, e senza il sostegno del marito, che preferisce il lavoro a lei.

Ha un vuoto dentro, che non viene colmato, ma che si allarga continuamente, rischiando di divenire distruttivo e di trascinare con sé anche chi ama. E così si fa prepotente il bisogno di tornare nella masseria in cui sono le sue radici, attraverso un viaggio personale di immersione nei ricordi, in quel che resta della sua infanzia e della sua famiglia, in ginocchio per la crisi economica che l’ha colpita.

E’ possibile tagliare il cordone ombelicale che unisce ai propri affetti familiari, alla propria terra d’origine, alle tradizioni e ai luoghi della propria identità personale? Il fatto è che quando si va via spesso poi non si ritrova esattamente quello che si è lasciato. Si vorrebbe ritrovarlo intatto, come se mai si fosse reciso alcun legame, ma è impossibile e spesso la nostalgia finisce per trasfigurare la realtà, tanto più se attorno a quei ricordi sono cresciute bugie, verità taciute ed incomprensioni.

“Non esistono tavole imbandite, case chiassose, mani che possano alleviare dolori perché i gesti di una vita che corre troppo veloce risultano grigi per chi è stato molto amato durante l’infanzia e per chi sente la necessita di una comunità e non solo di una bella casa”.

La Scheda

“Terra madre” di Mariangela Tarì, Mondadori, 2023, pp.204.

Chiara Giacomi
Nata a Verona nel 1977, si è diplomata al liceo classico e ha conseguito la laurea in Lettere presso l'Università di Verona. Sposata, con due figli, insegna Lettere presso il Liceo Medi di Villafranca. Lettrice appassionata, coordina il Gruppo Lettura della Biblioteca di Sona.