Il libro: “L’uomo del labirinto” di Donato Carrisi. Il lato più oscuro ed inquietante dell’animo umano

La Recensione

Il romanzo di Donato Carrisi, autore di thriller di grande successo come “Il suggeritore”, si apre con una pesante cappa d’afa, legata ad un’ondata di caldo anomalo, che costringe la popolazione della cittadina in cui è ambientata la vicenda a cambiare i ritmi di vita: si dorme di giorno, quando le temperature sono troppo elevate, e si esce di sera o di notte, quando è possibile respirare di nuovo.

E’ proprio nelle ore notturne che, dopo ben quindici anni, riappare all’improvviso Samantha Andreatti, rapita quando era poco più che preadolescente.

La copertina del libro di Carrisi.

Viene portata subito in ospedale, dove trascorre tanto tempo quasi completamente priva di memoria; con l’aiuto della polizia cerca di ricostruire cosa le è accaduto per permettere alle forze dell’ordine di catturare il suo carceriere. Il mostro che l’ha tenuta segregata è un mistero per tutti; si sa solo che si fa chiamare Bunny e, quando rapisce, si mostra alle vittime nascosto sotto il costume di un enorme coniglio con gli occhi a cuore, per poi condurle in un posto che assomiglia ad un labirinto, almeno secondo le vaghe descrizioni fornite da Samantha. Ad indagare c’è Bruno Genko, un investigatore privato che già quindici anni prima si era messo sulle tracce del mostro senza riuscire a trovarlo.

Il romanzo racconta il lato più oscuro ed inquietante dell’animo umano, dove si insinua strisciante ed agghiacciante la convinzione che i mostri siano ovunque. “Loro non sanno di essere mostri, pensano di essere normali – viene detto a Genko da un poliziotto – Se cerca un mostro, non lo troverà mai. Se invece pensa a lui come a un uomo comune, come me o come lei, allora ha qualche speranza”.

Il messaggio dell’autore è che nessuno nasce cattivo, nessuno nasce già mostro, ma se si viene “infettati dal male”, durante l’infanzia, non si può tornare indietro, non ci si può salvare.

Quello di Carrisi è un thriller psicologico ma anche d’azione davvero ben congegnato, che cattura fin dalle prime pagine e gioca con il lettore: lo svia, lo confonde, lo sorprende, lo lascia senza parole.

Non esiste azione umana che non lasci tracce. Specie se si tratta di un atto criminale. Non esiste il crimine perfetto, esiste solo l’indagine imperfetta.

La Scheda

“L’uomo del labirinto” di Donato Carrisi, Longanesi, 2017, pp. 400.