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La Recensione

Tra i libri meno conosciuti legati alla persecuzione degli ebrei durante la seconda guerra mondiale c’è “Un sacchetto di biglie” di Joseph Joffo, romanzo per ragazzi che non affronta direttamente il tema dei campi di concentramento, ma racconta la vicenda di due fratelli ebrei che nella Francia occupata, ritrovandosi improvvisamente a convivere con le leggi razziali e la stella gialla appuntata sul petto, tentano in tutti i modi di nascondersi per sfuggire alla Gestapo.

Recentemente è stato realizzato anche un film ispirato a questa storia, che è autobiografica. Infatti l’autore, Joseph Joffo, racconta nel libro la sua infanzia, fatta di fughe avventurose e  vari tentativi di mettersi in salvo, condivisi insieme al fratello Maurice, tra il 1941 e il 1944, quando erano due ragazzini, figli di un barbiere e di una violinista.

La copertina del libro di Joffo.

I due fratelli all’inizio del racconto risiedono a Parigi e il padre li convince a fuggire, dando loro del denaro e una biglia ciascuno per infondere in loro coraggio. Dovranno cercare di lasciare la città e raggiungere di nascosto il sud della Francia.

Il romanzo, adatto a tutti ed in particolare ai preadolescenti ed adolescenti, trasmette un messaggio forte in relazione alla Giornata della Memoria, mettendo a fuoco la vicenda di una delle tante famiglie discriminate e spezzate dalla follia di Hitler.

Le biglie, che nel testo diventano metafora, dovrebbero richiamare l’idea della spensieratezza e della leggerezza con cui ogni infanzia dovrebbe essere vissuta, ma così non è per i due fratelli protagonisti, costretti a subire traumi indicibili.

Joseph e Maurice sono anche l’esempio, tuttavia, di come i legami familiari siano il migliore sostegno a cui aggrapparsi nelle avversità, biglie luccicanti da stringere forte tra le mani e da proteggere come il più prezioso dei tesori.

“Un fratello è uno a cui si rende l’ultima biglia che gli si è appena vinta”.

La Scheda

“Un sacchetto di biglie” di Joseph Joffo, Bur, 2013, pp.285.