Il libro: “Resto qui” di Marco Balzano. L’attaccamento alle proprie radici attraverso la storia di Curon Venosta

La Recensione

La Val Venosta è da sempre un luogo che attrae il turismo per il fascino del suo territorio incastonato tra le montagne, dove nasce il fiume Adige. Tappa imprescindibile di un viaggio in questa zona è Curon Venosta, paesino presso cui emerge dalle acque di un lago un vecchio campanile.

Il motivo riguarda il fatto che il lago di Curon Venosta è di tipo artificiale, legato alla costruzione di una imponente diga negli anni Cinquanta del secolo scorso. Il paese venne completamente sommerso e fu poi ricostruito più in alto. Il progetto di sfruttare i laghi della Val Venosta per produrre energia idroelettrica risaliva agli inizi del Novecento ma per varie ragioni, tra cui la guerra, i lavori furono completati solo nel 1950.

Marco Balzano ha visitato nel 2013 queste zone ed è rimasto colpito dalla storia degli abitanti, che si erano opposti senza successo alla costruzione della diga. Il Sudtirol venne inascoltato dal governo di Roma e neppure un incontro con il Papa potè evitare la distruzione di Curon e il dolore dei residenti,  quasi tutti contadini, profondamente legati ai loro masi e alle loro terre.

La storia d’amore di Erich e Trina, entrambi residenti a Curon,  nasce nella prima parte del Novecento e li porta a condividere le sofferenze non solo per la costruzione della diga ma anche per l’avvento del fascismo e poi della guerra. La vicenda inizia negli anni Venti, quando Trina è una giovane maestra, che non può insegnare perché il fascismo vuole solo insegnanti italiani nelle scuole. La lingua tedesca non deve essere trasmessa e allora Trina si improvvisa insegnante clandestina. Conosce Erich, un ragazzo schivo, che ama la sua terra visceralmente, col quale costruisce una famiglia e cerca di tenerla insieme.

I due vivranno tanti drammi e attraverso la loro vicenda il lettore legge la drammatica storia che l’Alto Adige nasconde sotto l’ordine e la pulizia, dietro le finestre piene di fiori e tra i sentieri delle splendide montagne che lo rappresentano. Quella del Sudtirol è una storia di grandi ferite, di culture e lingue molto diverse che faticano a convivere, di fatti poco conosciuti dagli italiani che vi si recano in vacanza d’estate o d’inverno e a volte si infastidiscono se sentono parlare in tedesco.

Quello su Curon e sui suoi abitanti è davvero un romanzo coinvolgente e Marco Balzano,  dopo aver vinto il Campiello con “L’ultimo arrivato”,  si conferma uno scrittore sensibile,  capace di emozionare e far riflettere. Il senso del suolibro è racchiuso tutto nel titolo e nell’immagine del campanile in copertina. “Resto qui” per buona parte del romanzo è una domanda, più che un’affermazione. La scelta che tormenta tutti i personaggi,non solo Erich e Trina, è tra l’andare via o rimanere; in entrambi i casi la decisione è difficile, costellata di pericoli, di incertezze, di dolore. Eppure, il cuore sembra poter dare l’unica e definitiva risposta.

Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare

La Scheda

“Resto qui” di Marco Balzano, Einaudi, 2018, pp. 192.

Chiara Giacomi
Nata a Verona nel 1977, si è diplomata al liceo classico e ha conseguito la laurea in Lettere presso l'Università di Verona. Sposata, con due figli, insegna Lettere presso il Liceo Medi di Villafranca. Lettrice appassionata, coordina il Gruppo Lettura della Biblioteca di Sona.