Il libro per la Festa del Papà: “Un bravo padre” di Noah Hawley

La Recensione

Paul Allen è un reumatologo molto capace del Connecticut, dove vive con la seconda moglie e i due figli piccoli. Ha alle spalle una relazione fallita e un figlio, Daniel, che vive lontano con la madre. Con lui i rapporti si sono sempre più raffreddati.

Una sera, apparentemente come tutte le altre, mentre sta per mangiare la pizza preparata dalla moglie dopo una lunga giornata di lavoro in ospedale, alla tv appare la notizia di un attentato, in cui è rimasto ucciso il candidato dei Democratici alla Presidenza. Il gelo improvvisamente si impossessa di Paul, quando appaiono le immagini di un giovane con la pistola in mano: è proprio suo figlio Daniel, anche se si fa chiamare con un altro nome.

Allen prova sgomento e incredulità; non riesce a credere e ad accettare che quel ragazzo, suo figlio, abbia commesso quel gesto terribile. Ha così inizio un lungo viaggio, in cui il padre cerca di capire che cosa abbia trasformato quel bambino che credeva di conoscere bene in un giovane che sembra non conoscere affatto, che gli pare più enigmatico di un estraneo.

Lui, che è un reumatologo di successo e fa guarire quasi tutti quelli che gli si affidano, disperati, quando non sanno più che fare perché la loro malattia presenta sintomi non facilmente riconducibili ad una diagnosi, non riesce a capire i “sintomi” del malessere di suo figlio, del “buco nero” che lo ha portato ad un cambiamento inaccettabile, terribile, folle.

Il romanzo di Hawley (autore del telefim Bones) è la sofferta indagine di un papà dilaniato dai sensi di colpa e dall’urgenza di capire, alla ricerca di indizi che scagionino il figlio e di rimando se stesso, ma soprattutto un’analisi sul significato della paternità.

Paul scopre all’improvviso di non essere stato abbastanza, di non aver dedicato sufficienti attenzioni al suo bambino, di aver sottovalutato le  sue inquietudini nel delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta, di essersi fatto sommergere dal lavoro senza rendersi conto di quanto accadeva al sangue del suo sangue.

Questo romanzo avvincente e attuale, anche oggi in occasione della Festa del Papà, mostra un uomo che si dilania chiedendosi quali colpe possa avere, cosa gli sia sfuggito di mano e se si possa, almeno in parte rimediare.

Essere madri e padri è una grande responsabilità e, come si dice, il mestiere più difficile del mondo: per quanto ce la si metta tutta e si creda di fare bene, non si potrà mai fino in fondo e con certezza sapere quali conseguenze avranno le nostre azioni e in che modo incideranno sulle vite dei nostri figli.

Nonostante la storia raccontata sia un caso-limite, la caratterizzazione del protagonista è perfetta e la figura del padre separato è quella in cui molti si possono rivedere. Quanto una separazione può condizionare la crescita dei figli? Come è possibile trovare il giusto equilibrio tra paternità e carriera? Qual è la ricetta giusta per essere un bravo padre?

La verità è che un ragazzo di quindici anni con cui trascorri meno di un mese all’anno non è tuo figlio… quello che rimane è una sinergia, è l’aspettativa di un legame familiare in assenza di un legame vero e proprio.

La Scheda

“Un bravo padre” di Noah Hawley, Mondadori, 2013, pp.322