Il libro: “Non vi lascerò orfani” di Daria Bignardi. Il valore dei legami

La Recensione

Daria Bignardi decide di scrivere questo libro dopo che Giannarosa, sua madre, muore. Era una giovane donna in carriera quando suo padre se ne andò, dopo una lunga malattia, eppure è la perdita della mamma, in età adulta, che la colpisce più duramente.

Perdere un genitore a quarant’anni fa più male che a venti. A venti è uno strazio, ma sei in corsa e corri. A quaranta è un dolore che non passa più. Non potrai più decidere se andarlo a trovare o no. Non potrai più fargli un regalo, spedirgli una cartolina, fargli una sorpresa telefonando a un’ora insolita. Non potrai più far felice nessuno con così poco. Con nessuno ti sentirai più te stesso come con lui.

Il lutto rende urgente mettere insieme i ricordi, come le tessere di un puzzle, e la Bignardi li fissa sulla carta, per lenire il dolore e nel contempo non permettere a quei frammenti preziosi di scomparire, di scivolare nell’oblio, lentamente ma inesorabilmente.

“Non vi lascerò orfani” parla di un legame imperfetto e tormentato tra una figlia un po’ ribelle e una madre ingombrante e ansiosa. Sembra che solo dopo la scomparsa di Giannarosa, l’autrice riesca davvero a guardarla non come una mamma, ma soprattutto come una donna.

La copertina di “Non vi lascerò orfani”.

Così tra le pagine si scoprono le origini della famiglia Bignardi, tra Bologna e Ferrara, e soprattutto si conosce una ragazza molto bella e formosa, che faceva girare tutti gli uomini quando passava per la via, che aveva tante amiche adoranti e desiderava laurearsi, ma che poi,col tempo, era diventata un’adulta ombrosa, negativa, angosciata, con l’ansia del controllo, una maestra di provincia rispettata ma insoddisfatta.

Tutto questo affiora attraverso i racconti di una vita famigliare semplice e ordinaria, simile a quella di tanti italiani di un tempo, dove i ricordi si ricollegano alle vacanze estive, agli interminabili viaggi in automobile per far visita ai parenti, ai pranzi e alle cene, alla scuola, alle punizioni e alle serate davanti alla tv. In mezzo a tutti questi frammenti preziosi, affiora anche il ritratto di una figlia che vorrebbe aver capito di più la madre e sentirsi più apprezzata da lei, ma che alla fine è sicura dell’amore, anche imperfetto, che c’è sempre stato dall’una e dall’altra parte.

Cosa resta di una famiglia quando entrambi i genitori muoiono? Restano  i ricordi, restano queste pagine emozionanti, che ci parlano di una figlia e di una madre come tante, molto diverse ma unite da un legame che va oltre le incomprensioni, che le tiene in contatto ovunque, grazie alle telefonate che Giannarosa fa a Daria ogni giorno, in qualsiasi posto del mondo lei sia e qualunque cosa succeda. Quando queste telefonate si interrompono bruscamente, Daria, che le aveva tanto detestate perché collegate all’ansia e al bisogno di controllo di Giannarosa, ne sente la dolorosa mancanza.

Molti dei lettori di questa rubrica avranno sicuramente già affrontato “Non vi lascerò orfani“, che non è una novità in libreria e ha ricevuto vari riconoscimenti. Tuttavia, se ancora qualcuno non l’ha fatto, lo prenda e lo legga. Aiuta chi un genitore l’ha perso da poco e chi ancora ce l’ha, perché fa riflettere sul valore di certi legami e sul bisogno di sentirsi figli, sempre e comunque, anche quando sulla presenza di un padre e di una madre possiamo contare ancora.

Questo è la morte, oltre alla mancanza di chi non c’è più: è la vita, con tutti i suoi ricordi. E amore. Tutto l’amore che chi se ne va ci ha dato, buono o cattivo che sia stato. Per quello soffriamo tanto quando ci muoiono i genitori: sappiamo bene che nessuno ci amerà mai più così. Ci piangiamo addosso, meschini. Se muoiono di malattia è un’agonia. Se muoiono improvvisamente una sciabolata nel cuore. Ti manca un pezzo e non ci puoi credere che potrai vivere senza il loro sguardo addosso. Senza la possibilità di far felice qualcuno solo perché hai telefonato, hai sorriso, ti sei ricordato, hai fatto un gesto piccolo che non ti è costato niente, solo perché sei contenta. Solo perché esisti. Capisci che l’unica cosa che conta nella vita è l’amore che puoi dare a chi te lo chiede, che siano i figli, i nonni o la prima persona che incontri per strada. Che essere gentili e pazienti conviene, perché quello che non abbiamo dato pesa più di qualunque cosa possiamo aver perso: tempo, divertimento, riposo. Ti illudi che ora che l’hai capito passerai il resto della vita ad amare gli altri. Forse lo farai. Forse no.

La Scheda

“Non vi lascerò orfani” di Daria Bignardi, Einaudi, 2015, pp. 174.