Il libro: “Storia della mia ansia” di Daria Bignardi. La malattia, l’amore, la vita

La Recensione

Nell’ultimo romanzo di Daria Bignardi, giornalista e romanziera famosa, ci sono due temi principali: l’amore e l’ansia. Ce n’è poi un altro che fa da sfondo ed è la malattia, nello specifico il tumore al seno, che la protagonista scopre di avere a quarantanove anni, quando è una donna affermata sul lavoro e sposata da tanti anni con un uomo chiuso e poco attento ai suoi bisogni.

Ho immaginato una donna – dice l’autrice – che capisce di non doversi più vergognare del suo lato buio, l’ansia. Lea odia l’ansia perché sua madre ne era devastata, ma crescendo si rende conto di non poter sfuggire allo stesso destino: è preda di pensieri ossessivi su tutto quello che non va nella sua vita, che, a dire il vero, funzionerebbe abbastanza. Ha tre figli, un lavoro stimolante e Shlomo, il marito israeliano di cui è innamorata. Ma la loro relazione è conflittuale, infelice.

Infatti, in un certo senso, Lea finisce per credere che sia stata l’ansia e il cattivo rapporto col marito a farla ammalare. Del resto, quando una persona scopre di avere un tumore, rimane scioccata, perché si rende conto improvvisamente di come quello che pensa possa succedere solo agli altri un giorno invece capita proprio a lei, senza preavviso, e la lascia impotente, incredula, basita. Chi si ammala finisce per tormentarsi con mille domande, a guardarsi indietro per individuare la causa, a chiedersi come sarebbe andata se avesse mangiato più sano, smesso di fumare, fatto più sport e lavorato meno, dormito di più, corso meno di qua e di là. Nessuno è mai pronto, non importa quanto calmo e razionale sia per natura, e Lea, che è tremendamente ansiosa ed infelice, quando realizza di dover subire un intervento per rimuovere il tumore e poi iniziare le terapie, annaspa.

La scrittrice racconta le varie fasi della malattia con molta intensità e crudezza. Sa bene cosa significhi ammalarsi di cancro perché ci è passata e solo chi ha dovuto confrontarsi con i reparti e le terapie oncologiche può scriverne così intensamente, al punto da rendere certe pagine disturbanti. “Storia della mia ansia” è un libro per i sani e anche per i malati, perchè può assolvere a funzioni diverse. Dice infatti la Bignardi che “non ci sono differenze tra sani e malati, tranne una: i malati hanno più voglia di vivere”.

L’autrice di “Non vi lascerò orfani” e di “L’amore che ti meriti” ha scritto forse il suo miglior romanzo, di sicuro un libro coraggioso,in cui una donna, l’alter ego della Bignardi, è costretta dalla malattia a mettersi a nudo,a guardarsi dentro e attorno, a rallentare e fare un bilancio dei suoi errori e a riconsiderarli. E’ obbligata a farsi domande sulla qualità delle relazioni familiari e sulle amicizie, sul suo lavoro, su quella che è stata e su quella che è ora, senza un seno, senza capelli, senza la forza di salire le scale e con il terrore della prossima chemio. Le cicatrici che porta dentro e fuori le rivelano che il tempo è prezioso e che deve imparare ad accettarsi per quella che è, per gli errori che ha fatto, per i difetti che ha e imparare a prendere l’amore che gli altri le possono dare, non quello che vorrebbe ricevere e nemmeno quello che si merita. Il libro è infatti anche una profonda riflessione sui meccanismi dell’amore, sul perché ci si innamori di chi ci fa soffrire.

Inevitabile non riconoscersi in questo romanzo, impossibile non riflettere su certi passaggi, perché, anche se la malattia non tocca fortunatamente tutti, il dolore sì e in forme diverse ci mette tutti alla prova, battendo sui tasti dolenti della nostra vita, facendoci capire chi conta veramente per noi e quanto siamo bisognosi di essere amati “senza se e senza ma”, senza riserve.

Gli errori hanno fatto di me ciò che sono. Forse si sta meglio, come dice Sin, non desiderando, ma chi se ne importa di come si sta meglio, abbiamo una sola vita. Abbiamo sbagliato? Può darsi, ma se pensiamo che non esista una verità se non la nostra, e che sia legata indissolubilmente a chi siamo in quel momento, anche il concetto di errore perde senso. Ho sbagliato, ma sono. E amo e vivo, per adesso.

La Scheda

“Storia della mia ansia” di Daria Bignardi, Einaudi, 2018, pp. 192.